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TEOLOGIA SENZA DIO

Published Dicembre 5th, 2008 by mastrofabbro

ndb_arte01_1600x1200 TEOLOGIA SENZA DIOAssisto alla lezione di teologia fondamentale dell’eminentissimo don M..
La rigidità d’espressione, la presunzione di dominare la materia, la mancananza di flessibilità argomentativa, l’ottusità di chi si avvale dell’arroganza, la vile riduzione della teologia a materia mnemonica, l’imperatività che pretende totale asservimento al suo dire… nulla di più lontano dalla teologia fondamentale, la quale dovrebbe ispirare il cuore di chi ascolta al desiderio di giungere a quella relazione trinitaria con Dio che Egli già gode in se stesso, poiché ogni branca della teologia deve avere per mira la coincidenza tra la teoria insegnata e la prassi vissuta.
La teologia, la filosofia, qualunque tipo di insegnamento, dovrebbe proporre una sapienza della mente che introduce alla bellezza del mistero, alla magnificente elevazione dell’essere. Laddove la conoscenza non sa rispettare la purezza della gratuità, la proporzione tra mente e cuore e l’integrità del sapere, non può neppure essere quel ponte che può maggiormente unire Dio all’uomo.
Il sapere è quel povero e limitato oggetto che il nostro intelletto dovrebbe usare per venire catapultato in quella dimensione dove la meditazione lascia spazio alla contemplazione.
Una teologia senza arte, è una teologia senza Dio.

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IL DIO ATEO

Published Ottobre 25th, 2008 by mastrofabbro

1156461744TmzjMY IL DIO ATEOSi perde Dio perché si pensa di saperLo: è questo l’aspetto terribile della deriva religiosa. Sapere Dio è la presunzione dell’uomo che attribuisce all’Essere connotazioni antropomorfiche, quando la più alta conoscenza di Dio non è tanto viverLo per come lo si comprende, ma lasciarsi vivere per come Lui comprende il singolo che va ad abitare.

Gli uomini si uccidono a vicenda per questa avanzata arroganza di saperLo, creando barriere invalicabili, che impediscono comunicabilità religiosa, anche all’interno di stesse confessioni.
Ardiamo di fervore per un Dio che abbiamo concettualizzato e fatto nostro, riversando su di lui quegli attributi che più ci aggradano e più si conformano alla nostra persona, distribuendoli in modo e misura da renderlo, più che Dio, quello che noi vorremmo fosse Dio.

In senso fenomenologico, per la maggioranza delle persone, ha ragione Feuerbach: “L’uomo proietta la sua essenza fuori di sé… l’opposizione del divino e dell’uomo è un’opposizione illusoria… tutte la caratteristiche dell’essere divino sono caratteristiche dell’essere umano

A te sta testimoniare con la vita che qualcuno, quel Dio, lo ha incontrato davvero.

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MURO CONTRO MURO

Published Ottobre 11th, 2008 by mastrofabbro

 MURO CONTRO MUROE’ un tempo in cui le parole mi appaiono ancor più del solito come una specie di inutile occupazione borghese.
Vago spesso per siti e blog di ogni natura e stampo e mi piacerebbe eguagliare la prolificità letteraria dei loro autori, ma articolare un discorso mi è divenuto un impegno pesante, forse per una mia incapacità di trovare sollievo in esso.

Parlare e scrivere sono giochi che a lungo andare stancano, almeno per coloro per cui non è sufficiente il compiacimento di ascoltarsi o leggersi, per riavvalorare pratiche dalle finalità buone ma dai risultati incompiuti. Infondo una parola è una parola: il contenuto è proprio di chi parla/scrive e di chi ascolta/legge, così come le relazioni che intercorrono tra le parole, e sono scettico nel tratteggiare una linea realmente comunicativa tra due o più individui che già non si conoscano sufficientemente per intendersi senza parlare o scrivere.

Esperienze di vita comune, amore, sofferenza, privazione, sacrificio, vissuti in una concreta partecipazione… questi gli unici veri, reali e tangibili vasi comunicanti attraverso cui la persona rende giustizia al proprio impegno di scambio di pensiero e sentimento, poiché solo attraverso lo stesso dolore e lo stesso amore il gesto e la parola si tingono delle medesime sfumature.
In se stesse la comunicazione orale e scritta sono ipomnematiche, ovvero altro non fanno che richiamare alla memoria un sapere già appreso attraverso un vissuto segreto, intimo e personale.

Dire “Dio” equivale ad affermare tanti significati quanti sono coloro che leggono, e non sarà certo una dogmatica comune o una buona dote oratoria a rendere omogenea la comunicazione, perché ciascuno, nonostante la dottrina accomunante, avrà una differente esperienza di quel Dio e, perciò, ciascuno relazionerà il discorso compiuto a categorie di pensiero anche molto lontane dalla primitiva intenzione dell’autore.

Parlare, scrivere… usi così diffusamente sopravvalutati da costituire l’anima della società moderna, dove “ogni spiritualità si converte in profitto e la felicità di vivere è falsa come l’arte che la esprime” (K. Jaspers).

Parlare, scrivere, lanciarsi in grandi discorsi sono le pratiche dei grandi esteti contemporanei, dove ciascuno ama ascoltare la propria voce e leggere il parto del proprio intelletto; sono le pratiche dei depressi e megalomani, i quali sfogano ansie, repressioni, illusioni, frustrazioni e egocentrismi in fitte grafomanie altisonanti; sono le pratiche degli ideologi, servi dei mostri sacri di vecchi e nuovi sistemi di pensiero, a cui ogni aspetto razionale ed irrazionale, di una realtà vera o schizofrenica deve sottostare, per amore o per forza; sono le pratiche dei mercenari della pubblicità, dei politici corrotti, dei religiosi vuoti ed ignoranti, di coloro che possono nascondere l’impropria occupazione di spazio in questo mondo solo attraverso i fumi neri delle loro verbosità.

Parlare e scrivere: queste le occupazioni del mondo che comunica, ma si tiene lontano dal relazionarsi, poiché ciò vorrebbe dire vero amore in vera sofferenza.

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TUTTI ALLA MESSA

Published Settembre 29th, 2008 by mastrofabbro

 TUTTI ALLA MESSA“Io credo, io credo”: l’infingarda menzogna preposta dinanzi alle convenzioni domenicali, ove le mani si incrociano in gesti di pace, oltre la cui apparenza è pronto il veleno omicida, atto a finire la preda, già immobilizzata dalla stretta mortale dell’invidia.

Al suono delle campane ecco accorrere gli inguaribili romantici, gli immancabili paganti questuali, prontissimi a barattare il proprio euro con una dose di auto suggestione e filanti parole annuncianti amore e pentimento, ma ahimé: come ogni teatro anche il sacro tempio deve chiudere le proprie porte e ciascuno tornare nelle proprie latrine spirituali, ove il puzzo del proprio liquame si è arricchito dell’ipocrisia festiva.

Il piacere della considerazione, il sentirsi buoni, il compiacimento del vittimismo, l’aver trovato qualcuno che ti giustifica, la suggestione pseudo mistica, il clamore dello straordinario, il vagabondare in pellegrinaggi per riempire il proprio tempo, l’incrociare la spada per vincere battaglie puramente ideologiche… non è fede, ma è solo ciò che ci interessa della fede, reinterpretato a nostro piacimento. Si sceglie solo ciò che ci è piacevole, coronando con la croce la nostra apparente santità, conquistata sotto le integerrime prove mandate dal maligno, attraverso le quali si è dato mostra di come la propria anima sia arrivata alla fusione con Dio.

Tutte vomitevoli sciocchezze di basso profilo, emananti insopportabile fetore.

Abbiamo la presuntuosa concezione di conoscere chi sia Dio, solo perché nella Persona di Dio riusciamo ad imprimervi la proiezione di tutta la nostra superbia. Ciò che noi abbiamo la presunzione che sia Dio è spesso ciò che noi vorremmo essere o, nel migliore dei casi, come a noi piacerebbe che fosse Dio.

Forse dovremmo avere l’umiltà di riflettere un secondo per analizzare che cosa stiamo facendo, che cosa stiamo scegliendo.

In verità credo che non ci attendano buone notizie.

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SMS Post

Published Agosto 14th, 2008 by admin

Nel libro di Ezechiele si racconta che il profeta nutrì il suo ventre con il rotolo di sapienza offertogli da Dio. I miei contemporanei, invece, risentono dei disturbi alimentari propri del loro tempo: o non vogliono saperne di mangiare alcunché, o non fanno in tempo ad inghiottire qualcosa di spiritualmente forte che già  lo vomitano come bulimici in preda ad una crisi.

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SMS Post

Published Agosto 13th, 2008 by admin

Dinanzi a me ho due donne in carriera. Ogni loro parola sembra affermare che tutto puo’ essere ridotto ad un principio di dare e avere. I loro discorsi hanno lo stesso spessore di un estratto conto. La serieta’  con cui trattano tale principio e’ l’inequivocabile espressione dell’odio che nutrono verso cio’ che di nobile vi e’ nel bello e che le fa imperdonabili di fronte al loro errore. La serieta’  e’ una categoria che deve riposare sotto le ali forti del distacco.

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SU PASCOLI ERBOSI MI FA RIPOSARE

Published Luglio 30th, 2008 by admin

mastrofabbro SU PASCOLI ERBOSI MI FA RIPOSARESe si vanta, l’abbasso; se s’abbassa, lo innalzo; lo contraddico sempre fino a che comprenda che è un mostro incomprensibile (B. Pascal).
Derido colui che già non si beffi di se stesso e come vento australe canto e danzo sul suo tronfio ventre, calpestandolo finché da esso non rigurgiti la chiaroveggenza illuminata della sua impotenza.

Vieni ai miei pascoli e dimenticherai i tuoi rammolliti pensieri e le tue effemminate sofferenze, poiché ogni lirismo astratto sarà falciato da una lama tanto fredda da essere rovente ed il tuo crederti maestro sarà presto frantumato dalle mandibole di orchi feroci e fate assassine.  
La tua presunzione si scioglierà come grasso colante al fuoco di una lava incandescente e le tue misere debolezze saranno spappolate al suolo da una forza di gravità a cui solo i più forti sanno sopravvivere.
Se all’anima riuscirà di rimanerti in corpo, allora tu diventerai un demone, un nuovo semidio partorito dall’essenzialità dello spirito e dalla fortezza della costanza. Pensiero e volontà coincideranno e nulla che non sarà concreta vitalità sarà da te concepito e dalle altezze in cui avrai costruito il tuo nido, griderai: “La leggerezza del mio sapermi nulla mi ha fatto giungere fin qui. Il pugnale feroce ed omicida del dolore mi ha confidato i segreti degli abissi ed il mio coraggio non li ha ripudiati. Derido me stesso perché vedo altezze inarrivabili e mi abbatto come un angelo apocalittico su coloro che ancora qualcosa si credono, perché ho scoperto che nulla di più basso e falso c’è dell’impertinenza dello spirito!”

In cambio io ti darò l’incomprensione ed il disprezzo degli uomini, poiché loro non comprendono né il dolore né la realtà più vera che da esso scaturisce. Affaccendati nel lustrare e cospargere di pajette i loro spiriti sepolcrali, non useranno muoversi in tuo soccorso, poiché, a tua volta, arriveresti a cantare e danzare su di loro, proprio come quel giorno lontano accadde a te. Ti temeranno e perciò ti odieranno e preferiranno ucciderti piuttosto di prestare il loro ventre ai tuoi piedi insanguinati, sopravvissuti ai pascoli in cui ti avevo condotto.
E tu, con il distacco del savio, disprezzerai coloro che un tempo furono tuoi simili, per la maliziosa viltà del preferir marcire nel loro claudicante spirito, piuttosto di vedere il proprio sangue traghettarli alle alte e disilluse immagini della verità.

E tu, cosa sei disposto a perdere?

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