Tag Archive "sentimento"

LA CRUDELTA’ DI UN SORRISO

Published Settembre 6th, 2008 by mastrofabbro

image004 LA CRUDELTA DI UN SORRISOVi è infondo qualcosa di crudele nello sguardo, un’insidia che non sfugge all’emotività dei più sensibili e all’intelletto dei più acuti.
Prendi un uomo profondo nel suo essere, abile nel mostrarsi brillante, pungente nella sua intelligenza, spiritualmente forgiato, ma proprio per questo apparentemente destinato a restar solo.
Ora prendi una graziosa fanciulla, così femminile nel suo atteggiarsi, spontanea e forbita ad un tempo, sintesi di eleganza e semplicità, non propriamente finita nello spirito ma già capace di sentimento, così magnificamente forte, indifesa e sola. Ed ecco che, per un gioco insondabile del destino, il gioioso saluto della ragazza incrocia l’eccezione spirituale del giovane, tanto che quest’ultimo non riesce a rimanere indifferente all’impatto: una forma di speranza cieca lo convince che tutto andrà per il meglio, e che la Provvidenza ha finalmente deciso di portare soccorso ad un vuoto divenuto oramai insostenibile.
In lei trova la bella complicità dell’intesa, l’inspiegabile emozione che si ottiene nel momento in cui ci si trova ad avere la medesima visione all’interno della stessa prospettiva, quella straordinaria libertà che si conquista nel varcare l’ostacolo del fraintendimento, ed è abbagliato dai suoi modi così accattivanti, eleganti, seppur così disinvolti e disinteressati.
Lei mostra di apprezzare la sua compagnia, lo stima, lo ammira, e tutto sembra essere predisposto per andare oltre l’amicizia, così che il giovane, nonostante la naturale introversione e il timore di fuoriuscire per sempre da un sogno, decide di dichiararsi, ma proprio nell’attimo in cui si sta raccogliendo per esplodere la sua interiorità, si accorge della presenza di un demone incantatore e con uno scatto disperato e rabbioso squarcia e oltrepassa la nebbia in cui era avvolto.
Ciò che lui aveva scambiato per una predilezione, per un affetto esclusivo, per un sorriso che si manifestava in modo unico ed irripetibile - poiché è così che si atteggia la sua anima - altro non era che un gioco voluttuoso, un artificio malato creato da un dislivello spirituale, poiché lei ancora giacente sotto le variazioni dell’interessante, non ancora capace di partorire un gesto nel tempo in relazione all’eternità, al “per sempre”: mutatis mutandi.
C’è qualcosa di crudele in uno sguardo superficiale, qualcosa di truce in un sorriso leggero, soprattutto se rivolti a spiriti che nulla hanno di superficiale o leggero.

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DANZARE NEL PENSIERO

Published Agosto 29th, 2008 by mastrofabbro

premio-al-valore-per-fabio-grossi-punta-di-diamante-del-ballo-del-teatro-dell-opera DANZARE NEL PENSIEROChe volete da me, acculturati manigoldi e cenciosi scribacchini di pensiero? Le vostre cataratte trovano forse somiglianza tra il vostro riflettere polveroso ed il mio vibrare musicalità?
Flemmatici e vaporosamente polemici anestetizzate le anime con un dire rigido e mieloso, tranciando con denti di squalo dal midollo d’invidia le gambe che ancor vogliono scalpitare nella marcia.
Malaticci ed infingardi ritenete inconcepibile che il genio possa spingersi fino alle articolazioni più estreme, per rendere nuovamente una danza gagliarda e vitale, poiché il vostro canceroso sapere altro non conosce che la penombra di una ragione svigorita e pesante.
Tacitamente concordi nel vostro sodalizio, divulgate verboso noziosnismo o zozza banalità, reputando superfluo un qualsiasi stile che dia vigoria all’essere, poiché incapaci di una qualunque profondità che voglia unire e fondere in musica uno sterile pensiero.
Già vedo il vostro capo chino dinanzi al calamaio e lo stomaco borbottante pigrizia: a quale incomparabile velocità io mi stancherò della vostra noiosa ed inconcludente intelligenza?
Non mi fido della vostra carne sedentaria, fiaccamente partoriente un pensiero che non conosce movimento, dolore, canto, gioco, forza, volontà, corsa, danza e musica, poiché anche l’esubero muscolare e nervoso deve accompagnare una creazione, per dare ad essa la vivacità del predatore a caccia di anime.
Nessuna vivacità dell’esistenza in voi, ma solo boriosa vanità e vicendevole compiacimento d’intelletto.
Che avrò mai a che fare con voi, io che non so far altro che cercare la musicalità del pensiero per danzare in esso?

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LO SPIRITO SUPPONENTE

Published Agosto 24th, 2008 by mastrofabbro

Odio LO SPIRITO SUPPONENTELa storia dell’uomo non presenta quasi mai elementi di reale novità, ma presenta sempre la continua mutazione dell’ordine degli attributi dello spirito.

Nessuno ha mai negato il valore dell’umiltà, dell’equilibrio, della carità, della sapienza, del coraggio, della risolutezza, ecc., ma come durante la Cristianità questi elementi assumono una precisa connotazione contenutistica ed un assetto a finalità teologica, così con l’avanzare di nuove ideologie vanno affermandosi sistemi di pensiero differenti, che, pur sempre basandosi su una precisa ascetica, propongono un ordinamento spirituale diverso, perché diverso il fine da raggiungere.

Ogni sistema di pensiero, però, porta con sé numerose cellule infette, coloro che non hanno sufficiente grandezza per conformarsi ad un modello, che, se non prontamente sanate e recuperate, generano morbi spiritualmente parassitari ed incontrollabili, i quali presto arrivano a formare una vera e propria colonia di anime di terz’ordine: gli spiriti supponenti.

Sono i rappresentanti dell’ipocrisia della mezza intelligenza, dall’atteggiamento ignobilmente sornione e maldicente, il cui fare è determinato da quel loro essere semi erudito che, non posizionandosi né in alto né in basso nella gerarchia dello spirito, finisce per schiacciarli nella loro insopportabile mediocrità.
E’ di vendetta che essi vanno alla ricerca, è l’ascolto di quella ossessionante voce di invidia e di quel livore rancoroso di odio attivo che li porta alla supponente provocazione, alla supponente polemica, alla supponente ed incontrollabile necessità di ribassare i giganti dello spirito al loro livello di scaltrezza ciarliera ed inconsistente. Come esseri castrati nell’intelligenza o come schiavi evirati nel sentimento, cospirano spavaldi ed orgogliosi, poiché spesso ciechi di fronte alla distanza che suole affermarsi tra la loro arrogante presunzione ed il vivo sapere di chi invidiano.
Enfatizzano razionalità orizzontale perché deficienti nella dimensione verticale e come pagliacci drogati gesticolano in ogni modo affinché discorsi e fatti permangano nel basso profilo in cui amano destreggiarsi.
Si esprimono attraverso domande di cui vogliono già far intravedere l’orgoglioso scetticismo con cui tratteranno una qualunque risposta, arroccandosi su provocazioni personali legate ad esperienze che confluiscono sull’intera complessità dell’umano, così da creare quella voluta incomprensione tra le ragioni del cuore e le ragioni della geometria. Ridicola e pretestuosa usanza, quasi che il loro misero argomentare razionale possa assumersi il diritto di chiedere al sentimento prove dei primi principi, di fronte ad un cuore che non pretende dalla ragione capacità di sentimento per accettare ciò che esso prova.

Incapaci di modellare una danza sulle note rombanti dello spirito, la supponenza si pone in quel caratteristico coraggio del vigliacco, che, pur di non perdere quel miserrimo bottino di lenticchie che nasconde in cuore, non affronta la sua stessa mediocrità, preferendo livellare piuttosto di emulare, optando per la fuga attraverso le vie superbe della cecità volontaria.

Dio ce ne scampi dal divenire quello scarto del seme con cui lo spirito supponente viene generato in connubio con la mediocrità.

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MEDIATORI E GIGANTI

Published Luglio 31st, 2008 by mastrofabbro

mastrofabbro MEDIATORI E GIGANTITu che vuoi tradurre gli spiriti risoluti per mezzo di dilettanteschi fraseggi approssimativi, meglio sarebbe se ti occupassi di astri di cartone, già nati dalle manipolazioni di intelligenze sterili e professorali.
Tu che vorresti abbassare al tuo carattere grezzamente emotivo le rocciose anime dei sapienti, più opportuno sarebbe che ti confondessi con i cuori polverosi e femminei di questo brulicare di poeti.
Tu che offendi le vette dell’intelligenza e le leghe abissali del sentimento per via di quelle flaccide analogie con cui tenti di ammortizzare l’urto dello spirito, meglio sarebbe se ti cibassi di provviste più consone alla tua inesistente dentatura dello spirito.

I tuoi occhi deboli non riescono a vedere la cima, così che pensi di poterti appropriare dello stesso nettare, proponendo il tuo volgare livellamento della montagna, abbruttendo tutto ciò di cui ti fai blasfemo mediatore.
Taci, se non sai parlare come il tuono.
Fermati, se non sai danzare come la libellula.
Placati, se non sai correre come il cervo.
“Più d’uno raggiunge la sua cima come carattere, ma la sua mente è inadeguata a questa altezza - e più d’uno il contrario” (Nietzsche).
Odi la tua mediocrità e chiamala per nome; assaggia il suo essere disgustoso, viscido, verboso, odorante di cricca velenosa. Lascia penetrare nei tuoi polmoni il suo tossico aroma e battiti forte il petto per esserti accostato con imperdonabile presunzione ai pilastri che del mondo sorreggono i destini.
Ritirati nella tua spelonca insieme ai tuoi simili ed esci solo quando non vorrai più tradurre il linguaggio dei forti, ma sarai tu stesso a possedere l’irripetibilità del gigante. 

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