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VITA E FILOSOFIA

Published luglio 26th, 2009 by Paolo De Bei

“ Prima viene la vita; poi, molto o poco tempo dopo, ma dopo, viene la teoria; non viceversa…” (Kierkegaard).

La filosofia moderna ed i suoi sistemi sono spesso stratagemmi della ragione. Ci si diverte a dare struttura concettuale a ciò che più blasona il proprio io.
I filosofi sono così: inguaribili giocherelloni, musoni, egocentrici, dispettosi… e come tali vanno trattati: con la serenità di chi è consapevole che la teoria non salverà il mondo.

… Ma la vita… Per questa, amici miei, forgiate innanzitutto lo spirito. Su di esso, poi, voi o qualche professore, penserà ad erigere un qualche pensiero.

RELIGIOSITA’ A BASSO COSTO

Published settembre 17th, 2008 by Paolo De Bei

La più banale osservazione della psicologia superstiziosa riporta ad una costante: laddove c’è un susseguirsi di fenomeni ritenuti fuori dal comune, ecco accorrere l’armata Brancaleone della religiosità a buon mercato, con a seguito tutta la sua ciurma di apologeti di fumoso sentimentalismo.
Basta che il tono di un prelato assuma le tinte di un mediocre carismatico ed ecco che la cervice dei presenti si industria per gonfiare l’accaduto, perché, infondo, è questo di cui la gente va in cerca. Come segugio ben addestrato segue le tracce dello straordinario, pronto ad abbaiare ad ogni sussulto emotivo, violentemente accecato dalla convinzione che quella sia la religione, che quella sia la fede dei suoi avi.

Come cavalli drogati, nitriscono e scalpitano invasi dal sensazionalismo, rientrando nelle proprie case con ancora le pupille dilatate dall’adrenalina, convinti di aver dato scacco ad ogni cruccio della vita.
Come esseri senza intelletto civettano il proprio credo senza discernimento alcuno, innalzando la fede, ad impulso immediato del cuore. Come animaletti gracchianti strutturano il proprio bla bla su certezze fondate da un postulato di piacevolezza personale, la cui formula narcotizza qualunque forma di raziocinio, al fine di poter seguire il predicatore o il mistico che, in quel momento, dà più soddisfazione. Il giorno in cui cesseranno i fervori ci penserà il raggiro della malizia a pensare la migliore scusa per cambiare il punto di riferimento.

Si è soliti dire che prima bisogna avere la Fede, poi deve seguire l’esistere. E’ stata questa la ragione di una così enorme confusione; come se si potesse aver la Fede senza
l’esistere; così lo si è messo in testa alla gente e così si è abolito l’esistere, mentre la Fede è di gran lunga la cosa più importante. La situazione è molto semplice. Per avere la Fede occorre anzitutto un’esistenza, una determinazione esistenziale. E’ quel ch’io non riuscirò mai a inculcare abbastanza, che per avere la Fede (perchè ci può essere soltanto questione di riuscire ad avere la Fede) è necessaria una situazione; e questa situazione deve essere prodotta con un passo esistenziale dell’individuo. Si è abolita del tutto questa propedeutica. Si lascia l’individuo nel solito tran tran mediocre _ e poi egli poco a poco ottiene la Fede. Pressappoco come si può _ senza bisogno di situazione- imparare un compito a memoria.
Osserva il caso del giovane ricco (Mt 19,16 ss.) : cos’è che Cristo esige da lui per prima cosa? Esige un atto tale che il giovane , per via di esso, sarà completamente gettato in braccio all’infinito. Ecco quel che ci vuole: devi uscire in alto mare, là dove c’è la
profondità di 70000 braccia: questa è la situazione
“. (Kierkegaard)

Chi segue le grazie straordinarie che vengono concesse tramite i mistici, si è mai chiesto quanto costano quelle grazie a chi se ne fa intercessore? Si crede forse che vengano elargite gratuitamente, quasi da concepirli come ipermercati spirituali dal saldo facile? Qualcuno che si è mai posto il dilemma di quali stigmate interiori e quali lacrime di sangue si debbano versare per far godere gli avidi di soprannaturale? Per poi arrivare a cosa? A soddisfare l’egocentrismo del pollaio accorso, fino a che, il suddetto pollaio, non troverà più i messaggi od il linguaggio di proprio gradimento, ritenendolo troppo duro e severo… Già, perché per le sanguisughe dello spirito, la via religiosa deve essere innanzitutto benessere. Deve essere fuga dalla realtà, sogno, immersione schizofrenica dell’emotività in un paradiso interiore.

La fede è realtà, è un attaccamento saldo e verace alle cose reali e chi ne porta veramente il sigillo non ha tempo né voglia di lasciarsi andare a manie spiritualoidi, ma non desidera altro che un po’ di riposo, di pace, di refrigerio intimo, mite, pacato… straordinariamente normale.

DIRITTO INCENDIARIO

Published agosto 5th, 2008 by Paolo De Bei

“Io son rimasto, insomma, l’uomo che non accetta il mondo e in questo mio atteggiamento ostinato consiste l’unità e la concordia delle mie anime opposte. Io non voglio accettare il mondo com’è e perciò tento di rifarlo colla fantasia e di mutarlo colla distruzione. Lo ricostruisco coll’arte o tento di capovolgerlo colla teoria. Son due sforzi diversi ma concordi e convergenti.
Così come sono e come ormai rimarrò sento d’essere anch’io una forza creatrice e dissolvitrice, sento di essere un valore, di avere un diritto, una parte, una missione fra gli uomini. Soltanto gli imbecilli confitti a vita nell’imbecillità possono dichiararsi soddisfatti del mondo. Chi tenta di smuoverlo, di animarlo, di incendiarlo, di rinnovarlo ed accrescerlo ha diritto non alla riconoscenza di cui mi strafotto ora e sempre, ma alla libertà di parlare e di esistere. Ogni uomo ha bisogno, per vivere, di non credersi totalmente inutile. Io non chiedo e non voglio altro appoggio ma vivo ed agisco sapendo che tutta la mia vita e la mia azione sprofonderà nel nulla ma voglio che gli altri sentano ch’io ho il diritto di star fra loro e di offenderli perché faccio qualcosa che a loro stessi può giovare.
In un mondo dove tutti pensano soltanto a mangiare e a far quattrini, a divertirsi e a comandare, è necessario che vi sia ogni tanto uno che rinfreschi la visione delle cose, che faccia sentire lo straordinario nelle cose ordinarie, il mistero nella banalità, la bellezza nella spazzatura. In mezzo a una casta larghissima e potentissima di schiavi dell’opinione e della tradizione, di pedanti parassiti e sofistici, di predicatori delle vecchie leggende, di carcerieri di prigioni moralistiche e mistiche, di pappagalli pertinaci di tutte le antiche norme sociali e di tutti i luoghi comuni, è necessario uno svegliatore notturno, una guardia dalla pura intelligenza, uno zappatore di buoni muscoli, un incendiario di buona volontà che bruci e smantelli per dar posto alla luce delle piazze, agli alberi della riconquistata libertà, alle costruzioni future.
Io sono uno di questi uomini che accettano il più ingrato dovere e la parte più pericolosa. E per il bene e il male che voglio e faccio ho diritto di respirare, di riscaldarmi, di camminare, di alzar la testa, di sputare in faccia – di esistere secondo la mia propria legge”.

Giovanni Papini, L’uomo finito