La scienza oggi è ben pasciuta, ed ha sul viso la cura della buona coscienza, mentre ciò a cui si è progressivamente ridotta tutta la filosofia moderna, questo odierno rimasuglio di filosofia, non suscita che diffidenza e insofferenza, quando non addirittura scherno e compassione.
La filosofia, ridotta a teoria della conoscenza, non è più che una scialba epochistica, (dal greco epoché - dubbio, dottrina dell’astinenza) una filosofia che resta impalata sulla porta ed inibisce a se stessa il diritto di penetrare nell’uomo. Una filosofia al lumicino e in agonia, una cosa da far compassione.
Come potrebbe mai un simile sapere farsi sovrano?
Il filosofo si trova oggi, nel corso della sua formazione, minacciato da pericoli di così numerosa specie che si può ben dubitare che gli sia mai dato di raggiungere la maturità .
Al giorno d’oggi le scienze comprendono un campo vastissimo, e ciascuna eleva la sua torre ad altezza cosi vertiginosa da rendere elevata anche la probabilità che il filosofo, già all’inizio dei suoi studi, scambi il volo naturale dell’anima con la presunzione artificiale di Icaro.
Ecco che la modernità ha partorito uno specialista. Le vette cui il filosofo originario mirava non le toccherà più; quelle da cui lo sguardo si può spingere lontano, al di sopra e al di sotto di lui. Oppure arriverà in alto troppo tardi, quando la stagione a lui propizia, le sue migliori energie, se ne saranno andati; o vi arriverà provato, involgarito, degenerato, di modo che il suo sguardo, la sua capacità di dare un giudizio complessivo sui valori , avranno meno pregnanza.
Talvolta sarà proprio la sua eccessiva delicata coscienza a farlo indugiare e tardare per via; egli può temere la seduzione del dilettante, il millepiedi coi suoi molteplici tentacoli, perché sa fin troppo bene che chi ha perduto la nobiltà dell’essere, non sarà più in grado di prendere la guida di sé, ma tale inibizione lo porterà inevitabilmente ad una fallace staticità . Anche costui, stanco e appesantito, piegherà la sua ambizione al traguardo di farsi un grande commediante, un Cagliostro della filosofia, un pifferaio magico della filosofia; insomma un seduttore.
Alla fin fine è una questione di gusto, quand’anche non fosse una questione di coscienza.
A causa della denaturalizzazione della scienza filosofica, si è creata una radicata confusione nel volgo, il quale si è a lungo ingannato sul conto del filosofo, confondendolo con altri; ora concependolo come uomo di scienza, ora identificandolo con un sapiente, ora considerandolo come figura desueta, o tutta rapita nell’estasi di Dio, ubriaco fradicio di misticismo; ed anche se capita di sentire lodare qualcuno perchè vive da saggio o come un filosofo, ciò non vuol dir niente più che fa una vita prudente e ritirata.
La saggezza, alla plebe, sembra una specie di fuga, un mezzo, un colpo da maestro col quale ci si tira fuori da un brutto gioco; ma il vero filosofo è tutt’altro.
Vive lontano dai sistemi di pensiero accademici, soprattutto in modo personalmente e socialmente temerario, e su di sé avverte il peso e l’obbligo di cento tentativi e cento tentazioni di vita, ed arrischia se stesso di continuo, nella mira di nuove riforme di cui sente la necessità di farsi esempio.
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