La massa, ecco la fagocitante creatura che ha preso vita dal morboso desiderio del plebiscito religioso. Come segugio ben addestrato, il moderno oratore di vuota spiritualità , il prete, suole illuminare di fluorescenza il proprio volto ispirato, nonché il sacro abito, talismano più volte rodato, utilizzato al fine di scacciare l’eventuale titubanza degli ascoltatori sulla pienezza dei contenuti espressi.
Ed ecco che si dà il via ai più diversi repertori, a seconda del pubblico in ascolto: c’è il cliché del fervorino, quello di cortesia, quello carismatico, quello tradizionalista, quello a sfondo sociale, quello per i mass media, e via via si discerne con attento mestiere con quale pezzo esibirsi, per meglio riscuotere il plauso dei paganti domenicali.
Il pastore di anime, ora evoluto nelle spoglie del manager clericale in gran carriera, esibisce con voce ispirata la sua irraggiungibile promiscuità spirituale, ora frutto di una confusa elaborazione degli astrattismi da lezionario, ora abbagliante inconcludenza di chiara impronta introspettiva. E’ lui la moderna guida delle anime, è lui il sapiente pastore di caproni da sagrestia.
Prima dell’esibizione ufficiale, è richiesta una preparazione di molti anni. Formatori addestrati ad ogni situazione, educano gli aspiranti pastori a quella mediocrità che tanto egregiamente sanno incarnare, fino a che l’allievo non supera il maestro e diventa a sua volta formatore. Gran profeta della mediazione e dell’incompetenza spirituale, conosce la sapiente arte del predicozzo standard che, in ultimo, affida la pia anima nelle mani di Dio, senza nulla indicare di concreto che non sia la penitenza base da confessione, unita a pompose benedizioni, giusto per sviare un po’ il discorso.
Ecco quindi giungere, tra i tanti cristicoli di terz’ordine, la vera pecorella bisognosa di guida, ma ahimé: essa dovrà fare i conti con il marcio discernimento del pastore, che la ammucchierà insieme al resto del gregge selvaggio, distruggendone le predisposizioni, umiliandola nel profondo e gettandola nello sconforto invece che fra le sapienti mano di un dottore dello spirito. E invece no: passeranno i giorni, i mesi e gli anni, e quell’anima, che aveva incontrato realmente un moto sincero del cuore, sarà pienamente omologata agli sterili bovi, allevati ad immagine e somiglianza del loro riferimento, a loro volta assai più attenti a gareggiare sul numero di rosari recitati che non al più sostanziale problema dei contenuti. Come attenti agenti segreti, macchinano nel buio della sagrestia, al fine di decodificare i messaggi subliminali insiti nel’inconcludenza oratoria del pastore, che certamente celava una lode per il proprio operato ed una critica all’acerrimo nemico di banco. Freddi come iceberg, si trastullano a spacciare per sentimento la propria instabilità emotiva, ben lontani dall’andare oltre quella ibrida idea di dio creata nella propria testa, che si gestiscono a seconda della circostanza.
Non c’è poi da meravigliarsi se dai fronti avversi alla Chiesa si useranno questi sterili bovi per esemplificare la ridicola condizione ecclesiale.
Cari pastori, permettetemi di usarvi consiglio nell’indicarvi un più alto e profondo orizzonte personale, preferendo il silenzio agli aborti espressivi ed inconcludenti che disperdono la forza dell’esempio. Si lascino perdere i pizzi e merletti dei pontificali, si lasci perdere il desiderio del consenso, si lasci perdere la pigrizia della mediazione. Non sarò io ad insegnarvi il mestiere del prete, proprio perché tale ministero non è un mestiere, ma il servizio che vi responsabilizza come riferimento delle anime, e, come tali, vi carica del dovere di risultare autorevoli e sapienti dottori degli spiriti. Ma come farete a curare i mali altrui se prima non avete saputo riconoscere ed ammettere le bassezze di cui colpevolmente vi fate carico? No, non è questione di cultura o intelligenza. L’intelletto è una proprietà insita nell’anima e la sua altezza si sviluppa proporzionalmente alla profondità della volontà di permanere costanti e risoluti nel bene. Ecco perché la mediocrità è una colpa: perché è manifesta pigrizia del volere e perciò volontario connubio con il peccato. Non esistono attenuanti, solo aggravanti, e questo spazio, più che ai fedeli, è dedicato a voi, che tanto danno vi permettete di recare col vostro malsano accontentarsi.
Chi sono io per dire questo? Uno che, semplicemente, vi vuole molto bene.
If you enjoyed this post, make sure you subscribe to my RSS feed!