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SOSPETTI SULLA RAGIONE

Published agosto 7th, 2009 by Paolo De Bei

Chi supera i limiti dell’essenzialità indispettisce l’intelletto. Chi per timore di prolissità balbetta accenni di concetto produce parodie del pensiero.
L’intelligenza è Intersecata dalla ragione, ma la ragione non per forza è intrisa dello spirito d’intelligenza, così che spesso, coloro che sono privi del vigore dell’intelletto, si prodigano volentieri in lunghi discorsi tinteggiati di logica, per mascherare l’assenza di genio creatore o di audacia spirituale.
La discorsività e la persuasione risultano essere pratiche sospette all’intelligenza

IL PUDORE DEL PENSIERO

Published gennaio 31st, 2009 by Paolo De Bei

(Mt 7,6)
Questa specie di bullismo del raziocinio, così fieramente insinuato nella società contemporanea, è uno degli insopportabili figli della decadenza del pudore.
La discorsività irruenta, la passionalità dell’opinione, la fretta nell’affermare,  la sfrontatezza nel giudicare, la compiacenza nell’argomentare e affini atteggiamenti dello spirito, non sono che logiche e naturali conseguenze all’assoluta incapacità di intrattenere un rapporto di intimità con il proprio pensiero.
Intimità è profondità, a sua volta portavoce di quella scintilla di semplicità da cui scaturiscono quelle intuizioni su cui l’intelletto va a riflettere. Ne consegue che in ogni vera riflessione dovrebbe sempre aleggiare il ricordo delle doglie attraverso cui il nostro io ha generato il pensiero, vero e proprio figlio a noi idealmente consustanziale, perché esploso dalla totale partecipazione di cuore ed intelletto.
E’ banale la considerazione per cui tutto ciò che è sentito come intimo, profondo e personale non ama gli sguardi facili e maliziosi di spiriti bassi e volgari, proprio perché ciò che è intimo è anche fragile, indifeso, vicino allo stato di innocenza, che, comunque, non deve ad andare a confondersi con l’instabilità emotiva.
Tutto questo affermare, questa esigenza di doversi esprimere per forza, questa necessità di dimostrare qualche cosa sempre e comunque è la plateale dimostrazione di quanto l’uomo abbia perso intimità con se stesso, non abbia più un rapporto di innocenza con il proprio pensiero e, perciò, non senta neppure il bisogno di salvarlo dai bracconieri spirituali del mondo.
Il mondo manca di pudore perché oramai non è più capace di relazionarsi con il tesoro che giace nelle persone.

IL DIO ATEO

Published ottobre 25th, 2008 by Paolo De Bei

Si perde Dio perché si pensa di saperLo: è questo l’aspetto terribile della deriva religiosa. Sapere Dio è la presunzione dell’uomo che attribuisce all’Essere connotazioni antropomorfiche, quando la più alta conoscenza di Dio non è tanto viverLo per come lo si comprende, ma lasciarsi vivere per come Lui comprende il singolo che va ad abitare.

Gli uomini si uccidono a vicenda per questa avanzata arroganza di saperLo, creando barriere invalicabili, che impediscono comunicabilità religiosa, anche all’interno di stesse confessioni.
Ardiamo di fervore per un Dio che abbiamo concettualizzato e fatto nostro, riversando su di lui quegli attributi che più ci aggradano e più si conformano alla nostra persona, distribuendoli in modo e misura da renderlo, più che Dio, quello che noi vorremmo fosse Dio.

In senso fenomenologico, per la maggioranza delle persone, ha ragione Feuerbach: “L’uomo proietta la sua essenza fuori di sé… l’opposizione del divino e dell’uomo è un’opposizione illusoria… tutte la caratteristiche dell’essere divino sono caratteristiche dell’essere umano

A te sta testimoniare con la vita che qualcuno, quel Dio, lo ha incontrato davvero.

VINCERE PER NON MORIRE

Published ottobre 19th, 2008 by Paolo De Bei

Che cosa significa pensare o ritenere giusto un ideale, tanto da spingersi a vivere la vita in modo vero? Significa scoprire ed ideare nuove possibilità, produrre mutamenti che preludono metamorfosi esistenziali.

La vita rende attivo il pensiero, mentre il pensiero rende affermativa la vita. Corpo, passioni, affetti, cessano di essere disordinati e si indirizzano unitamente verso l’obiettivo da raggiungere.
Chi cerca la felicità nella verità è facilmente accusato di essere fonte di divisione, poiché il giusto è fastidioso per chi ha bisogno di avere ragione, di vincere.
La persecuzione è il segno di una libertà esercitata ogni giorno, nella fedeltà continua ai propri valori, per quanto, è necessario dirlo, non è conseguenza logica del perseguitato essere nella verità.

La vita è lottare per scopi sempre più alti. L’energia è la caratteristica della volontà forte; il controllo regola l’espressione della volontà; la concentrazione è il mezzo che mantiene nella coscienza le immagini delle azioni che si vogliono compiere; la decisione aiuta a superare l’insicurezza che ritarda; la perseveranza mantiene la volontà nello stato iniziale; la sintesi è la qualità più importante, che serve ad osservare in solo sguardo il tutto, favorendo l’armonizzazione della persona.
Il mondo è ed è destinato ad essere un luogo di vittoria o di sconfitta: forza di carattere, volontà, perseveranza, pazienza, ci proteggono dal pericolo di essere spiritualmente distrutti. La vita è un continuo combattimento con i nostri ed altrui contrari.
La vita è una lotta, il mondo il campo di battaglia dove l’uomo è chiamato ad affrontare il più terribile degli incubi: la realtà, unica dimensione in cui la verità può davvero incarnarsi.

ESSENZIALITA’

Published settembre 23rd, 2008 by Paolo De Bei

All’essenzialità appartiene la forma più paradossale della conoscenza: la semplicità.

Dall’essere alto ed al contempo profondo, vergine di alto lignaggio e dal carattere fortificato dalla prova, schiaccia col suo calcagno le avide menti degli ottusi, lasciandoli alle attività di erotismo intellettuale intrattenute con il superbo nozionismo.

Con sguardo veloce e penetrante, l’essenzialità passa in rassegna l’umano genere, in cerca di un singolo, di quel singolo a cui comunicare il proprio sapere e con cui intrattenere dialoghi con la mente, solo dopo averne attraversato la purezza del cuore.
Bianca ed immacolata, sensibile ad ogni sfumatura differente dalla trasparenza, scruta con occhio attento l’anima dell’eccezione: la compattezza della volontà, l’altezza della prospettiva, la lungimiranza degli orizzonti, la profondità del sentimento, la coerenza della nobiltà, il grado di sensibilità, la purezza dell’intenzione, la costanza del suo volere, la forza dell’applicazione, la temperanza dell’assimilazione, la prudenza nella circostanza, la concretezza della speranza, la veemenza della carità, il vigore della fede. In altri termini cercherà semplicità, una qualunque assenza di composizione nel cuore di quel singolo, la privazione di un qualunque compromesso tra il bene ed il male.

Risalirà le vie dell’intelletto per scoprire il coraggio della ragione, la proporzione del suo intendere, la meraviglia del suo scoprire, la sofferenza del suo sapere, l’irrequietezza della sua ricerca, l’umiltà dinanzi al mistero, la pazienza nell’incomprensione, poiché “più d’uno raggiunge la sua cima come carattere, ma la sua mente è inadeguata a questa altezza – e più d’uno il contrario” (Nietzsche).

Qualora l’essenzialità trovasse in quel singolo adeguate caratteristiche, ad egli si concederà come sposa fedele e gioiosa, manifestandosi in lui con la forza portentosa di chi sa distinguere senza dividere, di chi sa unire senza confondere, di chi tutto combatte senza distruggere, di chi sa vincere nella sconfitta.

Ed ecco che l’uomo essenziale, dall’intelletto veloce, profondo e creativo trova la sua beatitudine nell’essere per una volta come i pesci volanti e di giocare sulle estreme creste delle onde, permanendo nel suo essere senza distrazione, al cospetto di quel bene di cui ama farsi libero schiavo.

IL FILOSOFO

Published settembre 20th, 2008 by Paolo De Bei

La scienza oggi è ben pasciuta, ed ha sul viso la cura della buona coscienza, mentre ciò a cui si è progressivamente ridotta tutta la filosofia moderna, questo odierno rimasuglio di filosofia, non suscita che diffidenza e insofferenza, quando non addirittura scherno e compassione.

La filosofia, ridotta a teoria della conoscenza, non è più che una scialba epochistica, (dal greco epoché – dubbio, dottrina dell’astinenza) una filosofia che resta impalata sulla porta ed inibisce a se stessa il diritto di penetrare nell’uomo. Una filosofia al lumicino e in agonia, una cosa da far compassione.

Come potrebbe mai un simile sapere farsi sovrano?
Il filosofo si trova oggi, nel corso della sua formazione, minacciato da pericoli di così numerosa specie che si può ben dubitare che gli sia mai dato di raggiungere la maturità.
Al giorno d’oggi le scienze comprendono un campo vastissimo, e ciascuna eleva la sua torre ad altezza cosi vertiginosa da rendere elevata anche la probabilità che il filosofo, già all’inizio dei suoi studi, scambi il volo naturale dell’anima con la presunzione artificiale di Icaro.

Ecco che la modernità ha partorito uno specialista. Le vette cui il filosofo originario mirava non le toccherà più; quelle da cui lo sguardo si può spingere lontano, al di sopra e al di sotto di lui. Oppure arriverà in alto troppo tardi, quando la stagione a lui propizia, le sue migliori energie, se ne saranno andati; o vi arriverà provato, involgarito, degenerato, di modo che il suo sguardo, la sua capacità di dare un giudizio complessivo sui valori , avranno meno pregnanza.

Talvolta sarà proprio la sua eccessiva delicata coscienza a farlo indugiare e tardare per via; egli può temere la seduzione del dilettante, il millepiedi coi suoi molteplici tentacoli, perché sa fin troppo bene che chi ha perduto la nobiltà dell’essere, non sarà più in grado di prendere la guida di sé, ma tale inibizione lo porterà inevitabilmente ad una fallace staticità. Anche costui, stanco e appesantito, piegherà la sua ambizione al traguardo di farsi un grande commediante, un Cagliostro della filosofia, un pifferaio magico della filosofia; insomma un seduttore.

Alla fin fine è una questione di gusto, quand’anche non fosse una questione di coscienza.

A causa della denaturalizzazione della scienza filosofica, si è creata una radicata confusione nel volgo, il quale si è a lungo ingannato sul conto del filosofo, confondendolo con altri; ora concependolo come uomo di scienza, ora identificandolo con un sapiente, ora considerandolo come figura desueta, o tutta rapita nell’estasi di Dio, ubriaco fradicio di misticismo; ed anche se capita di sentire lodare qualcuno perchè vive da saggio o come un filosofo, ciò non vuol dir niente più che fa una vita prudente e ritirata.

La saggezza, alla plebe, sembra una specie di fuga, un mezzo, un colpo da maestro col quale ci si tira fuori da un brutto gioco; ma il vero filosofo è tutt’altro.

Vive lontano dai sistemi di pensiero accademici, soprattutto in modo personalmente e socialmente temerario, e su di sé avverte il peso e l’obbligo di cento tentativi e cento tentazioni di vita, ed arrischia se stesso di continuo, nella mira di nuove riforme di cui sente la necessità di farsi esempio.

SMS Post

Published settembre 11th, 2008 by admin

Oggigiorno accade che l’approssimativa coscienza dell’uomo non arrivi, per un’ottusita’ conseguente ad un’abitudine alla colpa, a cogliere le contraddizioni e le sproporzioni del male che essa produce e determina. Ciò porta ad un abbassamento qualitativo del Bene da perseguire, poiche’ la distanza tra il giusto e l’errato si riduce sempre piu’: in altri termini il bene viene imbruttito ed il male abbellito. Nello spirito si ha dunque un rovesciamento: la mente ottusa non produce piu’ i suoi giudizi su base oggettiva, ma ignora volontariamente la realta’ per indolenza spirituale, arrivando a configurare un mondo in cui le contraddizioni personali sono risolte nel processo di un pensiero astratto, autoreferenziale ed omertoso, per cui se la realta’ non coincide con il proprio giudizio, tanto peggio per la realta’. E’ l’ideologia elevata ad egoismo. – scritto via sms -

DANZARE NEL PENSIERO

Published agosto 29th, 2008 by Paolo De Bei

Che volete da me, acculturati manigoldi e cenciosi scribacchini di pensiero? Le vostre cataratte trovano forse somiglianza tra il vostro riflettere polveroso ed il mio vibrare musicalità?
Flemmatici e vaporosamente polemici anestetizzate le anime con un dire rigido e mieloso, tranciando con denti di squalo dal midollo d’invidia le gambe che ancor vogliono scalpitare nella marcia.
Malaticci ed infingardi ritenete inconcepibile che il genio possa spingersi fino alle articolazioni più estreme, per rendere nuovamente una danza gagliarda e vitale, poiché il vostro canceroso sapere altro non conosce che la penombra di una ragione svigorita e pesante.
Tacitamente concordi nel vostro sodalizio, divulgate verboso noziosnismo o zozza banalità, reputando superfluo un qualsiasi stile che dia vigoria all’essere, poiché incapaci di una qualunque profondità che voglia unire e fondere in musica uno sterile pensiero.
Già vedo il vostro capo chino dinanzi al calamaio e lo stomaco borbottante pigrizia: a quale incomparabile velocità io mi stancherò della vostra noiosa ed inconcludente intelligenza?
Non mi fido della vostra carne sedentaria, fiaccamente partoriente un pensiero che non conosce movimento, dolore, canto, gioco, forza, volontà, corsa, danza e musica, poiché anche l’esubero muscolare e nervoso deve accompagnare una creazione, per dare ad essa la vivacità del predatore a caccia di anime.
Nessuna vivacità dell’esistenza in voi, ma solo boriosa vanità e vicendevole compiacimento d’intelletto.
Che avrò mai a che fare con voi, io che non so far altro che cercare la musicalità del pensiero per danzare in esso?

PROCLAMARE LA VERITA’

Published agosto 26th, 2008 by Paolo De Bei

La riflessione intelligente e socialmente impegnata è il modo attraverso cui l’anima gioca a barare con se stessa, compiacendosi nell’inganno dell’aver superato la brutalità ignorante in cui era confinata. Con un colpo di coda si bea nell’illusione di aver spazzato via la propria grossolanità e di aver ad essa sostituito la cultura, la conoscenza, la nozione, il ragionamento, il metodo, il sistema, il pensiero apologeta ed edificante. E’ il pensiero, dunque, è la sua oggettiva capacità di speculazione la soluzione borghese e benpensante all’imbarbarimento degli spiriti, poiché è la capacità di compiacere eticamente il gregge che rende la comunità fiera della sua stessa dottrina e riappacificata con quella sua dimensione ovina dell’essere.

Qualora si manifestasse uno spirito più risoluto, ostinato a non voler tanto riflettere sul discorso per cui la verità è la verità, come colui che trova beatitudine nell’osservare il sole affermandone, spiegandone e dimostrandone la presenza; se tale spirito avesse in sé l’ardire di volersi relazionare in prima persona con tale verità, non più dall’esterno, ma dall’interno della sua persona, cosa mai accadrebbe a quel pensiero così meravigliosamente già compiuto nella sua stessa dottrina e propugnato in modo così battente? Di certo accadrebbe l’irreparabile, poiché subentrerebbe in esso la categoria mobile ed incerta del divenire.

La dottrina, il pensiero oggettivo ed i suoi inganni, sarebbero presto smascherati da colui che andrebbe a conoscere in prima persona ogni aspetto di quella conoscenza che i predicatori del sistema conoscevano solo per una misera via speculativa, tanto che da sopra i tetti di ogni casa si sentirà proclamare:
“Ascoltate e udite le mie parole! Molto è il talento da voi sviluppato nell’analisi e nello studio dei problemi, ma è giunta l’ora di divenire problema a voi stessi: abbandonate le vie della dialettica e della dimostrazione, ma insinuatevi nelle vibrazioni dell’essere ed imparatene il linguaggio, così che la vostra cultura non sia più vano sproloquio della ragione, ma sia generato dal sapere vivo dell’abbondanza del cuore! Abbandonate le verbose divergenze intellettuali, mettete a silenzio il vostro falso e concettuoso dialogare e provate sulla vostra pelle le stigmate che la verità imprime nei cuori, tanto che il suo essere proclamata non sarà più segno di compiacimento personale, ma sarà l’eccesso di sofferenza che lo spirito non saprà contenere!”

Et respondens universus populus dixit sanguis eius super nos et super filios nostros (Mt. 27,25)

IN SPIRITO E VERITA’

Published agosto 20th, 2008 by Paolo De Bei

I giganti dello spirito non sono mai stati una cosa sola con se stessi. Le psicologie basse ed ingarbugliate che in via approssimativa si assestano e si barricano su un unico modus essendi, assomigliano a quell’artista che per dipingere il mondo pensa di potersi servire delle volgari mescole di colore vendute al dispaccio sotto casa.

Ecco, dunque, che gli scienziati si assolutizzano il metodo sperimentale, degenerandolo in scientismo presuntuosamente onniscente; ecco che gli economisti proiettano le categorie di dare/avere su ogni particella del mondo, negando ipso facto la supremazia dell’essere; ecco che gli intellettuali si arrabattano sugli astratti specchi partoriti dai loro postulati teorici, seppellendo la loro anima sotto le macerie di un fedifrago pensiero ; ecco che i religiosi innalzano i loro vuoti osanna, partorendo nella loro spensierata, tronfia ed autoreferenziale religiosità, la più vistosa prova del tradimento della fede che vanno professando.

Spirti piccoli, bassi, incapaci di potenza creatrice, così ignobilmente cannibali da cibarsi degli altrui pensieri, per rivisitarli a proprio piacere e chiuderli all’interno del tabernacolo del proprio Io, abitato da precetti asettici e perentoriamente da seguire, divulgare e far trionfare.

E’ forse in vista di questi fastidiosi e talvolta velenosi insetti spirituali che Pascal ebbe l’intuizione di dire che bisognerebbe essere ad un tempo pirroniani, matematici e cristiani, per avvicinarsi ad una qualunque scienza, fosse anche quella della vita.
Laddove il pirroniano dubita, il matematico afferma e laddove la ragione non giunge la fede si assoggetta.

Uno, cento, mille esseri vivono nel gigante dello spirito, ciascuno desideroso di trovare predominio e tutti tormentati da un caos vibrante, incontenibile, imperioso, che permette loro di legarsi, scambiarsi, penetrarsi ed intersecarsi, fino a che lo spirito, demiurgo ordinatore e fabbro dall’impietoso martello, trova la combinazione irradiante della novella creazione, della sfavillante grandezza, della magnificente potenza e del vivo sapere.
In colui che è predestinato alla grandezza vigila con scettro di ferro l’occhio penetrante rivolto all’essenziale e morte trovano le superflue ramificazioni dell’essere, utili soltanto a rubare linfa vitale e a rallentare la fortificazione.

Non più differenza tra mente e cuore, ma solo spirito e nient’altro che spirito, inespugnabile fortezza in cui la carne, l’intelligenza ed il sentimento si son dovuti alleare e fondere assieme, per forgiare il macete con cui farsi strada nell’impervia selva in cui il gigante precipita.

Non più canzonette per uditi rozzi e grossolani, ma danze maschie e risolute alle note di maestosi flauti; non più attesa di riflessione, non è più tempo oramai: questa è l’ora di accedere al mistero della bellezza e della sua visione.
Portate le cianfrusaglie del vostro cuore al fabbro dei cuori: egli le trasformerà in sciabole, vi trafiggerà e amputerà con mano sicura ogni parte a voi inessenziale, per poi accrescere un caos vorticoso dentro di voi da cui solo i più forti sapranno uscire. Coloro che sopravviveranno, conosceranno cosa significa “in spirito e verità” (Gv 4,23).