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QUESTIONE DI INTELLIGENZA

Published Ottobre 13th, 2008 by mastrofabbro

aleph-300x167 QUESTIONE DI INTELLIGENZAPercezione, memoria, apprendimento, sono processi mentali complessi che entrano in gioco contemporaneamente e concorrono, in misura diversa, insieme ad altri meccanismi, ad identificare un proprio sviluppo razionale, che possiamo distinguere in “fluido” e “cristallizzato”.

La razionalitĂ  “fluida” è come un patrimonio logico innato che ogni individuo porta con sĂ© dalla nascita, un insieme di attitudini diverse per risolvere con ordine logico i problemi che la vita comporta.
La razionalitĂ  “cristallizzata” è il bagaglio di competenze, di abilitĂ , di informazioni acquisite nel corso della vita, in un determinato contesto, applicato alla propria memoria, che subentra in cooperazione della prima, ma cadremmo in un grave errore se volessimo identificare tout court le capacitĂ  razionali appena espresse con il talento dell’intelligenza.

L’intelligenza non è la semplice capacitĂ  di riflettere, ma l’unitaria collaborazione di tutte le componenti di anima, psiche e corpo indirizzate ad intuire, concettualizzare, riflettere, sviluppare, personalizzare ed incarnare una data veritĂ , nelle dimensioni di altezza e profonditĂ .
E’ attraverso la profonda incarnazione delle proprie certezze che la ragione trova forza e diritto di elaborare evidenze, mentre il semplice sollazzo della mente (ludo mentis), non porta che ad un mastodontico impianto razionale, ma privo di una visione esistenziale e, quindi, anche di una reale intelligenza.

L’intelligenza è quell’equilibrata fusione di intelletto e sentimento, che, collaborando all’unisono e senza distinzione, equilibrandosi vicendevolmente, permanentemente rivolti all’incarnazione di quella veritĂ  su cui si dilungano nel riflettere, si impegnano nel portare alle altezze del pensiero e negli abissi del cuore.

Non è detto, perciò, che colui che è dotato di grandi capacitĂ  razionali sia necessariamente piĂą intelligente del semplice, poichĂ© se la logica fa capo alle capacitĂ  sillogistiche della mente, l’intelligenza si riferisce ad una completezza ben piĂą ampia ed esigente, che si conquista attraverso un lungo apprendistato di discernimento, non di certo accessibile agli indolenti dello spirito o ai farfugliatori intellettuali, capaci di comprendere solo per riflessione astratta e, perciò, incapaci di reale intelligenza.

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FRAMMENTI DI CAOS, UMANITA’ E ALTRE SCIOCCHEZZE

Published Ottobre 8th, 2008 by mastrofabbro

294_diogene_ou_la_lucidite-300x199 FRAMMENTI DI CAOS, UMANITA E ALTRE SCIOCCHEZZE1) Nel porsi immediatamente a se stesso, l’uomo vuole in modo frammentato, confusionario. Nel chiedersi cosa esso voglia, non sa dare un prospetto definito. Alla domanda su cosa voglia realmente l’uomo, potremmo rispondere: “Tutto: il piacere e gli infiniti piaceri, anche il dolore per il piacere del dolore, la vita e la morte, questa cosa e la sua contraria, ogni cosa e la sua contraria. L’uomo pensa e vuole indefinitivamente, instancabilmente, quasi perdutamente: quando non pensa, pensa di non pensare: quando non vuole, vuole di non volere; ed ogni desiderio, ogni volizione ha quasi sempre un margine di indefinibilità” (Michele Federico Sciacca).

2) Sinteticamente si potrebbe dire che il volere, nella sua immediatezza, è il caos, e ciò è dovuto proprio a quell’unione di corpo e di spirito che costituisce la natura umana. E’ la stessa molteplicità delle nostre potenze vitali e intellettuali che paradossalmente arriva a confonderci, investendoci in un vortice di pensieri confusi, passioni e sentimenti contraddittori, al punto che, talvolta, è difficile distinguere dove finisca la nostra caoticità e inizi quella degli altri.

3) Questo spiega perché, nel momento in cui si tenta di sintetizzare la vita di un uomo, colta nei suoi momenti più diversi, essa appare irregolare e contraddittoria, successione ininterrotta di eterni ritorni che, ad un tempo, tentano di negarsi vicendevolmente con elevazioni e cadute esistenziali, apparendo come stati incompatibili eppur coesistenti e compenetrantesi.

4) Nonostante ciò è pure da considerare come questo insieme di indefiniti istinti porti con sé, nel suo profondo, l’inclinazione all’ordine, tendente a voler unificare e orientare l’istinto, nella molteplicità delle sue potenze. Ciò spinge l’uomo a specificarsi in un proprio orientamento, così che la riflessione, collaboratrice, affinatrice e purificatrice dell’istinto, riesce a dare equilibrio e priorità in funzione della sua forza equilibrante. La caoticità primordiale giunge, quindi, ad un ordine, convergente in un’unità comprensiva di tutte le potenzialità umane. Ad esempio, il movimento fisico, prima grezzo ed involontario, si fa ora coordinato.

5) E’ grazie alla funzione normativa della ragione che tutto quel caos, presente ad ogni momento dell’esistenza, si va più o meno lentamente ordinando, chiarificandosi in modo sempre più netto, opera di un continuo lavoro del proprio spirito, concepito come l’unione di volontà ed intelligenza, senza che esso sia mai definitivamente compiuto.

6) L’ordine profondo, che giace sotto il caos iniziale di sentimenti, pensieri e volizioni, si chiarisce mano a mano che l’uomo scopre il suo lato spirituale, ovvero proporzionatamente al processo di conquista di se stessi, alla luce della consapevolezza del significato e della finalità della propria natura.

7) L’anarchia primitiva, di cui si è appena parlato, tende a ripresentarsi a più riprese in ogni attimo dell’esistenza, anche nelle attività più nobili dell’uomo. Infatti ciascuna forma di attività umana, al suo sorgere, tende a rendersi esclusiva, talvolta proclamando una norma autonoma da tutto il resto, così che, ad esempio, l’attività conoscitiva pretende di costituirsi distaccata dalla morale, così come la morale è tentata di staccarsi dall’attività raziocinante, per poi ritrovare a loro volta l’estetica, l’economia, ecc., anche loro aspiranti ad imporsi in una dimensione autonoma, rivendicando a spada tratta la propria indipendenza, causando in tal modo un vicendevole indebolimento nella stabilità della persona.

8  ) E’ l’ordine interno dello spirito che, invece, cerca di tenere ciascuna attività nella norma del suo processo, ma non è opera facile ordinare tutto secondo il giusto equilibrio, in armonia e in concorrenza, in modo tale che tutte le attività umane convergano in direzione di un unico fine.

9) Le proprietĂ  dello spirito permettono che la contemporaneitĂ  di molteplici elementi, anche se inizialmente escludentesi vicendevolmente, arrivino infine a convergere in un insieme solidale, orientato verso un unico fine, per quanto sempre nella specificitĂ  della natura di ogni singola parte.

10) In definitiva, tutto quell’insieme di impulsi, istinti, sentimenti, ragioni, principi e quant’altro, i quali hanno inizialmente tendenza ad escludersi l’un l’altro, si ritrovano infine fusi dal potere sintetico dello spirito, unione di volontà ed intelligenza, e ciò sia che riguardi l’attività morale, sia quella intellettiva o estetica.

11) Ciò che si dovrà evitare sarà il permettere ad un apparente e viziato ordine di dare origine ad un’unione falsata o solo apparente delle diverse componenti che costituiscono l’uomo, al fine di non giungere ad una percezione alterata di sé stessi.

12) E’ per questa proprietà ordinatrice e di sintesi che l’atto spirituale, inteso come unione di volontà ed intelligenza, va detto: integrale, proprio perché ogni separazione di specifica funzionale è comunque veicolata dall’atto spirituale, in un insieme compenetrante e cooperante per un unico fine.

13) Assodato questo, è pure giusto osservare che, tra queste diverse facoltà dell’uomo, non regna certo la pace, ma piuttosto continue battaglie, seguite da sudati armistizi: ad esempio, la ragione interviene per frenare gli impulsi, mentre questi le resistono con tenacia e ribellione.

14) Si può dire senza tema che il dinamismo della vita spirituale è talmente complesso che oltrepassa di gran lunga la pura logicitĂ  astratta e la capacitĂ  di razionalizzazione dell’uomo.

15) Ogni forma di attività tende ad essere una specie di dispotica imperatrice, così che il filosofo tende a farsi sopraffare dalla razionalità, il matematico dalle formule, lo scienziato dalla sperimentabilità, ecc., per cui la molteplice complessità della realtà rischia sempre di essere vista da un solo punto di vista e filtrata da lenti deformanti a causa della loro pretesa esclusività.

16) Incapace per struttura di veicolare ogni aspetto di se stesso ad un ordine armonico per via strettamente intellettiva, all’uomo necessita una dimensione soprarazionale che, come sapiente demiurgo, arrivi anche laddove la ragione non può spingersi. E’ lĂ , nell’anima di ciascuno, dove il cuore riposa e, ad un tempo, minaccia tempesta. E’ lĂ , dove il nostro sguardo rimane contemplativo, che si genera la dimensione vissuta in profonditĂ  ed intensitĂ  dell’esistenza e tanto sarĂ  piĂą alto e nobile un ideale, tanto sarĂ  piĂą severa ed esigente la coscienza nel richiedere obbedienza ai molteplici elementi caratterizzanti l’uomo.

17) Un ideale che non appartiene ai libri, ma al segreto del re che ciascuno conserva gelosamente dentro di sé.
Oggi l’uomo non ha piĂą questa dimensione soprarazionale dello spirito, non riconosce piĂą un ideale al cospetto del quale formare la propria persona, o, almeno, non si constata piĂą alcuna corrispondenza tra le dichiarazioni di ideale e le azioni che ne dovrebbero seguire.
Oggi c’è solo caos.

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RIGUARDO L’ALIMENTAZIONE

Published Agosto 30th, 2008 by mastrofabbro

ALIMENTAZIONE%20BOTERO RIGUARDO LALIMENTAZIONEQuesta grassa e farinosa degenerazione alimentare. Cibi pesanti, tutti ricamati di salse ed eccessivi condimenti, che non fanno altro che rallentare la digestione ed addormentare le risorse nervose.
Lo spirito ha bisogno del corpo per scatenare nel vissuto la sua ipercinesi, ma cosa mai combineranno questi corpi flaccidi dall’anima sguattera, che, riunendosi nei loro abbienti salotti, si intrattengono vicendevolmente per fagocitare pastosi rinfreschi, tracannando vino e alcool per tentare di scacciare l’annebbiamento dovuto al troppo cibo? Quale arte sarĂ  mai partorita dalla ghiottoneria avida di questi poltroni eruditi?
Questa stupida panzana per cui il nostro corpo non contribuisce al corretto sviluppo dello spirito! Ecco che così è ben facile prendersi numerose liberalitĂ  alimentari, lontani dal comprendere che solo tramite il costante innalzarsi possono raggiungersi le piĂą elevate alture, poichĂ© la scalata, anche se il passo è veloce, rimane lunga ed impervia: all’anima necessita tempo per adattarsi ad ogni nuova ossigenazione e per stabilizzarsi ad ogni livello guadagnato. Quale astruso impedimento le renderemo per via di uno stomaco intossicato dalle troppe cibarie e di una mente annebbiata dal vino? Essa perderĂ  presto l’equilibrio e precipiterĂ  a valle tramortita, così da riadattarsi al clima afoso e soffocante dei piĂą bassi livelli dell’essere.

In egual misura valga la regola alimentare per lo spirito tutto: colui che aspira all’indipendenza, alle grandi corse, all’andare e venire veloci, sarĂ  necessario un pasto frugale ed essenziale, fatto di acqua cristallina, cibo leggero, parco e gustoso, così riportando lo stesso atteggiamento all’anima, la quale si guarderĂ  bene dall’inghiottire ogni imbarazzante tautologia o sillogismo della ragione o convulse emotivitĂ  di basso lignaggio; piuttosto esigerĂ  su se stessa sempre il minor carico di peso e sarĂ  volontariamente armata solo del profondo conoscere i fondamenti dell’essere. VorrĂ  muovere agilmente, in estensione e forza, il sentiero da cui un tempo fu precipitata.
Sia dato bando alla dieta estetica da femmina vanitosa o da uomo castrato nella sua virilità, così ostinati nel loro anoressico rapporto con la propria pancia da perdere di vista la natura superiore e unitaria dello spirito.
Una dieta frugale è ciò che una natura spirituale sa di dover estendere a tutti i livelli dell’individuo, poichĂ© non c’è parte dell’essere che non influisca sull’altra, creando reciproche dipendenze.

I miei libri li ho scritti sempre con tutto il mio corpo e tutta la mia vita: non ho idea di cosa siano i problemi puramente intellettuali” (F. Nietzsche).

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