Tag Archive "religione"

IL NUOVO TESTAMENTO

Published Novembre 16th, 2008 by mastrofabbro

 IL NUOVO TESTAMENTOIl Nuovo Testamento è un libro adatto agli spiriti forti, agli avventurieri, a chi non sa che farsene dei sentimentalismi da femmina lagnosa ed isterica o dei cavilli logici da scolastici incalliti.

Nel Nuovo Testamento il vero ed il falso sono presentati in termini ideali ed i traviamenti proposti in grande scala: si ammonisce contro l’ipocrisia, si avverte contro le false dottrine, si punta il dito contro la menzogna illusoria di un fatto apparente, ecc… Insomma, faccende toste per gente che vive con un pugnale spirituale fra i denti.

Strano a dirsi, però, di tutte quelle cose di cui il mondo è eccessivamente sommerso e da cui è maggiormente rappresentato, il Nuovo Testamento pare non tenerne conto per nulla. Sproloqui, miserie, mediocrità, sciocchezze, insulsaggini, ridurre anche le cose più nobili a luogo comune, giocare al cristianesimo… di tutto ciò il Nuovo Testamento tratta in termini proporzionalmente ridotti.

Grande cosa l’uomo per questo Cristo, che conta l’eccelsa verità come rivolta ad un essere eroicamente buono, così come conta la più rigida giustizia rivolta ad un essere eroicamente cattivo. Tra i due modelli una specie di vuoto. In qualche modo il pedante, il mediocre, la mezza tacca sembrano passarla sempre liscia, ed è sulla base di questo giochino che noi oggi abbiamo facoltà di riempire le chiese dei più eterogenei babbei.

Se non si tocca il fondo, così come idealmente presentano i Vangeli, allora è ancora possibile farcela e beatamente piazzarsi in mezzo a quella scompigliata massa, che assomiglia al vero cristianesimo solo perché essa incontestabilmente non professa altra religione, per quanto essa rappresenti il cristianesimo ancor meno di una qualunque eresia.

Il fatto è questo: tanto in alto sta il vero cristianesimo, sopra tutti gli errori e traviamenti eretici, così altrettanto in basso, sotto tutte le eresie ed i traviamenti, sta la moscia emulazione di un cristianesimo falsato nel proprio cuore, fiore marcio e secco, avvelenato da quel grande ed immenso idealistico male presentato nei Vangeli: l’ipocrisia.

Il Nuovo Testamento si rivolge agli eroi del bene come agli eroi del male, a coloro che hanno in volontà di incarnare la pienezza della loro scelta. Ai mediocri, alle mezze tacche, agli instabili sentimentali dalle emozioni intense ma superficiali, ai cattedratici freddi e razionali che hanno ridotto il cristianesimo ad una faccenda filosofica, ai chiacchieroni da ambone che distorcono il messaggio evangelico aggiungendo od omettendo a seconda della circostanza, no, il Nuovo Testamento non trova il tempo di rivolgersi loro.

Riempire le chiese di simili cuori equivale a tradire il cristianesimo nel modo più marcio, perché in essi non vi è alcuna proporzione tra alto e basso, ma esiste solo una rappresentazione di ciò essi vogliono trovare nel cristianesimo: salvezza a basso costo e nel modo più comodo possibile.

If you enjoyed this post, make sure you subscribe to my RSS feed!

TRATTATO DI ATEOLOGIA

Published Ottobre 29th, 2008 by mastrofabbro

 TRATTATO DI ATEOLOGIAAnche se con un po’ di sangue amaro ho portato a termine la lettura del saggio di Michel Onfray Trattato di ateologia, trattatello per la verità un po’ rozzo, ma sicuramente efficace nella trasmissione di quelle vibrazioni negative nei confronti della dimensione religiosa e del Cristianesimo in particolare.

L’impronta generale del saggio è condita di un livore saccente e presuntuoso su cui esercitare pazienza, ma con la dovuta cautela mi permetto di complimentarmi con l’autore per alcune osservazioni centrate, almeno se spogliate di quella prepotenza stilistica di cattivo gusto.
.
Il libro in oggetto procede con una concezione aprioristicamente orizzontale della fede, il che rende l’autore incolmabilmente lontano dalla confutazione del problema religioso. Limitandosi a trattare della religiosità come un costrutto ideologico, come un impianto razionale postulatorio, non fa che scadere in una irriverente ateismo autoreferenziale.

Ad Onfray va risposto che il presupposto religioso si fonda su una relazione tra il singolo e Dio e la pretesa di trattare di Cristianesimo, mortificando quella dimensione verticale senza cui il Cristianesimo viene a mancare, non è propriamente indice di serietà.
Tale fattore, rimanendo pressoché ignorato, rende vana l’intenzionalità distruttiva che sta alla base del libro, poiché non è attraverso una stigmatizzazione degli errori umani, provati o meno che siano, che si smonta una metafisica dell’esistenza.

Ad ogni modo, se letto sotto una certa ottica, Onfray rende un servigio encomiabile al popolo cristiano, che, se onesto con se stesso, noterà di essere affetto da numerose delle malattie spirituali elencate.

Una certa diffidenza nei confronti dell’intelligenza e della scienza, un insano atteggiamento fideistico per la dottrina rivelata, la riluttanza ad ammettere i torti storici del passato, l’ottusità nel comprendere le posizioni non-cristiane, un certo squilibrio nella relazione tra dimensione corporea e spirituale, un’eccessiva voglia del sensazionale, una vaga forma di presunzione del sapere etico, l’incapacità di relazionarsi a culture a noi differenti, la mancata volontà di adeguare un linguaggio accettabile anche per i non religiosi nell’esprimere le proprie ragioni, ecc. fanno di questo libro un esame di coscienza per quelle che dovrebbero proporsi come élite della fede.

Certo, un libro rozzo e sprezzante, di impronta indecorosamente ideologica, ma che permette di muovere lo sguardo ad un’autocritica sincera, a dimostrazione che se la fede è vera, noi la rendiamo sbagliata attraverso una testimonianza mediocre e priva di autenticità.
Se è pur vero che i presupposti della fede non possono essere confutati, è altrettanto vero che la fede stessa va testimoniata in modo consono. L’impianto dottrinale cristiano rimarrà sempre e comunque sterile se non è annunciato da un testimone credibile.
Il Cristianesimo è verità, ma le contraddizioni che assume nella tua persona lo rendono falso: lo rendono falso dentro di te, e questa è la peggior colpa.

If you enjoyed this post, make sure you subscribe to my RSS feed!

ESOTERISMO DI DESTRA E DI SINISTRA

Published Ottobre 5th, 2008 by mastrofabbro

1 ESOTERISMO DI DESTRA E DI SINISTRAL’esoterismo nella cultura di destra. L’Esoterismo nella cultura di sinistra.
Di Fabrizio Ponzetta - Jubal Editore
Acquistalo nella sezione “compra un libroâ€.

A sinistra: un manifesto delle Ss (Schutz-Staffeln, “Squadre di protezioneâ€) con la stilizzazione runica della sigla. I simboli runici furono studiati da Guido von List, un esoterista cui Adolf Hitler fece riferimento negli anni della sua formazione intellettuale.

Nel mondo antico, la convivenza umana nei suoi molteplici aspetti organizzativi era concepita come un fatto naturale, unitario e regolato da un ordine cosmico. Sulla base di questa visione sociale, la politica non godeva di alcuna autonomia; essa era indistinguibile dalla morale e quindi dalla religiosità di un popolo. In tale contesto, gli uomini non venivano considerati detentori di una serie di diritti inviolabili riconducibili alla sfera delle libertà e della dignità dell’individuo, come accade oggi, almeno formalmente, ma valevano solo come parte di un tutto più grande riconducibile alla propria comunità. A grandi linee, e con le debite eccezioni e precisazioni, ciò fu quanto accadde fino al rinascimento, periodo in cui, sulla scorta del rinnovamento che esso pose in essere, Niccolò Machiavelli riformò il concetto di politica svincolandolo dalla morale e dalla religione. La politica successivamente verrà di conseguenza riconosciuta come una scienza empirica e a-morale, libera quindi dalla morale (anche se ovviamente ad essa non necessariamente contraria) e, in linea di principio, da qualsiasi istanza religiosa.

Dal sorgere dell’era moderna fino agli anni trenta del ventesimo secolo, la Chiesa cattolica fu esplicitamente avversaria (anche militarmente) di questa “politica scientificaâ€, svincolata dalla spiritualità, ma infine finì per innestare in essa i suoi portavoce, ed arrivò anche a creare, procedendo per imitazione, le strutture organizzative, partitiche e dopolavoriste, del socialismo.

È interessante far presente, a questo proposito, che tale situazione ricorda quella che era stata descritta dall’abate e scrittore settecentesco Augustin Barruel come un fine delle logge massoniche: esse, secondo Barruel, lungi dal cercare lo scontro diretto con la Chiesa, tramavano come fine ultimo la sostituzione dei valori morali e religiosi del cattolicesimo con quelli laici, filantropici e umanitaristi della massoneria. Bisogna prendere atto, qui, al di là di ciò che si pensa riguardo alle tesi complottiste, che non si può non ammettere che il cattolicesimo dell’età contemporanea, rispetto al cattolicesimo dell’età moderna, pare rispondere perfettamente alla descrizione che Barruel fa dell’obbiettivo massone.

Per quanto riguarda invece il rapporto fra chiese protestanti e politica moderna, è risaputo che il protestantesimo già nacque sotto l’ala protettiva della politica moderna, e quindi non è necessario dilungarsi oltre, anche perché ciò che muove il nostro studio è la relazione non fra la politica e la spiritualità exoterica, ma la relazione fra la politica e la spiritualità esoterica.

Vi è una diffusa opinione che crede la “spiritualità occulta†come un fenomeno marginale della cultura occidentale, addirittura un residuo di superstizioni medievali, rinvigorito nell’età moderna dal contatto con forme esotiche di spiritualità. Come quasi tutte le “diffuse opinioniâ€, anche questa, se non falsa, è sicuramente inesatta. Nella edizione italiana del libro Spiritualità e Occulto (1) del professor Gibbons, un docente inglese di storia che concentra i suoi studi sulla spiritualità occulta e sul radicalismo inglese del XVII secolo, già in quarta di copertina si legge: “La tradizione esoterica è una parte della cultura occidentale ingiustamente dimenticataâ€. Gibbons lascia quindi intendere il contrario di ciò che è comunemente accettato e che qui sopra è appena stato esposto; ma il punto, con tutto il rispetto dovuto al lavoro dello storico inglese, è un altro: ciò che è esoterico è per sua natura nascosto. Non si tratta quindi di considerare l’esoterismo come qualcosa a cui la cultura occidentale è debitrice ma che con ingratitudine non riconosce; piuttosto bisogna rilevare che da sempre esiste una religiosità exoterica, e cioè per tutti, ed una religiosità esoterica, ovvero per pochi. Solo partendo da questa necessaria quanto ovvia premessa, possiamo considerare che, alla radice della cultura contemporanea, vi siano influenze esoteriche che l’hanno condizionata e che tuttora la condizionano. Nel parlare di esoterismo, in questo libro, si sottintende ad uno spiritualismo nascosto ai più, ma ovviamente sempre da intendersi come punta di un iceberg che resta per tre quarti sommerso, in quanto, appunto, esoterico.

Tornando alla politica, invece, è opportuno premettere che, nel succedersi e nel trasformarsi delle dottrine politiche, possiamo individuare due tendenze di base che definiamo, dalla loro collocazione nel parlamento francese pre-rivoluzionario, “destra†e “sinistraâ€. Queste categorie, oggi, sono ovviamente da intendersi in senso lato: con “sinistra†intendiamo quanti nella scienza, nella cultura e nella politica inseguono i valori del progresso e della modernità, con “destra†intendiamo invece quanti si rifanno ai valori del mondo della Tradizione. Si dovrebbe notare subito, quindi, come questo studio esuli dalle maschere partitiche che le due culture indossano, o sono costrette ad indossare, per tacere poi di quanto addirittura esse risultino estranee agli schieramenti politici che ai loro principi si rifanno.

Infatti la cultura ufficiale è impregnata di spirito positivista e materialista ed è un fatto, questo, di cui dobbiamo tenere conto, in quanto chiunque, di destra o di sinistra, deve rendere ad essa un tributo per lo meno formale, e la stessa cosa dicasi, ovviamente, per i principi democratici e liberali.
Per “destra†e per “sinistra†intendiamo quindi due sottoculture, due visioni del mondo, che si riflettono dai cenacoli intellettuali ai partiti politici agli stili di vita sociale: una visione tradizionalista, e quindi “conservatriceâ€, ed una visione progressista, e quindi “libertariaâ€. Sia la cultura di “destra†che la cultura di “sinistra†esistono nell’auspicio di una rivoluzione (o di una riforma, se il termine agita fantasmi storici) dell’esistente: la destra guarda ad una civiltà che, al di là dei fattori contingenti, culturali e locali, ha un principio tradizionale, ovvero si basa su valori spirituali che costituiscono l’unico e supremo punto di riferimento per l’organizzazione dello stato; la sinistra invece guarda ad una civiltà moderna basata su valori umanisti e pragmatici, pluralisti ed egalitari. Entrambe, a testimonianza della distaccata imparzialità di chi sta scrivendo, sono qui considerate come utopiche; nel senso che esse hanno come punto di riferimento un ideale a cui conformarsi e a cui conformare il mondo. Entrambe queste culture, analogamente alla mente umana che le ha create, non vivono appieno nel presente, ma lo vivono in funzione di un passato tradizionale a cui tornare o, viceversa, in funzione di un futuro perfetto di pace, uguaglianza e abbondanza a cui arrivare. Dal “lato destro†si genera quindi l’immagine ideale di un “tempo che fuâ€, di un’età dell’oro, in cui gli uomini-dei vivevano nell’ordine cosmico che si rifletteva nell’ordine sociale, e dal “lato sinistro†si genera invece l’immagine ideale dei “tempi messianiciâ€, secolarmente tradotta nel socialista “Sol dell’avvenireâ€, che, nello spiritualismo contemporaneo, a nostro avviso diventa il “new ageâ€.

Nonostante quanto è stato appena esposto, verrebbe subito da chiedersi, a riguardo del nostro ardito titolo, cosa c’entri la sinistra, per antonomasia laica, materialista e pragmatica, con l’esoterismo. Se la cultura di destra, infatti, nella sua contrapposizione al mondo moderno ha spesso elaborato, o meglio fatto emergere, tesi in netto contrasto con le dottrine scientifiche dell’evoluzionismo e del positivismo, rifacendosi ad una realtà spirituale iniziatica ed extramondana, designata talvolta col nome proprio di “Tradizioneâ€; nella cultura di sinistra, a parte qualche marginale ed isolato esperimento di socialismo utopico (2), comunque deriso già nel manifesto di Marx ed Engels, sembra non esserci traccia di alcuna influenza spiritualista. Eccezion fatta per alcune tesi complottiste che vedono nei valori della sinistra un complotto di forze infere, oppure per alcune tesi, compiacenti come quelle di Erich Fromm o allarmiste come quelle destrorse, che vedono nel marxismo una secolarizzazione del messianesimo giudaico. Tuttavia, anche senza prescindere da quanto appena affermato, bisogna ricordare che storicamente la filosofia occulta è stata spesso associata al radicalismo politico e sociale; ne sono esempi lampanti le rivoluzioni organizzate da Tommaso Campanella, le simpatie anabattiste di Paracelso, l’avversione per l’assolutismo, temporale e spirituale, di Giordano Bruno, il fatto che il leader dei digger inglesi, Gerrard Winstanley, fosse un occultista, le dimostrate responsabilità massoniche e occultiste nella rivoluzione francese, l’incarcerazione per attività sovversive e socialiste del francese Alphonse-Louis Constant, in seguito meglio conosciuto come Eliphas Lèvi, e la militanza nella socialista Società Fabiana della presidentessa della Società Teosofica, Annie Besant. Non bastassero queste premesse storiche, dobbiamo qui rilevare che, nella seconda metà del ventesimo secolo, una certa cultura di sinistra, autodefinitasi “ala creativa†o “nuova sinistraâ€, si sganciò non solo dalla ferrea ideologia marxista-leninista (come fecero d’altronde anche, chi prima e chi dopo, i partiti ortodossi dell’occidente), ma anche da una visione materialista e pragmatica della vita, aprendosi quindi alle influenze dello spiritualismo contemporaneo che questa Nuova sinistra incanalò in un “contrordine†di rivoluzione interiore. Il “contrordine†avvenne sia tramite la guida di una serie di “guruâ€, sia tramite la simpatia o l’adesione a nuovi culti, sia in un’ecologia che rivalutò i riti e le filosofie neopagane, sia in una riformulazione delle teorie di Wilhelm Reich tramite la psicoterapia umanista e le terapie bioenergetiche, e diede vita a quel fenomeno, che poi è una contraddizione in termini, di “esoterismo di massaâ€, ovvero del new age.

Il terreno, d’altronde, era già stato ampiamente preparato dalle contaminazioni ottocentesche, sopra appena accennate e più avanti ben analizzate, fra socialismo e Società Teosofica, quest’ultima considerata non a caso e non a torto un fenomeno precursore del new age.

Partendo allora dalla storia della Società Teosofica e dalle sue “scissioniâ€, possiamo tracciare una storia dello spiritualismo contemporaneo che va dai teosofi a Steiner a Krishnamurti a Rajneesh al movimento hippy al new age. Evidenzieremo, quindi, le interazioni, le simpatie e le adesioni della cultura di sinistra verso lo spiritualismo contemporaneo, nelle sue manifestazioni ecologiste e libertarie. Riferendo invece le critiche mosse allo spiritualismo contemporaneo, daremo ampio spazio non alle obiezioni, scontate d’altronde, della cultura ufficiale, positivista e materialista, ma alle critiche dei tradizionalisti, e quindi di un esoterismo che qui intendiamo di “destraâ€; critiche che accusano questo spiritualismo contemporaneo, questo “esoterismo di massa†ovvero di “sinistraâ€, di essere superficiale e di rileggere la Tradizione in un senso moderno e quindi fuorviante.

Infine, prenderemo in esame le riletture dell’oriente operate dalle due culture prese in esame, per poi approdare ad una storia e ad un’analisi dell’esoterismo nella cultura di destra, riferendoci ai rapporti fra irrazionalismo e nazismo, alle famigerate origini occulte del nazismo, alla destra extraparlamentare del dopo guerra, ma anche a scrittori tradizionalisti come Julius Evola e René Guénon.

If you enjoyed this post, make sure you subscribe to my RSS feed!

PATOLOGIE DELLA RELIGIONE

Published Ottobre 3rd, 2008 by mastrofabbro

 PATOLOGIE DELLA RELIGIONEIL FONDAMENTALISMO
UNA PATOLOGIA DELLA RELIGIONE
Intervista a Rosino Gibellini
di Achille Rossi

Intervista pubblicata su “L’Altrapagina”, mensile d’informazione, politica e cultura, Città di Castello (Perugia).

Tutti i movimenti fondamentalisti vanno a cercare le motivazioni ultime sul versante religioso. Come mai? Siamo in presenza di una perversione del fatto religioso? O di cos’altro?

Il fondamentalismo religioso non è la religione, ma una manifestazione patologica della religione. Questo deve essere chiaro e come manifestazione patologica della religione investe soltanto alcuni settori, particolarmente vivaci nel nostro tempo, come dimostra anche una rilevante letteratura su questo tema. Basterebbe citare alcuni titoli: “La rivincita di Dio” oppure “I difensori di Dio”: titoli eloquenti nel descrivere il fenomeno. Il fenomeno del fondamentalismo, essendo patologico, è anche minoritario. Ma si deve ricordare che ci sono filosofi che parlano anche di manifestazioni patologiche della ragione, come razzismo, antisemitismo, militarismo ecc. Da qui la necessità di un’alleanza strategica tra ragione e fede, tra ragione e religioni per resistere al fenomeno e per superarlo per una cultura e per una pratica della pace e della giustizia. Credo che non si debba evocare lo spettro dello “scontro delle civiltà” in quanto si tratta di un concetto troppo generico e in fondo pericoloso. Il fenomeno del fondamentalismo deve essere ben definito e ben circoscritto. Se si vuol essere precisi, il fondamentalismo religioso nasce da una lettura letterale dei testi religiosi, che, per quanto riguarda la teologia cristiana, è ormai superata dall’ermeneutica con cui la comunità cristiana legge e interpreta i testi della propria tradizione religiosa. Su questo versante c’è una difficoltà, come sottolinea la critica, per quanto concerne la lettura del Corano, che non ammette, nelle più accreditate scuole coraniche, una ermeneutica interpretativa.

Oggi le religioni sono sul banco degli imputati perché sospettate da un certo pensiero laico di istigare alla violenza e all’assolutismo. Qual è il suo parere in merito?

Le religioni sono vie di salvezza. Così si auto comprendono e si definiscono. Se la filosofia è una Weltanschauung, una visione della vita e del mondo, le religioni si auto comprendono e si presentano come vie che, con le loro dottrine, riti e pratiche, conducono alla salvezza, ossia a pienezza di vita anche oltre la barriera della morte. Nelle religioni c’è sempre questa ulteriorità, oltre il tempo. Assoluto è soltanto Dio, e non le varie tradizioni religiose, che hanno una lunga e variegata storia (a volte anche contorta e non esemplare). Per sé l’esperienza di Dio è un’esperienza liberante e non violenta, in quanto suscita il coraggio di rendere più umani tutti i settori della vita. È stato detto in forma aforismatica: «Chi pesta i piedi all’uomo, li pesta a Dio». Ma il nostro rapporto con l’Assoluto non esiste mai allo stato puro, non è un rapporto diretto, ma è sempre mediato data la nostra creaturalità. Queste mediazioni possono corrompere il nostro rapporto con l’Assoluto. Il rapporto con l’Assoluto è sempre liberante, ma in forza di cattive mediazioni può diventare minaccioso. Anche su questo tema e sulla distinzione che ora ho proposto esiste una letteratura rilevante. La religione non può essere assunta per giustificare l’odio e l’assassinio, rinunciando all’etica della compassione che è quella di tutte le religioni del mondo. Il fondamentalismo violento rappresenta una disfatta per la fede religiosa.

Il relativismo, a detta dei laici, sembra offrire un migliore punto d’appoggio per garantire una convivenza democratica, perché rispettoso delle differenze e non assillato dal problema dell’Assoluto. Cosa ne pensa?

La religione non è la politica. Se la politica è l’arte di amministrare e di governare i popoli, la religione guida i singoli e i popoli a salvezza, ossia a pienezza di umanità e di vita, quindi si deve innanzitutto distinguere tra politica e religione. La religione tuttavia non può essere relegata alla sfera privata, perché ha anche una rilevanza pubblica. Questa rilevanza pubblica deve essere fatta però valere in una società democratica tenendo presente la distinzione tra Chiesa e Stato, religione e società civile. Su questo punto ha più difficoltà l’Islam, con il suo concetto di “sharia” per cui la legge religiosa diventa legge civile e statale. Qui c’è una vera difficoltà ma bisogna convivere con le difficoltà, e convivere pacificamente, per un cammino verso più giustizia e pace nel mondo. Come la politica deve guardarsi da forme di autoritarismo, assolutismo, manipolazione dell’opinione pubblica, mantenendo la società nella legalità, così le religioni, pur affermando la loro identità, devono concepire questa identità come identità relazionale. Se vogliamo attenerci al cristianesimo, e guardare alla teologia che sta elaborando di fronte al problema nuovo del pluralismo religioso compresente negli stessi spazi geografici, si nota lo sforzo di elaborare un cristianesimo relazionale. E cioé: un cristianesimo che afferma la propria identità, ma la vive e la costruisce nella relazionalità e cioé nel dialogo e nella cooperazione in ordine a pace e giustizia. È questo il compito del dialogo interreligioso, che per i cristiani ha il suo manifesto nei documenti del Concilio Vaticano II, nello spirito di Assisi ma ancor più, per rifarci agli inizi della storia cristiana, nel manifesto evangelico delle beatitudini, che chiama beati gli operatori di pace. I testi fontali della tradizione cristiana e cioé i Vangeli, che esprimono l’originaria esperienza cristiana, mettono la comunità cristiana su cammini di pace e di giustizia. In senso più generale, si deve dire che le religioni con la loro storia e con la loro pratica autentica rappresentano una riserva di sapienzialità che può aiutare la società civile alla convivenza e alla collaborazione, come recentemente hanno riconosciuto importanti filosofi, come il grande filosofo della politica Habermas. La religione pertanto è distinta dalla politica, ma influisce sulla società civile e deve influire positivamente con l’etica dell’amore del prossimo, o con l’etica della compassione, che sono sconosciuti in sé e per sé ad una teoria della democrazia. Questo è un punto di grande attualità nel dibattito filosofico, teologico e interreligioso.

Attualmente le religioni sono capaci di rispettarsi come differenti vie di salvezza, oppure sono sottilmente guidate dal desiderio di egemonizzare le altre non appena ne hanno i mezzi?

Per rispondere vorrei rifarmi al secondo Parlamento delle religioni che si è tenuto a Chicago nel 1993. È noto che nel 1893 si è celebrato a Chicago il primo Parlamento delle religioni, che è stato il primo tentativo di avvicinamento tra le religioni al servizio dell’umanità; esattamente cent’anni dopo, e precisamente nel 1993, si è celebrato il secondo Parlamento con la presenza anche cattolica del cardinale di Chicago e del rappresentante del Consiglio ecumenico delle Chiese, che si è concluso con un documento approvato da una così variegata assemblea ma steso dal teologo cattolico Hans Küng. Il documento elabora i punti di un progetto per un’etica mondiale (Weltethos). Si tratta di questo. Ogni religione deve essere fedele alle sue Scritture originarie: in questo senso esse hanno bisogno di continua riforma. È una riforma che riguarda le singole religioni. Ma ogni religione, in quanto via di salvezza, deve convergere con le altre religioni nel servizio della pace e della giustizia, che sono gli elementi fondamentali della salvezza intesa religiosamente. Questa è la convergenza da realizzare nella differenza delle varie tradizioni religiose. Si potrebbe dire le vie convergono al servizio dell’umanità. Le identità si costruiscono nella relazionalità, e si autodistruggono con la violenza e con l’aggressione. Anche il Papa ad Assisi 1986, parlando ai leaders delle diverse tradizioni religiose ha parlato dell’elaborazione di un codice etico comune al servizio della comunità umana. Senza etica non c’è convivenza. E le religioni sono chiamate, ciascuna con il suo contributo di sapienza e umanità, soprattutto nell’era della mondializzazione, al costituirsi di un nuovo ordine della solidarietà. Si tratta, in definitiva, di attivare nel reciproco rispetto il patrimonio di pace di ogni tradizione religiosa.

If you enjoyed this post, make sure you subscribe to my RSS feed!

RELIGIOSITA’ A BASSO COSTO

Published Settembre 17th, 2008 by mastrofabbro

nike RELIGIOSITA A BASSO COSTOLa più banale osservazione della psicologia superstiziosa riporta ad una costante: laddove c’è un susseguirsi di fenomeni ritenuti fuori dal comune, ecco accorrere l’armata Brancaleone della religiosità a buon mercato, con a seguito tutta la sua ciurma di apologeti di fumoso sentimentalismo.
Basta che il tono di un prelato assuma le tinte di un mediocre carismatico ed ecco che la cervice dei presenti si industria per gonfiare l’accaduto, perché, infondo, è questo di cui la gente va in cerca. Come segugio ben addestrato segue le tracce dello straordinario, pronto ad abbaiare ad ogni sussulto emotivo, violentemente accecato dalla convinzione che quella sia la religione, che quella sia la fede dei suoi avi.

Come cavalli drogati, nitriscono e scalpitano invasi dal sensazionalismo, rientrando nelle proprie case con ancora le pupille dilatate dall’adrenalina, convinti di aver dato scacco ad ogni cruccio della vita.
Come esseri senza intelletto civettano il proprio credo senza discernimento alcuno, innalzando la fede, ad impulso immediato del cuore. Come animaletti gracchianti strutturano il proprio bla bla su certezze fondate da un postulato di piacevolezza personale, la cui formula narcotizza qualunque forma di raziocinio, al fine di poter seguire il predicatore o il mistico che, in quel momento, dà più soddisfazione. Il giorno in cui cesseranno i fervori ci penserà il raggiro della malizia a pensare la migliore scusa per cambiare il punto di riferimento.

Si è soliti dire che prima bisogna avere la Fede, poi deve seguire l’esistere. E’ stata questa la ragione di una così enorme confusione; come se si potesse aver la Fede senza
l’esistere; così lo si è messo in testa alla gente e così si è abolito l’esistere, mentre la Fede è di gran lunga la cosa più importante. La situazione è molto semplice. Per avere la Fede occorre anzitutto un’esistenza, una determinazione esistenziale. E’ quel ch’io non riuscirò mai a inculcare abbastanza, che per avere la Fede (perchè ci può essere soltanto questione di riuscire ad avere la Fede) è necessaria una situazione; e questa situazione deve essere prodotta con un passo esistenziale dell’individuo. Si è abolita del tutto questa propedeutica. Si lascia l’individuo nel solito tran tran mediocre _ e poi egli poco a poco ottiene la Fede. Pressappoco come si può _ senza bisogno di situazione- imparare un compito a memoria.
Osserva il caso del giovane ricco (Mt 19,16 ss.) : cos’è che Cristo esige da lui per prima cosa? Esige un atto tale che il giovane , per via di esso, sarà completamente gettato in braccio all’infinito. Ecco quel che ci vuole: devi uscire in alto mare, là dove c’è la
profondità di 70000 braccia: questa è la situazione
“. (Kierkegaard)

Chi segue le grazie straordinarie che vengono concesse tramite i mistici, si è mai chiesto quanto costano quelle grazie a chi se ne fa intercessore? Si crede forse che vengano elargite gratuitamente, quasi da concepirli come ipermercati spirituali dal saldo facile? Qualcuno che si è mai posto il dilemma di quali stigmate interiori e quali lacrime di sangue si debbano versare per far godere gli avidi di soprannaturale? Per poi arrivare a cosa? A soddisfare l’egocentrismo del pollaio accorso, fino a che, il suddetto pollaio, non troverà più i messaggi od il linguaggio di proprio gradimento, ritenendolo troppo duro e severo… Già, perché per le sanguisughe dello spirito, la via religiosa deve essere innanzitutto benessere. Deve essere fuga dalla realtà, sogno, immersione schizofrenica dell’emotività in un paradiso interiore.

La fede è realtà, è un attaccamento saldo e verace alle cose reali e chi ne porta veramente il sigillo non ha tempo né voglia di lasciarsi andare a manie spiritualoidi, ma non desidera altro che un po’ di riposo, di pace, di refrigerio intimo, mite, pacato… straordinariamente normale.

If you enjoyed this post, make sure you subscribe to my RSS feed!