LA CRUDELTA’ DI UN SORRISO
Vi è infondo qualcosa di crudele nello sguardo, un’insidia che non sfugge all’emotività dei più sensibili e all’intelletto dei più acuti.
Prendi un uomo profondo nel suo essere, abile nel mostrarsi brillante, pungente nella sua intelligenza, spiritualmente forgiato, ma proprio per questo apparentemente destinato a restar solo.
Ora prendi una graziosa fanciulla, così femminile nel suo atteggiarsi, spontanea e forbita ad un tempo, sintesi di eleganza e semplicità , non propriamente finita nello spirito ma già capace di sentimento, così magnificamente forte, indifesa e sola. Ed ecco che, per un gioco insondabile del destino, il gioioso saluto della ragazza incrocia l’eccezione spirituale del giovane, tanto che quest’ultimo non riesce a rimanere indifferente all’impatto: una forma di speranza cieca lo convince che tutto andrà per il meglio, e che la Provvidenza ha finalmente deciso di portare soccorso ad un vuoto divenuto oramai insostenibile.
In lei trova la bella complicità dell’intesa, l’inspiegabile emozione che si ottiene nel momento in cui ci si trova ad avere la medesima visione all’interno della stessa prospettiva, quella straordinaria libertà che si conquista nel varcare l’ostacolo del fraintendimento, ed è abbagliato dai suoi modi così accattivanti, eleganti, seppur così disinvolti e disinteressati.
Lei mostra di apprezzare la sua compagnia, lo stima, lo ammira, e tutto sembra essere predisposto per andare oltre l’amicizia, così che il giovane, nonostante la naturale introversione e il timore di fuoriuscire per sempre da un sogno, decide di dichiararsi, ma proprio nell’attimo in cui si sta raccogliendo per esplodere la sua interiorità , si accorge della presenza di un demone incantatore e con uno scatto disperato e rabbioso squarcia e oltrepassa la nebbia in cui era avvolto.
Ciò che lui aveva scambiato per una predilezione, per un affetto esclusivo, per un sorriso che si manifestava in modo unico ed irripetibile - poiché è così che si atteggia la sua anima - altro non era che un gioco voluttuoso, un artificio malato creato da un dislivello spirituale, poiché lei ancora giacente sotto le variazioni dell’interessante, non ancora capace di partorire un gesto nel tempo in relazione all’eternità , al “per sempre”: mutatis mutandi.
C’è qualcosa di crudele in uno sguardo superficiale, qualcosa di truce in un sorriso leggero, soprattutto se rivolti a spiriti che nulla hanno di superficiale o leggero.
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Che volete da me, acculturati manigoldi e cenciosi scribacchini di pensiero? Le vostre cataratte trovano forse somiglianza tra il vostro riflettere polveroso ed il mio vibrare musicalità ?
La storia dell’uomo non presenta quasi mai elementi di reale novità , ma presenta sempre la continua mutazione dell’ordine degli attributi dello spirito.
Tu che vuoi tradurre gli spiriti risoluti per mezzo di dilettanteschi fraseggi approssimativi, meglio sarebbe se ti occupassi di astri di cartone, già nati dalle manipolazioni di intelligenze sterili e professorali.