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QUESTIONE DI BELLEZZA

Published Dicembre 3rd, 2008 by mastrofabbro

duomo_Pisa_notte QUESTIONE DI BELLEZZAOggi, per accertamenti medici, ho dovuto accompagnare una persona cara a Pisa.
In attesa che le lentezze da ambulatorio logorassero la pazienza altrui, mi sono recato in Piazza dei Miracoli, così da gustare nella loro imponenza la torre che pende, ma soprattutto le imponenti rifiniture del Duomo di Santa Maria Assunta e del Battistero di S. Giovanni.
Lo stagliarsi del marmo grigio e bianco con inserti finissimamente colorati, il portone in bronzo massiccio dalla ricca iconografia, l’intersecarsi dei più diversi stili architettonici, mi hanno riportato alla potenza marinara della Pisa medioevale.
E se all’interno le colonne granitiche ed il mosaico absidale del Cristo Maestà riconducono alla mente la florida storia della Cristianità, questo non è ciò che mi ha investito l’anima.
La magnificenza di Dio, compressa ed esplosa in quella bellezza che sa essere materia e mistero ad un tempo, mi ha immerso in quell’austera ascesi artistisca che non si accontenta di vaghe approssimazioni, ma pretende di suscitare nello spirito il sentimento dell’ammirazione e dell’elevazione.
Armonia nella composizione, rispetto del canone, corrispondenza al vero, conformità teologica, simbologia accuratissima, perfezione nella prospettiva, rispetto delle proporzioni vitruviane, simmetria e mille accuratezze nel dettaglio travolgono le profondità del sentimento, con l’impeto e la delicatezza di quell’artista che ha concentrato nell’opera la sua anima attraverso l’irradiazione di un momento dell’intelletto e la pazientissima realizzazione che nel dettaglio ha trovato la sua dimensione trascendente.
Sperpero e lusso siano banditi e maledetti nella povera Chiesa di Cristo, ma stolto è colui che vorrebbe privare la magnificenza della bellezza del pregio della materia in cui essa miracolosamente viene racchiusa.

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C’ERA UNA VOLTA UN PRETE

Published Ottobre 16th, 2008 by mastrofabbro

io_prete_gay CERA UNA VOLTA UN PRETELa massa, ecco la fagocitante creatura che ha preso vita dal morboso desiderio del plebiscito religioso. Come segugio ben addestrato, il moderno oratore di vuota spiritualità, il prete, suole illuminare di fluorescenza il proprio volto ispirato, nonché il sacro abito, talismano più volte rodato, utilizzato al fine di scacciare l’eventuale titubanza degli ascoltatori sulla pienezza dei contenuti espressi.

Ed ecco che si dà il via ai più diversi repertori, a seconda del pubblico in ascolto: c’è il cliché del fervorino, quello di cortesia, quello carismatico, quello tradizionalista, quello a sfondo sociale, quello per i mass media, e via via si discerne con attento mestiere con quale pezzo esibirsi, per meglio riscuotere il plauso dei paganti domenicali.

Il pastore di anime, ora evoluto nelle spoglie del manager clericale in gran carriera, esibisce con voce ispirata la sua irraggiungibile promiscuità spirituale, ora frutto di una confusa elaborazione degli astrattismi da lezionario, ora abbagliante inconcludenza di chiara impronta introspettiva. E’ lui la moderna guida delle anime, è lui il sapiente pastore di caproni da sagrestia.

Prima dell’esibizione ufficiale, è richiesta una preparazione di molti anni. Formatori addestrati ad ogni situazione, educano gli aspiranti pastori a quella mediocrità che tanto egregiamente sanno incarnare, fino a che l’allievo non supera il maestro e diventa a sua volta formatore. Gran profeta della mediazione e dell’incompetenza spirituale, conosce la sapiente arte del predicozzo standard che, in ultimo, affida la pia anima nelle mani di Dio, senza nulla indicare di concreto che non sia la penitenza base da confessione, unita a pompose benedizioni, giusto per sviare un po’ il discorso.

Ecco quindi giungere, tra i tanti cristicoli di terz’ordine, la vera pecorella bisognosa di guida, ma ahimé: essa dovrà fare i conti con il marcio discernimento del pastore, che la ammucchierà insieme al resto del gregge selvaggio, distruggendone le predisposizioni, umiliandola nel profondo e gettandola nello sconforto invece che fra le sapienti mano di un dottore dello spirito. E invece no: passeranno i giorni, i mesi e gli anni, e quell’anima, che aveva incontrato realmente un moto sincero del cuore, sarà pienamente omologata agli sterili bovi, allevati ad immagine e somiglianza del loro riferimento, a loro volta assai più attenti a gareggiare sul numero di rosari recitati che non al più sostanziale problema dei contenuti. Come attenti agenti segreti, macchinano nel buio della sagrestia, al fine di decodificare i messaggi subliminali insiti nel’inconcludenza oratoria del pastore, che certamente celava una lode per il proprio operato ed una critica all’acerrimo nemico di banco. Freddi come iceberg, si trastullano a spacciare per sentimento la propria instabilità emotiva, ben lontani dall’andare oltre quella ibrida idea di dio creata nella propria testa, che si gestiscono a seconda della circostanza.

Non c’è poi da meravigliarsi se dai fronti avversi alla Chiesa si useranno questi sterili bovi per esemplificare la ridicola condizione ecclesiale.

Cari pastori, permettetemi di usarvi consiglio nell’indicarvi un più alto e profondo orizzonte personale, preferendo il silenzio agli aborti espressivi ed inconcludenti che disperdono la forza dell’esempio. Si lascino perdere i pizzi e merletti dei pontificali, si lasci perdere il desiderio del consenso, si lasci perdere la pigrizia della mediazione. Non sarò io ad insegnarvi il mestiere del prete, proprio perché tale ministero non è un mestiere, ma il servizio che vi responsabilizza come riferimento delle anime, e, come tali, vi carica del dovere di risultare autorevoli e sapienti dottori degli spiriti. Ma come farete a curare i mali altrui se prima non avete saputo riconoscere ed ammettere le bassezze di cui colpevolmente vi fate carico? No, non è questione di cultura o intelligenza. L’intelletto è una proprietà insita nell’anima e la sua altezza si sviluppa proporzionalmente alla profondità della volontà di permanere costanti e risoluti nel bene. Ecco perché la mediocrità è una colpa: perché è manifesta pigrizia del volere e perciò volontario connubio con il peccato. Non esistono attenuanti, solo aggravanti, e questo spazio, più che ai fedeli, è dedicato a voi, che tanto danno vi permettete di recare col vostro malsano accontentarsi.

Chi sono io per dire questo? Uno che, semplicemente, vi vuole molto bene.

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DA SDEGNO A CAPRICCIO

Published Ottobre 14th, 2008 by mastrofabbro

255637 DA SDEGNO A CAPRICCIOLa De Monticelli, con un articolo-intervista su Micromega, torna alla ribalta contro la posizione dei vescovi italiani in fatto di testamento biologico.

Già una volta (qui) ho speso qualche parola sulle vicissitudini tra Mons. Betori e la Prof. De Monticelli, ma come ogni cosa che si protrae oltre la reciproca ed argomentata presa di posizione, la bagarre in oggetto è finita con il diventare l’impegnata giustificazione ad un discorso ampollosamente inconcludente.
La filosofia diventa un gran brutto mestiere nel momento in cui le parole iniziano a staccarsi dalla loro finalità: quella di voler dare evidenza ad una certezza.
Sforare in una discorsività puntigliosamente orgogliosa, dove la supremazia dell’io supera il disinteressato ricercare la verità, è il rischio che decide di correre colui che si confronta con posizioni opposte o, comunque, diverse dalle proprie.

Da un punto di vista stilistico, il nuovo intervento della De Monticelli risulta accattivante, intellettualmente vivace e piacevole alla lettura, ma è come se lasciasse intendere che oramai la resa dei conti con Betori è più diventata una questione personale che non di valore.
Tutto il rigoroso argomentare, quella explicatio terminorum, quell’incedere di chi ci crede davvero, finisce con il rimanere sterile ed autoreferenziale, perché incapace di disarcionare e contraddire l’interlocutore. Spiegare, approfondire e ampliare questo o quel significato terminologico, rimane un’opera di pia vanitosaggine culturale quando si è consapevoli di allontanarsi da ciò che l’obiezione ricevuta voleva mettere in evidenza.
Ad esempio è inutile battere sul principio di autodeterminazione come slogan di responsabilità personale, quando si sa benissimo che la Chiesa intende quella posizione filosofica non come una negazione della libertà d’arbitrio, ma come individualismo morale che tende ad assolutizzare la percezione soggettiva della realtà. Più saggio sarebbe stato applicare un affilatissimo Rasoio di Ockham, cestinando tutte quelle parti satellite del discorso, per andare a verificare se davvero l’oggettività morale proposta dai Vescovi abbia il diritto di divenire così invasiva da proibire ad una coscienziosa libertà d’arbitrio il suo stesso applicarsi, senza tanti arroccamenti concettuali e terminologici.

In altri termini si è trasformato quello che inizialmente era uno sdegno del cuore, in un pungente capriccio d’intelletto.

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TUTTI ALLA MESSA

Published Settembre 29th, 2008 by mastrofabbro

 TUTTI ALLA MESSA“Io credo, io credo”: l’infingarda menzogna preposta dinanzi alle convenzioni domenicali, ove le mani si incrociano in gesti di pace, oltre la cui apparenza è pronto il veleno omicida, atto a finire la preda, già immobilizzata dalla stretta mortale dell’invidia.

Al suono delle campane ecco accorrere gli inguaribili romantici, gli immancabili paganti questuali, prontissimi a barattare il proprio euro con una dose di auto suggestione e filanti parole annuncianti amore e pentimento, ma ahimé: come ogni teatro anche il sacro tempio deve chiudere le proprie porte e ciascuno tornare nelle proprie latrine spirituali, ove il puzzo del proprio liquame si è arricchito dell’ipocrisia festiva.

Il piacere della considerazione, il sentirsi buoni, il compiacimento del vittimismo, l’aver trovato qualcuno che ti giustifica, la suggestione pseudo mistica, il clamore dello straordinario, il vagabondare in pellegrinaggi per riempire il proprio tempo, l’incrociare la spada per vincere battaglie puramente ideologiche… non è fede, ma è solo ciò che ci interessa della fede, reinterpretato a nostro piacimento. Si sceglie solo ciò che ci è piacevole, coronando con la croce la nostra apparente santità, conquistata sotto le integerrime prove mandate dal maligno, attraverso le quali si è dato mostra di come la propria anima sia arrivata alla fusione con Dio.

Tutte vomitevoli sciocchezze di basso profilo, emananti insopportabile fetore.

Abbiamo la presuntuosa concezione di conoscere chi sia Dio, solo perché nella Persona di Dio riusciamo ad imprimervi la proiezione di tutta la nostra superbia. Ciò che noi abbiamo la presunzione che sia Dio è spesso ciò che noi vorremmo essere o, nel migliore dei casi, come a noi piacerebbe che fosse Dio.

Forse dovremmo avere l’umiltà di riflettere un secondo per analizzare che cosa stiamo facendo, che cosa stiamo scegliendo.

In verità credo che non ci attendano buone notizie.

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