Tag Archive "onore"

VINCERE PER NON MORIRE

Published ottobre 19th, 2008 by Paolo De Bei

Che cosa significa pensare o ritenere giusto un ideale, tanto da spingersi a vivere la vita in modo vero? Significa scoprire ed ideare nuove possibilità, produrre mutamenti che preludono metamorfosi esistenziali.

La vita rende attivo il pensiero, mentre il pensiero rende affermativa la vita. Corpo, passioni, affetti, cessano di essere disordinati e si indirizzano unitamente verso l’obiettivo da raggiungere.
Chi cerca la felicità nella verità è facilmente accusato di essere fonte di divisione, poiché il giusto è fastidioso per chi ha bisogno di avere ragione, di vincere.
La persecuzione è il segno di una libertà esercitata ogni giorno, nella fedeltà continua ai propri valori, per quanto, è necessario dirlo, non è conseguenza logica del perseguitato essere nella verità.

La vita è lottare per scopi sempre più alti. L’energia è la caratteristica della volontà forte; il controllo regola l’espressione della volontà; la concentrazione è il mezzo che mantiene nella coscienza le immagini delle azioni che si vogliono compiere; la decisione aiuta a superare l’insicurezza che ritarda; la perseveranza mantiene la volontà nello stato iniziale; la sintesi è la qualità più importante, che serve ad osservare in solo sguardo il tutto, favorendo l’armonizzazione della persona.
Il mondo è ed è destinato ad essere un luogo di vittoria o di sconfitta: forza di carattere, volontà, perseveranza, pazienza, ci proteggono dal pericolo di essere spiritualmente distrutti. La vita è un continuo combattimento con i nostri ed altrui contrari.
La vita è una lotta, il mondo il campo di battaglia dove l’uomo è chiamato ad affrontare il più terribile degli incubi: la realtà, unica dimensione in cui la verità può davvero incarnarsi.

LA MORTE E L’ACCIAIO

Published agosto 1st, 2008 by Paolo De Bei

Per te ho forgiato il mio miglior acciaio, affinché con la tua ascia potessi irrompere nelle pareti di porfido dei cuori; l’ho reso immune al tempo, affinché senza posa tu potessi infrangere la tua spada sulle corazze di vidia con cui gli uomini difendono la loro maligna ottusità; l’ho reso più splendente del diamante, affinché la tua vittoria potesse essere coronata di luce; l’ho reso più leggero del vento, affinché io potessi vederti danzare leggiadro nel combattimento, ma tu hai rifiutato il mio dono regale, perché timoroso della lotta e castrato nell’ideale.

Sempre troppo il sacrificio di colui che nulla è disposto a perdere. Sempre troppo il dolore da sopportare per il villano che non conosce né amore né odio, ma solo il tiepido piscio sgorgante dal proprio egoismo.

Ti ho chiesto di incedere ai miei ordini come un guerriero silenzioso, solitario, risoluto, pago della sua invisibile operosità, ma tu hai scelto tanto diversamente quanto coscientemente,  unendoti a quel riflusso informe e pavoneggiante di tuoi simili, la cui luccicante apparenza è presto tradita da quell’ignobile zampettare plebeo.
Hai evirato il tuo ultimo tratto di mascolinità spirituale, mentre io auscultavo i movimenti del tuo spirito, vile come il traditore, furbo come la serpe e superbo come l’ottuso.

Ora il tuo cuore è indebolito dagli anni e la tua vita sta per traghettare lungo i fiumi di Ade.
Consumato dall’avidità del tuo egoismo hai conservato il tuo sangue per te stesso e nessuna cicatrice onora il tuo corpo della guerra che lo spirito forte combatte.
Inutile invocare la pietà che si concede agli sconfitti, poiché se ai vinti si concede l’onore di coloro che tutto hanno perduto senza nulla vincere, cosa si potrà mai concedere a chi non ha imbracciato nessuna delle armi da me forgiate e mai si è prestato a danzare con una delle mie asce? Un perdono non sarebbe forse un torto a coloro che ballavano danze maschie e potenti maneggiando la loro lancia?

Il sangue oziosamente conservato ti sarà ora sviscerato in un sol colpo da quello stesso acciaio di cui tu rifiutasti la grandezza ed il potere, per il solo amore di te stesso e su quel sangue navigherai fino agli inferi, dove mai più ti sarà concesso l’onore della guerra, mentre io mi ritirerò nuovamente alla mia grotta per forgiare le nuove armi per quei giovani guerrieri che avranno in dote di danzare con esse.

Noi, senza nome né tempo, antichi artigiani dell’animo umano, precursori di eternità e di pensiero, come eremiti di nuovo ci eclissiamo, nella notturna ricerca di coloro in cui serenità, pazienza, essenzialità e disprezzo delle vanità siano doti tanto innate quanto la magnanima predestinazione alla guerra dei forti spiriti.