Tag Archive "fede"

TRATTATO DI ATEOLOGIA

Published Ottobre 29th, 2008 by mastrofabbro

 TRATTATO DI ATEOLOGIAAnche se con un po’ di sangue amaro ho portato a termine la lettura del saggio di Michel Onfray Trattato di ateologia, trattatello per la verità un po’ rozzo, ma sicuramente efficace nella trasmissione di quelle vibrazioni negative nei confronti della dimensione religiosa e del Cristianesimo in particolare.

L’impronta generale del saggio è condita di un livore saccente e presuntuoso su cui esercitare pazienza, ma con la dovuta cautela mi permetto di complimentarmi con l’autore per alcune osservazioni centrate, almeno se spogliate di quella prepotenza stilistica di cattivo gusto.
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Il libro in oggetto procede con una concezione aprioristicamente orizzontale della fede, il che rende l’autore incolmabilmente lontano dalla confutazione del problema religioso. Limitandosi a trattare della religiosità come un costrutto ideologico, come un impianto razionale postulatorio, non fa che scadere in una irriverente ateismo autoreferenziale.

Ad Onfray va risposto che il presupposto religioso si fonda su una relazione tra il singolo e Dio e la pretesa di trattare di Cristianesimo, mortificando quella dimensione verticale senza cui il Cristianesimo viene a mancare, non è propriamente indice di serietà.
Tale fattore, rimanendo pressoché ignorato, rende vana l’intenzionalità distruttiva che sta alla base del libro, poiché non è attraverso una stigmatizzazione degli errori umani, provati o meno che siano, che si smonta una metafisica dell’esistenza.

Ad ogni modo, se letto sotto una certa ottica, Onfray rende un servigio encomiabile al popolo cristiano, che, se onesto con se stesso, noterà di essere affetto da numerose delle malattie spirituali elencate.

Una certa diffidenza nei confronti dell’intelligenza e della scienza, un insano atteggiamento fideistico per la dottrina rivelata, la riluttanza ad ammettere i torti storici del passato, l’ottusità nel comprendere le posizioni non-cristiane, un certo squilibrio nella relazione tra dimensione corporea e spirituale, un’eccessiva voglia del sensazionale, una vaga forma di presunzione del sapere etico, l’incapacità di relazionarsi a culture a noi differenti, la mancata volontà di adeguare un linguaggio accettabile anche per i non religiosi nell’esprimere le proprie ragioni, ecc. fanno di questo libro un esame di coscienza per quelle che dovrebbero proporsi come élite della fede.

Certo, un libro rozzo e sprezzante, di impronta indecorosamente ideologica, ma che permette di muovere lo sguardo ad un’autocritica sincera, a dimostrazione che se la fede è vera, noi la rendiamo sbagliata attraverso una testimonianza mediocre e priva di autenticità.
Se è pur vero che i presupposti della fede non possono essere confutati, è altrettanto vero che la fede stessa va testimoniata in modo consono. L’impianto dottrinale cristiano rimarrà sempre e comunque sterile se non è annunciato da un testimone credibile.
Il Cristianesimo è verità, ma le contraddizioni che assume nella tua persona lo rendono falso: lo rendono falso dentro di te, e questa è la peggior colpa.

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TUTTI ALLA MESSA

Published Settembre 29th, 2008 by mastrofabbro

 TUTTI ALLA MESSA“Io credo, io credo”: l’infingarda menzogna preposta dinanzi alle convenzioni domenicali, ove le mani si incrociano in gesti di pace, oltre la cui apparenza è pronto il veleno omicida, atto a finire la preda, già immobilizzata dalla stretta mortale dell’invidia.

Al suono delle campane ecco accorrere gli inguaribili romantici, gli immancabili paganti questuali, prontissimi a barattare il proprio euro con una dose di auto suggestione e filanti parole annuncianti amore e pentimento, ma ahimé: come ogni teatro anche il sacro tempio deve chiudere le proprie porte e ciascuno tornare nelle proprie latrine spirituali, ove il puzzo del proprio liquame si è arricchito dell’ipocrisia festiva.

Il piacere della considerazione, il sentirsi buoni, il compiacimento del vittimismo, l’aver trovato qualcuno che ti giustifica, la suggestione pseudo mistica, il clamore dello straordinario, il vagabondare in pellegrinaggi per riempire il proprio tempo, l’incrociare la spada per vincere battaglie puramente ideologiche… non è fede, ma è solo ciò che ci interessa della fede, reinterpretato a nostro piacimento. Si sceglie solo ciò che ci è piacevole, coronando con la croce la nostra apparente santità, conquistata sotto le integerrime prove mandate dal maligno, attraverso le quali si è dato mostra di come la propria anima sia arrivata alla fusione con Dio.

Tutte vomitevoli sciocchezze di basso profilo, emananti insopportabile fetore.

Abbiamo la presuntuosa concezione di conoscere chi sia Dio, solo perché nella Persona di Dio riusciamo ad imprimervi la proiezione di tutta la nostra superbia. Ciò che noi abbiamo la presunzione che sia Dio è spesso ciò che noi vorremmo essere o, nel migliore dei casi, come a noi piacerebbe che fosse Dio.

Forse dovremmo avere l’umiltà di riflettere un secondo per analizzare che cosa stiamo facendo, che cosa stiamo scegliendo.

In verità credo che non ci attendano buone notizie.

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ESSENZIALITA’

Published Settembre 23rd, 2008 by mastrofabbro

0000164a ESSENZIALITAAll’essenzialità appartiene la forma più paradossale della conoscenza: la semplicità.

Dall’essere alto ed al contempo profondo, vergine di alto lignaggio e dal carattere fortificato dalla prova, schiaccia col suo calcagno le avide menti degli ottusi, lasciandoli alle attività di erotismo intellettuale intrattenute con il superbo nozionismo.

Con sguardo veloce e penetrante, l’essenzialità passa in rassegna l’umano genere, in cerca di un singolo, di quel singolo a cui comunicare il proprio sapere e con cui intrattenere dialoghi con la mente, solo dopo averne attraversato la purezza del cuore.
Bianca ed immacolata, sensibile ad ogni sfumatura differente dalla trasparenza, scruta con occhio attento l’anima dell’eccezione: la compattezza della volontà, l’altezza della prospettiva, la lungimiranza degli orizzonti, la profondità del sentimento, la coerenza della nobiltà, il grado di sensibilità, la purezza dell’intenzione, la costanza del suo volere, la forza dell’applicazione, la temperanza dell’assimilazione, la prudenza nella circostanza, la concretezza della speranza, la veemenza della carità, il vigore della fede. In altri termini cercherà semplicità, una qualunque assenza di composizione nel cuore di quel singolo, la privazione di un qualunque compromesso tra il bene ed il male.

Risalirà le vie dell’intelletto per scoprire il coraggio della ragione, la proporzione del suo intendere, la meraviglia del suo scoprire, la sofferenza del suo sapere, l’irrequietezza della sua ricerca, l’umiltà dinanzi al mistero, la pazienza nell’incomprensione, poiché “più d’uno raggiunge la sua cima come carattere, ma la sua mente è inadeguata a questa altezza - e più d’uno il contrario” (Nietzsche).

Qualora l’essenzialità trovasse in quel singolo adeguate caratteristiche, ad egli si concederà come sposa fedele e gioiosa, manifestandosi in lui con la forza portentosa di chi sa distinguere senza dividere, di chi sa unire senza confondere, di chi tutto combatte senza distruggere, di chi sa vincere nella sconfitta.

Ed ecco che l’uomo essenziale, dall’intelletto veloce, profondo e creativo trova la sua beatitudine nell’essere per una volta come i pesci volanti e di giocare sulle estreme creste delle onde, permanendo nel suo essere senza distrazione, al cospetto di quel bene di cui ama farsi libero schiavo.

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SPIRITO D’ECCEZIONE

Published Settembre 15th, 2008 by mastrofabbro

repressione_03-273x300 SPIRITO DECCEZIONEIl volgare trattamento che la cultura di massa ha riservato alle caustiche realtà dello spirito, ha portato ad una barbara approssimazione dell’animo umano, ingannando facilmente il profilo pressapochista dell’analfabeta spirituale contemporaneo.

“Gli uomini prendono spesso verità per errore, perché ogni qualità del cuore o dello spirito ha in corrispondenza la sua immagine falsata: la freddezza somiglia alla virtù, il ragionare alla ragionevolezza, la vuotezza alla profondità” (Chateaubriand).

Infrollito dal borghese intendere dell’avere, il barbaro frequentatore della religiosità a basso costo ha certo più interesse a cogliere l’aspetto emotivo del neofita che non l’asperità della costante lotta ascetica dell’aristocratico.
Impantanato nella ricerca di un qualche cosa che scuota l’impatto emotivo, lo stuolo dei mollicci mestieranti della fede si prona dinanzi a qualunque idea o fatto che confermi quelle piacevoli convinzioni, che assiomaticamente si sono poste a conditio sine qua non della propria patologia religiosa.

Nasce, così, la balocca consuetudine dell’insipiente, per cui il grado di intensità psico emotiva che raggiunge nella propria interiorità malata, è per lui la medesima nobiltà d’animo del gigante dello spirito, sfociando, invece, nelle puerili ed irrazionali logiche dello schizofrenico religioso.

Inutile sentenziare sugli errori del laicismo moderno se prima l’homo religiosus non fuoriesce da quel perverso meccanismo per cui se i fatti lo contraddicono, “tanto peggio per i fatti”.
Incarnare una religiosità sentimentale ed irrazionale è la colpa che grida vendetta ai nostri padri, della cui dottrina ci si è voluti servire per erigere castelli ideologici ora tradizionalisti ora progressisti, al fine di incasellare il mondo nei propri acrobatici tentativi di dittatura sulla realtà.

E’ per noi, traditori di un’incarnata dottrina che riecheggiano le parole del poeta:
E i popoli stessi son colti dalla voluttà della morte.
E tramontano le civiltà eroiche…
” (Chateaubriand).

Ed infine, nel burrascoso tramonto di un’era, sorgono, in qualche catacomba del mondo, le eccezioni, quei singoli che hanno trovato nella rassegnazione ad un ideale l’olezzo insopportabile di cui puzza la volgare viltà dell’edonismo contemporaneo.
Rivoltosi ed indignati, concentrano il proprio impegno alla ricerca della onesta e disinteressata verità, che sia per essi vantaggiosa o svantaggiosa. Costanti nel gaudio e nello sconforto, superano le prove che il destino attende, affrontando con timore e tremore quel laccio che gli è teso su tutti i sentieri (cfr. Osea 9,8), talvolta piegati dalla fatica a cui la costanza obbliga.

E’ in questa ostentata avversità, priva dei fervori gaudenti dei suddetti, che l’uomo è provato nel suo ideale, novello Giobbe che tutto sa perdere, ma non l’onore del suo fermo sposalizio a ciò che in coscienza ritiene il Bene.
Fedele a se stesso, agisce in funzione del suo pensiero e non indietreggia dinanzi alle intimidazioni di una società che lo rifiuta.
Con bocca di profeta annuncia ciò che vede, conscio della responsabilità che su di lui incombe, poiché penetrare l’anima dell’uomo e del mondo è una faccenda riservata alla spregiudicata nobiltà di chi tutto gioca per l’essere e nulla riserva per l’avere.

Schiacciato dal suo aristocratico ambire, scava in profondità la sua anima, sprigionando in modo proporzionale le ali che lo porteranno alle altezze dei nobili rapaci, che, come attente sentinelle, focalizzano da ineguagliabile altura il particolare più nascosto. Sentinella attenta del popolo che lo disprezza, sosta infaticabile alla contemplazione attiva della sua verità, pronto come un arciere a scoccare precisa la freccia che penetrerà profonda nel cuore della propria e dell’altrui coscienza.

L’inspiegabilità di una scelta dolorosa è il paradosso che crea lo spirito d’eccezione.

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IN SPIRITO E VERITA’

Published Agosto 20th, 2008 by mastrofabbro

liberaci-dal-male IN SPIRITO E VERITAI giganti dello spirito non sono mai stati una cosa sola con se stessi. Le psicologie basse ed ingarbugliate che in via approssimativa si assestano e si barricano su un unico modus essendi, assomigliano a quell’artista che per dipingere il mondo pensa di potersi servire delle volgari mescole di colore vendute al dispaccio sotto casa.

Ecco, dunque, che gli scienziati si assolutizzano il metodo sperimentale, degenerandolo in scientismo presuntuosamente onniscente; ecco che gli economisti proiettano le categorie di dare/avere su ogni particella del mondo, negando ipso facto la supremazia dell’essere; ecco che gli intellettuali si arrabattano sugli astratti specchi partoriti dai loro postulati teorici, seppellendo la loro anima sotto le macerie di un fedifrago pensiero ; ecco che i religiosi innalzano i loro vuoti osanna, partorendo nella loro spensierata, tronfia ed autoreferenziale religiosità, la più vistosa prova del tradimento della fede che vanno professando.

Spirti piccoli, bassi, incapaci di potenza creatrice, così ignobilmente cannibali da cibarsi degli altrui pensieri, per rivisitarli a proprio piacere e chiuderli all’interno del tabernacolo del proprio Io, abitato da precetti asettici e perentoriamente da seguire, divulgare e far trionfare.

E’ forse in vista di questi fastidiosi e talvolta velenosi insetti spirituali che Pascal ebbe l’intuizione di dire che bisognerebbe essere ad un tempo pirroniani, matematici e cristiani, per avvicinarsi ad una qualunque scienza, fosse anche quella della vita.
Laddove il pirroniano dubita, il matematico afferma e laddove la ragione non giunge la fede si assoggetta.

Uno, cento, mille esseri vivono nel gigante dello spirito, ciascuno desideroso di trovare predominio e tutti tormentati da un caos vibrante, incontenibile, imperioso, che permette loro di legarsi, scambiarsi, penetrarsi ed intersecarsi, fino a che lo spirito, demiurgo ordinatore e fabbro dall’impietoso martello, trova la combinazione irradiante della novella creazione, della sfavillante grandezza, della magnificente potenza e del vivo sapere.
In colui che è predestinato alla grandezza vigila con scettro di ferro l’occhio penetrante rivolto all’essenziale e morte trovano le superflue ramificazioni dell’essere, utili soltanto a rubare linfa vitale e a rallentare la fortificazione.

Non più differenza tra mente e cuore, ma solo spirito e nient’altro che spirito, inespugnabile fortezza in cui la carne, l’intelligenza ed il sentimento si son dovuti alleare e fondere assieme, per forgiare il macete con cui farsi strada nell’impervia selva in cui il gigante precipita.

Non più canzonette per uditi rozzi e grossolani, ma danze maschie e risolute alle note di maestosi flauti; non più attesa di riflessione, non è più tempo oramai: questa è l’ora di accedere al mistero della bellezza e della sua visione.
Portate le cianfrusaglie del vostro cuore al fabbro dei cuori: egli le trasformerà in sciabole, vi trafiggerà e amputerà con mano sicura ogni parte a voi inessenziale, per poi accrescere un caos vorticoso dentro di voi da cui solo i più forti sapranno uscire. Coloro che sopravviveranno, conosceranno cosa significa “in spirito e verità” (Gv 4,23).

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A PROPOSITO DI CRISTIANESIMO

Published Agosto 17th, 2008 by mastrofabbro

ezech A PROPOSITO DI CRISTIANESIMONel libro di Ezechiele viene raccontato che il Signore rubò improvvisamente la vita della moglie del profeta e che ad un tempo intimò a quest’ultimo: “Tu non fare il lamento, non piangere, non versare una lacrima. Sospira in silenzio e non fare il lutto dei morti: avvolgiti il capo con il turbante, mettiti i sandali ai piedi, non ti velare fino alla bocca, non mangiare il pane del lutto”.(Ez. 24,15-24).

A me pare che la fede del gregge contemporaneo sia affetta da una balbuzia cronica, incapace di esprimere testimonianza reale e credibile a causa di quei frammenti di rozza ed incompleta grammatica spirituale con cui suole esprimersi.
Non esiste più l’alfabetizzazione dell’anima dettata da un’educazione dell’intelligenza ai paradossi divini, che chiedono di vivere per via della morte e ti intimano fortezza per via della privazione.
No, oggi l’applicazione della fede arriva fin dove la ragione comprende i piani di Dio, razionalizzandone le vie e limitandone i percorsi.
Tutti sono diventati “i dottori del più facile”, quand’anche ciò sia da sempre la direzione opposta al Cristianesimo.
Sofferenza, dolore, paradosso, son diventati termini di cui si tratta un po’ con quel tono fiabesco che si utilizza per raccontare ai bambini la favola prima di addormentarsi, così che Abramo ed Isacco si riducono ad esempi letterari di moraleggiante fattura e non rimane che quel risorgere pressaposchista borghese, fatto di sorrisi, divertimento e bell’apparire.

Vi è stato un tempo storico in cui il mondo odiava il Cristianesimo.
E’ venuto poi quello in cui tutti pretendevano di essere cristiani.
Questo è il momento della sintesi, ovvero il tempo in cui il mondo ed i cristiani odiano il vero Cristianesimo.

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