IL PECCATO DELLA FOLLA
“[…] Mettersi contro la Folla è sempre, per la maggioranza, un nonsenso; perché la Folla e la pluralità e il pubblico sono appunto le forze della salvezza, quelle riunioni amanti della libertà da cui deve uscire la salvezza – contro i Re e i Papi ed i funzionari che ci vogliono tiranneggiare! Ahimé! O piuttosto poveri noi! Ecco la conseguenza dell’aver per secoli combattuto contro Papi e Re e potenti e di aver considerato la Folla come la cosa sacra. Nessuno sospetta che le categorie della storia umana s’invertono, e che la Folla è diventata l’unico tiranno e la perdizione fondamentale. Ma naturalmente ciò è per la Folla la cosa più incomprensibile. Avida di dominio è la Folla ed essa si crede assicurata contro ogni rappresaglia: perché, come è possibile afferrare la Folla? Ciò che qui da noi si chiama opposizione, vive ancora nel solito luogo comune che si debba combattere la tirannia del governo. Quando un poliziotto commette un errore, il più insignificante, ecco che il superiore lo punisce, subito si fa un chiasso del diavolo. Ma se la Folla, il pubblico, la plebaglia, ecc. di anno in anno si rendono colpevoli dei delitti e degli abusi di potere più abominevoli, l’opposizione non fiata. O non riesce a capire che sono delitti (perché è l’idolo dell’opposizione a far questo); o non sa denunziarli perché vigliacca. Quando un uomo è vittima di una piccola ingiustizia (ma badate bene, da parte del re, di un altolocato, ecc.), ecco che tutti provano simpatia per lui: ne fanno un ‘martire’. Ma quando un uomo, in senso spirituale, tutti i giorni è schernito, perseguitato, maltrattato dall’insolenza, dalla curiosità e sfrontatezza della Folla, del pubblico, della plebaglia; allora è un caso perfettamente normale, ‘non è niente’…! […]†(Kierkegaard).
La nostra moribonda civiltà si compiace nella condanna.
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Il principio dell’associazionismo si fonda sul presupposto dell’unione delle forze dei singoli, al fine di raggiungere uno scopo comune. Questo vuole la logica formale della razionalità , che, per onorare le necessitanti categorie dell’intelletto, si adopera per stilare statuti, direttori e programmi, al fine di garantire una linea coerente e concreta che giustifichi il motivo della propria esistenza.