Tag Archive "invidia"

VERITA’ CHE FERISCONO

Published febbraio 3rd, 2009 by Paolo De Bei

La vendetta dei piccoli di spirito nei confronti di coloro che lo sono meno, consiste spesso nel tentativo di confondere le rotte di navigazione, al fine di vedere arenata una così nobile imbarcazione, anche se solo per un istante.

Spruzzare fanghiglia in acque cristalline è la soddisfazione su cui il ciarlatano fonda il suo contemplare, misurando il proprio gaudio nella proporzione in cui riesce a ribassare profondità e altezza ad un più mediocre intendere.
L’inganno gioca per lo più nella proiezione di ombre confuse, così come Chateaubriand ha ben inteso:

“Gli uomini prendono spesso verità per errore, perché ogni qualità del cuore o dello spirito ha in corrispondenza la sua immagine falsata: la freddezza somiglia alla virtù, il ragionare alla ragionevolezza, la vuotezza alla profondità”.

Che l’invidioso persegua scrupolosamente la natura della sua scelta non è una novità, ma ciò che più ferisce è il commento che nasce nel suo cuore una volta riuscito nel suo intento: “L’ho messo alla prova: è lui a non essere stato degno della regalità del percorso intrapreso “.
Ferisce perché, probabilmente, è vero. 

TUTTI ALLA MESSA

Published settembre 29th, 2008 by Paolo De Bei

“Io credo, io credo”: l’infingarda menzogna preposta dinanzi alle convenzioni domenicali, ove le mani si incrociano in gesti di pace, oltre la cui apparenza è pronto il veleno omicida, atto a finire la preda, già immobilizzata dalla stretta mortale dell’invidia.

Al suono delle campane ecco accorrere gli inguaribili romantici, gli immancabili paganti questuali, prontissimi a barattare il proprio euro con una dose di auto suggestione e filanti parole annuncianti amore e pentimento, ma ahimé: come ogni teatro anche il sacro tempio deve chiudere le proprie porte e ciascuno tornare nelle proprie latrine spirituali, ove il puzzo del proprio liquame si è arricchito dell’ipocrisia festiva.

Il piacere della considerazione, il sentirsi buoni, il compiacimento del vittimismo, l’aver trovato qualcuno che ti giustifica, la suggestione pseudo mistica, il clamore dello straordinario, il vagabondare in pellegrinaggi per riempire il proprio tempo, l’incrociare la spada per vincere battaglie puramente ideologiche… non è fede, ma è solo ciò che ci interessa della fede, reinterpretato a nostro piacimento. Si sceglie solo ciò che ci è piacevole, coronando con la croce la nostra apparente santità, conquistata sotto le integerrime prove mandate dal maligno, attraverso le quali si è dato mostra di come la propria anima sia arrivata alla fusione con Dio.

Tutte vomitevoli sciocchezze di basso profilo, emananti insopportabile fetore.

Abbiamo la presuntuosa concezione di conoscere chi sia Dio, solo perché nella Persona di Dio riusciamo ad imprimervi la proiezione di tutta la nostra superbia. Ciò che noi abbiamo la presunzione che sia Dio è spesso ciò che noi vorremmo essere o, nel migliore dei casi, come a noi piacerebbe che fosse Dio.

Forse dovremmo avere l’umiltà di riflettere un secondo per analizzare che cosa stiamo facendo, che cosa stiamo scegliendo.

In verità credo che non ci attendano buone notizie.

INDIETRO, FINO ALLA COMPRENSIONE DEGLI UOMINI

Published agosto 19th, 2008 by Paolo De Bei

La vendetta dei ristretti di spirito contro coloro che lo sono meno è quella di giudicarli e pregiudicarli secondo una condotta di una morale precettistica; per loro questo è anche una specie di indennizzo del fatto che la natura con loro abbia operato così male, ed infine anche un’opportunità per attingere un po’ di spirito e farsi affini: la cattiveria spiritualizzata.
Per essi è un beneficio che i grandi di spirito siano contenuti e ribassati da un codice di regolamentazione di fronte al quale ciascuno è livellato al pari di tutti e la loro vendetta li porta a credere a Dio per una necessità logica, e non tanto per fede, perché la divinità permette loro di proclamare l’uguaglianza dei mediocri con i giganti di fronte a quel dio fabbricato dalla loro cattiveria.
Sovvertono il mondo e le sue leggi con un’ossessiva e feroce spiritualità, sintesi di invidia e acuta malizia.

Invece è cosa di pochissimi essere indipendenti: è una prerogativa dei forti.
Costoro si inoltrano in un labirinto, moltiplicano i rischi che la vita già per sua natura reca con sé, dei quali non è il minore il fatto che nessuno abbia sotto gli occhi il modo in cui cominciano a smarrirsi e, isolati da tutti, vengono dilaniati brano a brano da un qualche minotauro partorito dagli abissi della loro coscienza.
Posto che un individuo simile se ne torni sulla terra, tutto ciò accade in un mondo così lontano dall’umano senno che gli uomini non se ne avvedono, né lo condividono: – eppure quello non può più tornare indietro. Egli non può più tornare indietro, fino alla comprensione degli uomini.