mandate letter

Tag-Archive for » ipocrisia «

novembre 23rd, 2008 | Author: Paolo De Bei

Dalla generosità del cuore sia valutato il valore dell’intelletto.
La ragione è furba e sa facilmente mascherare la verità con la sottigliezza di un ragionamento.
Chi tutto dona di se stesso, fino a non aver più nulla da perdere, arriva anche a non aver più nulla da nascondere.

ottobre 22nd, 2008 | Author: Paolo De Bei

La volontà permette a chiunque di scegliere la cattiveria, intelligenti o meno, mentre alla base della volontà c’è la decisione di stare dalla parte del bene o del male.
C’è chi ha sufficiente carattere per assumersi la responsabilità di tale scelta, poi ci sono i doppi, gli ipocriti, coloro che nascondono la propria scelta reale o la rimandano con arguzia.

Lo stratagemma di colui che si sdoppia tra bene e male sta nella sua mutevolezza: fluisce, non permane mai su un solo piano, ma ripartisce il suo apparire in modo diretto ed indiretto, così da presentare coerenza di forma ed ostentata affidabilità, per mezzo di quel vizioso dosaggio calcolato di sorrisi e cose non dette.

Per l’ipocrita ogni cosa si capovolge e la vita diviene una perpetua pantomima.
Quando soffia il vento della discordia e divampano dissidi, rimane tranquillo e paziente in un apparente indifferenza, nella quale, in realtà, rimane vigile sull’evoluzione della situazione, per gestirla al meglio secondo il suo interesse. I cinesi direbbero: seduti in cima a un’altura, si assiste alla lotta delle tigri.
In questo stratagemma l’attesa si deve fare paziente, perché si dovrà attendere a debita distanza lo scemare del caos sul terreno.Quando l’incendio avrà consumato le forze altrui, allora la situazione si sarà evoluta nel vantaggio desiderato. A quel punto, si passerà all’azione e si raccoglieranno i frutti voluti.
In uno stato mentale sorto dalla fiducia nelle proprie risorse interiori, l’abile stratega si adatta flessibilmente al mutamento degli eventi. Osservando in modo concentrato e diretto la situazione, egli ne coglierà i dettagli e saprà trarre vantaggio dal potenziale che si trova insito in ogni situazione.
Ora mite e sottomesso, ora intraprendente e propositivo, sa ispirare fiducia e tranquillizzare gli spiriti, mentre tesse la maglia della sua trama .

Miele sulle labbra, pugnale alla cintola.
Per indurre l’altro ad abbassare la guardia, l’ipocrita cela le intenzioni ostili dietro una facciata di leale comportamento e amicizia. I cinesi chiamano questa strategia “la tigre che sorride”.
Il tipo di sorriso della tigre dipende dal tipo di avversario: se è vanitoso oppure ottuso, bisogna adularlo e compiacerlo con parole lusinghiere; se umile, cercare di inorgoglirlo; se indeciso, disorientarlo; se povero arricchirlo.Una volta adescato gli si presenterà una situazione negativa come positiva. Si potrà fargli accettare incombenze gravose che nessuno accetterebbe, presentandole come la fortuna che gli bussa alla porta. Scoprirà solo in un secondo tempo e a proprie spese di essere caduto tra gli artigli della tigre che sorride.
L’idea di celare un coltello dietro un sorriso, nasconde l’ostilità interiore, che apparirà solo quando ci sarà il balzo finale della tigre.

L’ipocrita cerca di accattivarsi la nostra fiducia parlando piano, quasi umilmente, ma, diversamente dall’umile, gioca sui legami personali e ne esalta la solidità con l’enfasi del più ammaliante oratore.
Il saggio sa che l’umiltà non si imita, perché per esperienza la vive e pertanto riconosce i mentitori che nascondono lo scopo di attaccare per uccidere a sorpresa.
Confucio diceva: saggio è colui che senza sospettare l’inganno né nutrendo sfiducia, scopre immediatamente gli inganni e l’inaffidabilità altrui.

settembre 29th, 2008 | Author: Paolo De Bei

“Io credo, io credo”: l’infingarda menzogna preposta dinanzi alle convenzioni domenicali, ove le mani si incrociano in gesti di pace, oltre la cui apparenza è pronto il veleno omicida, atto a finire la preda, già immobilizzata dalla stretta mortale dell’invidia.

Al suono delle campane ecco accorrere gli inguaribili romantici, gli immancabili paganti questuali, prontissimi a barattare il proprio euro con una dose di auto suggestione e filanti parole annuncianti amore e pentimento, ma ahimé: come ogni teatro anche il sacro tempio deve chiudere le proprie porte e ciascuno tornare nelle proprie latrine spirituali, ove il puzzo del proprio liquame si è arricchito dell’ipocrisia festiva.

Il piacere della considerazione, il sentirsi buoni, il compiacimento del vittimismo, l’aver trovato qualcuno che ti giustifica, la suggestione pseudo mistica, il clamore dello straordinario, il vagabondare in pellegrinaggi per riempire il proprio tempo, l’incrociare la spada per vincere battaglie puramente ideologiche… non è fede, ma è solo ciò che ci interessa della fede, reinterpretato a nostro piacimento. Si sceglie solo ciò che ci è piacevole, coronando con la croce la nostra apparente santità, conquistata sotto le integerrime prove mandate dal maligno, attraverso le quali si è dato mostra di come la propria anima sia arrivata alla fusione con Dio.

Tutte vomitevoli sciocchezze di basso profilo, emananti insopportabile fetore.

Abbiamo la presuntuosa concezione di conoscere chi sia Dio, solo perché nella Persona di Dio riusciamo ad imprimervi la proiezione di tutta la nostra superbia. Ciò che noi abbiamo la presunzione che sia Dio è spesso ciò che noi vorremmo essere o, nel migliore dei casi, come a noi piacerebbe che fosse Dio.

Forse dovremmo avere l’umiltà di riflettere un secondo per analizzare che cosa stiamo facendo, che cosa stiamo scegliendo.

In verità credo che non ci attendano buone notizie.