Tag Archive "inferno"

NUOVI GIACOBBE

Published Agosto 9th, 2008 by mastrofabbro

mastrofabbro NUOVI GIACOBBERiposare non mi serve, forse neppure più il lottare. 
Come novello Giacobbe (Gen. 32, 25-31) ho osato spingere il cuore sui monti proibiti degli déi, per confrontarmi con gli spiriti che di fortezza son portatori e per misurar di quale valore fosse la vita mia.

Esplorate le vette sacre e gettati gli occhi dell’uomo imperfetto nel baratro del mondo apparente, altro non mi è rimasto che contemplar Verità, sì pura e vittoriosa da esser indipendente dal sentimento infuocato di chi per lei lotta, sì alta e profonda da rimaner annoiata del riflessivo pensar del saggio.

Eppur, per a lei giungere, le cicatrici del guerriero ho dovuto imprimermi nella pelle; e, per a lei presentarmi, le numerose notti insonne del sapiente contano ora le mie membra! Ma Verità mai si è lasciata tangere dalle mie mani, poiché troppa lontananza vi è tra lei che domina ed io che servo.

Ella di tutto ha voluto spogliarmi, e con sé mi ha portato in questo luogo senza ritorno, né vuoto né pieno, ove il caldo è simile al freddo e dove l’ingaggiar battaglia più non desta né ardimento né furor nel cuore, poiché nulla più ha il sapor dell’umano.
Non mi rimane che forgiare l’acciaio dalla tempra gagliarda, affinché voi, nuovi Giacobbe, possiate dar percussione implacabile al vostro spirito, risalendo la cruenta scala, per giungere quaddove l’esser di Lei schiavi, coincide con il massimo del regno e della gloria.

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SU PASCOLI ERBOSI MI FA RIPOSARE

Published Luglio 30th, 2008 by admin

mastrofabbro SU PASCOLI ERBOSI MI FA RIPOSARESe si vanta, l’abbasso; se s’abbassa, lo innalzo; lo contraddico sempre fino a che comprenda che è un mostro incomprensibile (B. Pascal).
Derido colui che già non si beffi di se stesso e come vento australe canto e danzo sul suo tronfio ventre, calpestandolo finché da esso non rigurgiti la chiaroveggenza illuminata della sua impotenza.

Vieni ai miei pascoli e dimenticherai i tuoi rammolliti pensieri e le tue effemminate sofferenze, poiché ogni lirismo astratto sarà falciato da una lama tanto fredda da essere rovente ed il tuo crederti maestro sarà presto frantumato dalle mandibole di orchi feroci e fate assassine.  
La tua presunzione si scioglierà come grasso colante al fuoco di una lava incandescente e le tue misere debolezze saranno spappolate al suolo da una forza di gravità a cui solo i più forti sanno sopravvivere.
Se all’anima riuscirà di rimanerti in corpo, allora tu diventerai un demone, un nuovo semidio partorito dall’essenzialità dello spirito e dalla fortezza della costanza. Pensiero e volontà coincideranno e nulla che non sarà concreta vitalità sarà da te concepito e dalle altezze in cui avrai costruito il tuo nido, griderai: “La leggerezza del mio sapermi nulla mi ha fatto giungere fin qui. Il pugnale feroce ed omicida del dolore mi ha confidato i segreti degli abissi ed il mio coraggio non li ha ripudiati. Derido me stesso perché vedo altezze inarrivabili e mi abbatto come un angelo apocalittico su coloro che ancora qualcosa si credono, perché ho scoperto che nulla di più basso e falso c’è dell’impertinenza dello spirito!”

In cambio io ti darò l’incomprensione ed il disprezzo degli uomini, poiché loro non comprendono né il dolore né la realtà più vera che da esso scaturisce. Affaccendati nel lustrare e cospargere di pajette i loro spiriti sepolcrali, non useranno muoversi in tuo soccorso, poiché, a tua volta, arriveresti a cantare e danzare su di loro, proprio come quel giorno lontano accadde a te. Ti temeranno e perciò ti odieranno e preferiranno ucciderti piuttosto di prestare il loro ventre ai tuoi piedi insanguinati, sopravvissuti ai pascoli in cui ti avevo condotto.
E tu, con il distacco del savio, disprezzerai coloro che un tempo furono tuoi simili, per la maliziosa viltà del preferir marcire nel loro claudicante spirito, piuttosto di vedere il proprio sangue traghettarli alle alte e disilluse immagini della verità.

E tu, cosa sei disposto a perdere?

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