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QUANDO TUTTI SIAMO BEATI

Published novembre 6th, 2008 by Paolo De Bei

Gandhi osservava che le parole, al pari degli esseri umani, “si evolvono gradualmente nel loro contenuto. Per esempio, il contenuto della parola più ricca – Dio – non è uguale per ciascuno di noi”, ma varia con l’esperienza di ogni singolo.

Le Beatitudini hanno una così insondabile profondità che mi rende curiosa la competenza professorale dei contemporanei, così fumosamente dialogata dalla verbosità modernista e così tragicamente astratta dalla rigidità tradizionalista.

E’ l’eterno ritorno di una tragedia annunciata, ovvero la ruduzione dello spirito religioso in una dimostrazione di un postulato ideologico.
Ed ecco che per alcuni la povertà materiale diverrà la sola via perfetta per chi vuole giungere all’imitatio Christi, mentre altri avranno già incaricato qualcuno di dimostrare che “la povertà” è da intendersi in senso solo spirituale.

Diciamocelo, il Cristianesimo è divenuto un sistema morale, un impianto teologico.
Razionalista od irrazionalista, esso è divenuto un postulato da cui partire e a cui si arrivare, attraverso la strada che più compiace il proprio io, ovviamente a difesa di una mascherata mediocrità.

Il nostro è il mondo dei professori, di quelli che tutto bollano e tutto inscatolano in un manuale, ora vuota robaccia letteraria, ora rigido precetto istituzionalizzato.
Chissà che la Beatitudine non sia altro che la risultante di una coscienza risolutamente ferma nel Bene, capace di partorire, per la sua unicità incarnata in un’irripetibile persona, forme sempre nuove e diverse di grandezza dello spirito, senza dover essere assoggettati a sistemi morali e a scuole teologiche. Chissà che la Beatitudine di un’anima se ne infischi dei nevrotici rituali da ossessionati della forma, ma, nella rispettosità di questi ultimi, ne diventi vera e più essenziale espressione, attraverso l’espressione esistenziale di ciò che altri proclamano a parole. Chissà che la Beatitudine non sia né una causa, né un mezzo, né un fine, ma solamente una grazia gratuitamente ricevuta, a seguito della costante fedeltà al Bene, anche nelle questioni più minute.

Inutile dilungarsi. Ciascuno dà ciò che ha, in base all’evoluzione interiore percorsa da parole che sono uguali per tutti nella forma, ma che l’uomo d’eccezione sa rendere grandi, opportune et inopportune.

E tu, le Beatitudini le pensi con la ragione o le descrivi per visione del cuore?

LA VENDETTA DEI PICCOLI DI SPIRITO

Published novembre 4th, 2008 by Paolo De Bei

La vendetta dei ristretti di spirito contro coloro che lo sono meno è quella di giudicarli e pregiudicarli secondo una condotta di una morale precettistica; per loro questo è anche una specie di indennizzo del fatto che la natura con loro abbia operato così male, ed infine anche un’opportunità per attingere un po’ di spirito e farsi affini: la cattiveria spiritualizzata.
Per essi è un beneficio che i grandi di spirito siano contenuti e ribassati da un codice di regolamentazione di fronte al quale ciascuno è livellato al pari di tutti e la loro vendetta li porta a credere a Dio per una necessità logica, e non tanto per fede, perché la divinità permette loro di proclamare l’uguaglianza dei mediocri con i giganti di fronte a quel dio fabbricato dalla loro cattiveria.
Sovvertono il mondo e le sue leggi con un’ossessiva e feroce spiritualità, sintesi di invidia e acuta malizia.

Invece è cosa di pochissimi essere indipendenti: è una prerogativa dei forti.
Costoro si inoltrano in un labirinto, moltiplicano i rischi che la vita già per sua natura reca con sé, dei quali non è il minore il fatto che nessuno abbia sotto gli occhi il modo in cui cominciano a smarrirsi e, isolati da tutti, vengono dilaniati brano a brano da un qualche minotauro partorito dagli abissi della loro coscienza.
Posto che un individuo simile se ne torni sulla terra, tutto ciò accade in un mondo così lontano dall’umano senno che gli uomini non se ne avvedono, né lo condividono: – eppure quello non può più tornare indietro. Egli non può più tornare indietro, fino alla comprensione degli uomini.