Tag Archive "politica"

IL PECCATO DELLA FOLLA

Published Ottobre 4th, 2008 by mastrofabbro

repressione IL PECCATO DELLA FOLLA“[…] Mettersi contro la Folla è sempre, per la maggioranza, un nonsenso; perché la Folla e la pluralità e il pubblico sono appunto le forze della salvezza, quelle riunioni amanti della libertà da cui deve uscire la salvezza – contro i Re e i Papi ed i funzionari che ci vogliono tiranneggiare! Ahimé! O piuttosto poveri noi! Ecco la conseguenza dell’aver per secoli combattuto contro Papi e Re e potenti e di aver considerato la Folla come la cosa sacra. Nessuno sospetta che le categorie della storia umana s’invertono, e che la Folla è diventata l’unico tiranno e la perdizione fondamentale. Ma naturalmente ciò è per la Folla la cosa più incomprensibile. Avida di dominio è la Folla ed essa si crede assicurata contro ogni rappresaglia: perché, come è possibile afferrare la Folla? Ciò che qui da noi si chiama opposizione, vive ancora nel solito luogo comune che si debba combattere la tirannia del governo. Quando un poliziotto commette un errore, il più insignificante, ecco che il superiore lo punisce, subito si fa un chiasso del diavolo. Ma se la Folla, il pubblico, la plebaglia, ecc. di anno in anno si rendono colpevoli dei delitti e degli abusi di potere più abominevoli, l’opposizione non fiata. O non riesce a capire che sono delitti (perché è l’idolo dell’opposizione a far questo); o non sa denunziarli perché vigliacca. Quando un uomo è vittima di una piccola ingiustizia (ma badate bene, da parte del re, di un altolocato, ecc.), ecco che tutti provano simpatia per lui: ne fanno un ‘martire’. Ma quando un uomo, in senso spirituale, tutti i giorni è schernito, perseguitato, maltrattato dall’insolenza, dalla curiosità e sfrontatezza della Folla, del pubblico, della plebaglia; allora è un caso perfettamente normale, ‘non è niente’…! […]†(Kierkegaard).

La nostra moribonda civiltà si compiace nella condanna.

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UNIONI E DIVISIONI

Published Settembre 25th, 2008 by mastrofabbro

i-partiti-trovano-un-tesoro-nelle-urne UNIONI E DIVISIONIIl principio dell’associazionismo si fonda sul presupposto dell’unione delle forze dei singoli, al fine di raggiungere uno scopo comune. Questo vuole la logica formale della razionalità, che, per onorare le necessitanti categorie dell’intelletto, si adopera per stilare statuti, direttori e programmi, al fine di garantire una linea coerente e concreta che giustifichi il motivo della propria esistenza.

Sì, non ho nulla da obiettare a queste nobili attività, talvolta da me praticate, ma suvvia: gli uomini si uniscono in massicci eserciti, militanti ciascuno per un’idea che si ritiene essere la più vera, mentre manipoli di indifferenti si divertono ad ignorarli con la non curanza di chi scambia il proprio abisso di superficialità con la profondità del semplice… e il mondo procede così, tra le incomprensibili autoreferenzialità dei più diversi gruppi ed il nulla di quella gente il cui compito è semplicemente di occupare spazio fisico sul pianeta.

Partiti, movimenti, associazioni: mondi così spropositatamente vasti da non consentire una valutazione che non scada nella banalità, ma in fin dei conti la tiritera non varia nella maggioranza dei casi. Da mille rivoli vanno unendosi un fottio di eguali, che vivono per sentirsi dire che hanno ragione, godendo nel dimostrarsi capacI di comprendere: afferrare un concetto è una droga a cui la folla aspira selvaggiamente ed è disposta anche ad ingannare la verità pur di avere l’impressione di esserci riuscita, così che si andranno a costituire nuovi gruppi dalla più disparata consistenza e dai più impensabili scopi.

Ecco, quindi, che tutti fondano e rifondano mille e mille realtà dai diversi carismi, mentre tentano senza esclusione di colpi di ottenere una predominanza l’uno sull’altro. Rigidi e quadrati, non cedono di un solo metro alle idee dell’interlocutore, mentre, nella baraonda generale, con eguale metodo, si formano crepe su crepe nelle formazioni interne, così da creare quel regno diviso in se stesso che non può reggersi.

Nella civiltà moderna, forse, più che di “scopi comuni”, sarebbe più corretto parlare di “interessi comuni”, potendo estendere l’espressione ad ogni ceto, senza tema di mancare il bersaglio. L’interesse economico non è il solo a dominare gli uomini: piccoli e grandi orgogli uniscono le genti per raggiungere un qualcosa che non va al di là dell’esigenza personale, usando gli altri per cavalcare l’onda del proprio egoismo, sfruttando la sofistica arte dell’ottusità incondizionata, per fare scudo ad eventuali ragioni più ampie, così da saltare di gruppo in gruppo, fino a che ciascuno si sentirà dire quel che vuole gli si dica.

Movimenti, partiti e associazioni a cui intere generazioni si dedicano con falsa magnanimità, per soddisfare un tronfio e ben nutrito Io, prolificano senza pudore d’intenti, mentre uomini e donne,  mimetizzati in questa o quella dottrina, fagocitano consensi o dissensi, sempre all’inesorabile insegna di un proprio interesse, qualunque esso sia… Questa è una bella fetta di democrazia occidentale.

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