Category Archive "Marchio di fabbrica"

PER AFFRONTARE LA TRAVERSATA

Published Dicembre 12th, 2008 by mastrofabbro

“Trattandosi di questi argomenti, non è possibile se non fare una di queste cose: o apprendere da altri quale sia la verità; oppure scoprirla da se medesimi; ovvero, se ciò è impossibile, accettare fra i ragionamenti umani quello migliore e meno facile da confutare, e su quello, come su una zattera, affrontare il rischio della traversata del mare della vita; a meno che si possa fare il viaggio in modo più sicuro e con minor rischio su più solida nave, ossia affidandosi ad una divina rivelazione” [Platone, Fedone, 85 C-D].

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TEOLOGIA SENZA DIO

Published Dicembre 5th, 2008 by mastrofabbro

ndb_arte01_1600x1200 TEOLOGIA SENZA DIOAssisto alla lezione di teologia fondamentale dell’eminentissimo don M..
La rigidità d’espressione, la presunzione di dominare la materia, la mancananza di flessibilità argomentativa, l’ottusità di chi si avvale dell’arroganza, la vile riduzione della teologia a materia mnemonica, l’imperatività che pretende totale asservimento al suo dire… nulla di più lontano dalla teologia fondamentale, la quale dovrebbe ispirare il cuore di chi ascolta al desiderio di giungere a quella relazione trinitaria con Dio che Egli già gode in se stesso, poiché ogni branca della teologia deve avere per mira la coincidenza tra la teoria insegnata e la prassi vissuta.
La teologia, la filosofia, qualunque tipo di insegnamento, dovrebbe proporre una sapienza della mente che introduce alla bellezza del mistero, alla magnificente elevazione dell’essere. Laddove la conoscenza non sa rispettare la purezza della gratuità, la proporzione tra mente e cuore e l’integrità del sapere, non può neppure essere quel ponte che può maggiormente unire Dio all’uomo.
Il sapere è quel povero e limitato oggetto che il nostro intelletto dovrebbe usare per venire catapultato in quella dimensione dove la meditazione lascia spazio alla contemplazione.
Una teologia senza arte, è una teologia senza Dio.

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QUESTIONE DI BELLEZZA

Published Dicembre 3rd, 2008 by mastrofabbro

duomo_Pisa_notte QUESTIONE DI BELLEZZAOggi, per accertamenti medici, ho dovuto accompagnare una persona cara a Pisa.
In attesa che le lentezze da ambulatorio logorassero la pazienza altrui, mi sono recato in Piazza dei Miracoli, così da gustare nella loro imponenza la torre che pende, ma soprattutto le imponenti rifiniture del Duomo di Santa Maria Assunta e del Battistero di S. Giovanni.
Lo stagliarsi del marmo grigio e bianco con inserti finissimamente colorati, il portone in bronzo massiccio dalla ricca iconografia, l’intersecarsi dei più diversi stili architettonici, mi hanno riportato alla potenza marinara della Pisa medioevale.
E se all’interno le colonne granitiche ed il mosaico absidale del Cristo Maestà riconducono alla mente la florida storia della Cristianità, questo non è ciò che mi ha investito l’anima.
La magnificenza di Dio, compressa ed esplosa in quella bellezza che sa essere materia e mistero ad un tempo, mi ha immerso in quell’austera ascesi artistisca che non si accontenta di vaghe approssimazioni, ma pretende di suscitare nello spirito il sentimento dell’ammirazione e dell’elevazione.
Armonia nella composizione, rispetto del canone, corrispondenza al vero, conformità teologica, simbologia accuratissima, perfezione nella prospettiva, rispetto delle proporzioni vitruviane, simmetria e mille accuratezze nel dettaglio travolgono le profondità del sentimento, con l’impeto e la delicatezza di quell’artista che ha concentrato nell’opera la sua anima attraverso l’irradiazione di un momento dell’intelletto e la pazientissima realizzazione che nel dettaglio ha trovato la sua dimensione trascendente.
Sperpero e lusso siano banditi e maledetti nella povera Chiesa di Cristo, ma stolto è colui che vorrebbe privare la magnificenza della bellezza del pregio della materia in cui essa miracolosamente viene racchiusa.

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CUORE E INTELLETTO

Published Novembre 23rd, 2008 by mastrofabbro

Dalla generosità del cuore sia valutato il valore dell’intelletto.
La ragione è furba e sa facilmente mascherare la verità con la sottigliezza di un ragionamento.
Chi tutto dona di se stesso, fino a non aver più nulla da perdere, arriva anche a non aver più nulla da nascondere.

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LETTERA AD UN AMICO

Published Novembre 21st, 2008 by mastrofabbro

Caro amico,
ti scrivo perché talvolta la lontananza fa riflettere su quando siamo vicini, così vicini da non accorgerci neppure di quanto valore abbia lo stare insieme.
Ti scrivo per chiederti perdono dei miei tanti difetti, delle mie freddezze, delle mie chiusure, dei miei egoismi, del mio carattere che spesso va a ferire la tua necessità di calore ed affetto, verso cui sono sempre in condizione di difetto.
Ti scrivo perché so che ci sei e per l’importanza del tuo esserci: la tua presenza mi dà sicurezza, stabilità, regolarità, equilibrio, appoggio, serenità, solarità, solerzia, concretezza, audacia, fiducia, coraggio, ottimismo ed uno sprone per dare sempre con la gratuità di cui sei esempio.
Ti scrivo perché voglio contribuire a donarti quella stima di cui sei meritevole.
Ti scrivo perché vorrei che tu accettassi ogni giorno di più l’offerta della mia amicizia, nella mia difettosa, personale e limitata espressione di umanità, ma che, se ne avrai voglia, vorrei impegnarmi a migliorare sempre più.
Ti scrivo perché mi è più semplice scrivere che parlare e perché possa rimanerti il segno tangibile della pienezza dei miei sentimenti nel giorno della prova, dell’incomprensione e dello sconforto.
Ti scrivo perché voglio che il mio dire sia indelebile al tempo e per ricordare al mio cuore la sua propria stoltezza, per quando non si inchina sufficientemente ammirato dinanzi a quegli slanci sinceri digenerosità su cui germoglia florida la tua anima.
Ti scrivo per cancellare gli oltraggi che la gente ti reca con la sua meschinità e per rinverdire in te quei virgulti di dolcezza e spontaneità che gli uomini avrebbero voluto falciare alla radice.
Ti scrivo perché non mi importa dei tuo difetti e dei tuoi limiti e ti amo per quel che sei, al di là di ogni bene e di ogni male.
Ti scrivo perché la mia superficialità non mi ha mai permesso di farlo e mai potrò colmare il tempo perduto.
Ti scrivo perché ti sono grato della tua stima e per l’immeritata ospitalità con cui mi hai dato accesso al tuo cuore.
Caro amico, ti scrivo perché sei tu e non altri e vorrei che tu ricevessi questa mia lettera come il mio più tenero abbraccio, quello che è solo nostro e la cui profondità sarà eternamente risaputa solo nel nostro intimo scambio d’amore.
Con tutta quella sincerità di affetto e gratitudine che il mio spirito può partorire e donare,
il tuo per sempre amico…

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IL NUOVO TESTAMENTO

Published Novembre 16th, 2008 by mastrofabbro

 IL NUOVO TESTAMENTOIl Nuovo Testamento è un libro adatto agli spiriti forti, agli avventurieri, a chi non sa che farsene dei sentimentalismi da femmina lagnosa ed isterica o dei cavilli logici da scolastici incalliti.

Nel Nuovo Testamento il vero ed il falso sono presentati in termini ideali ed i traviamenti proposti in grande scala: si ammonisce contro l’ipocrisia, si avverte contro le false dottrine, si punta il dito contro la menzogna illusoria di un fatto apparente, ecc… Insomma, faccende toste per gente che vive con un pugnale spirituale fra i denti.

Strano a dirsi, però, di tutte quelle cose di cui il mondo è eccessivamente sommerso e da cui è maggiormente rappresentato, il Nuovo Testamento pare non tenerne conto per nulla. Sproloqui, miserie, mediocrità, sciocchezze, insulsaggini, ridurre anche le cose più nobili a luogo comune, giocare al cristianesimo… di tutto ciò il Nuovo Testamento tratta in termini proporzionalmente ridotti.

Grande cosa l’uomo per questo Cristo, che conta l’eccelsa verità come rivolta ad un essere eroicamente buono, così come conta la più rigida giustizia rivolta ad un essere eroicamente cattivo. Tra i due modelli una specie di vuoto. In qualche modo il pedante, il mediocre, la mezza tacca sembrano passarla sempre liscia, ed è sulla base di questo giochino che noi oggi abbiamo facoltà di riempire le chiese dei più eterogenei babbei.

Se non si tocca il fondo, così come idealmente presentano i Vangeli, allora è ancora possibile farcela e beatamente piazzarsi in mezzo a quella scompigliata massa, che assomiglia al vero cristianesimo solo perché essa incontestabilmente non professa altra religione, per quanto essa rappresenti il cristianesimo ancor meno di una qualunque eresia.

Il fatto è questo: tanto in alto sta il vero cristianesimo, sopra tutti gli errori e traviamenti eretici, così altrettanto in basso, sotto tutte le eresie ed i traviamenti, sta la moscia emulazione di un cristianesimo falsato nel proprio cuore, fiore marcio e secco, avvelenato da quel grande ed immenso idealistico male presentato nei Vangeli: l’ipocrisia.

Il Nuovo Testamento si rivolge agli eroi del bene come agli eroi del male, a coloro che hanno in volontà di incarnare la pienezza della loro scelta. Ai mediocri, alle mezze tacche, agli instabili sentimentali dalle emozioni intense ma superficiali, ai cattedratici freddi e razionali che hanno ridotto il cristianesimo ad una faccenda filosofica, ai chiacchieroni da ambone che distorcono il messaggio evangelico aggiungendo od omettendo a seconda della circostanza, no, il Nuovo Testamento non trova il tempo di rivolgersi loro.

Riempire le chiese di simili cuori equivale a tradire il cristianesimo nel modo più marcio, perché in essi non vi è alcuna proporzione tra alto e basso, ma esiste solo una rappresentazione di ciò essi vogliono trovare nel cristianesimo: salvezza a basso costo e nel modo più comodo possibile.

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MAESTRO E AMICO

Published Novembre 9th, 2008 by mastrofabbro

immaginemanico7 MAESTRO E AMICOL’intima vocazione di chi si prefigge la formazione spirituale è quella di custodire e preservare.
Come un padre accoglie, come una madre ascolta, come un fratello aiuta, come un guerriero difende, come un angelo consiglia, come un maestro insegna, come un pedagogo esorta, come un profeta annuncia, come un amico soffre delle cadute dell’assistito.

Riottoso alla presunzione di conoscenza consuma l’amore per l’amico nella sua propria debolezza, schiaffeggiato dalla consapevole limitatezza del proprio essere. Eppur si compiace delle sue infermità, perché non lui vuole affermarsi, ma la verità che ha in cuore di testimoniare, che lo rende forte opportune et inopportune.

Il suo dire non desidera né gloria né ammirazione, ma scaturisce dalla forza e dal vigore per quell’ideale di cui è sposo e di cui dona la sovrabbondanza che gli sgorga dall’anima.
Con spirito vigile veglia incessantemente su di sé, affinché le ombre del mondo non offuschino la sua limpidezza e con eguale solerzia sorveglia le anime di quegli amici che a lui hanno voluto affidarsi.

Con amore ammonisce, con giustizia punisce e con sapiente mano opera sui proliferanti mali dei suoi protetti, saldo e forte in quel coraggio di chi, pur amando, sa di dover ferire per spurgare le infezioni.

Obbediente alla propria coscienza non invade l’altrui libertà, ma infonde senso di responsabilità e schiettezza di spirito.
Custode del libero arbitrio non rinuncia all’ammonimento e alla rispettosa correzione, poiché non riesce a concepire sincerità di relazione senza verità di fatti ed intenti.

Come padre e maestro si prodiga per incarnare non solo la verità che annuncia, ma la vita stessa di chi assiste, soffrendo e gaudendo per l’amico come se ogni evento accadesse a se stesso.

La responsabilità che il formatore di spiriti si addossa è quella di chi, nell’orto del Getsemani, in attesa di esser braccato, torturato ed ucciso come il peggiore dei briganti, ebbe in cuore di dire: “Io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto” (Gv 17,12).

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QUANDO IL GIUDIZIO SI FA IDEOLOGIA

Published Novembre 7th, 2008 by mastrofabbro

riflesso1nt QUANDO IL GIUDIZIO SI FA IDEOLOGIAMolte volte, nel sopprimere alcuni desideri, ci induciamo ad una forma di apatia, inibendo energia vissuta, propulsione esistenziale.
Soffochiamo traguardi ed aspirazioni per la sola pigrizia spirituale che si ha di fronte a stenti e tribolazioni, pensando troppo onerose le privazioni necessarie per giungere ad una concreta maturazione dell’anima.

Intimamente vigliacchi, invece, si è inclini a fuggire le alte potenzialità di sé, per livellarsi alla comprensione del volgo, per essere da lui amati ed apprezzati, e risultare importanti ad ogni costo.

Il giudizio altrui condiziona fortemente, così che per mezzo di una ben consapevole maschera, ci si appiccica sulla schiena l’etichetta con cui si vuole essere riconosciuti, a discapito di una più profonda realtà dell’essere, più vera ma socialmente meno prestigiosa.

Ci si costruisce una sovrastruttura mentale, un tappeto sotto cui ficcare le polverose nobiltà dell’essere e su cui installare il piedistallo di una fallace realizzazione. Così si arriva ad abolire la meraviglia, la scoperta di un’anamnesi spirituale, mentre la nostra presunzione archivia quel che pensa definitivamente giudicato.

Le ideologie sono scomparse dal mondo, perché hanno preso dimora nella tua anima, così, quel che pensi essere il tuo spirito, non è che un artificio della tua mente.

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QUANDO TUTTI SIAMO BEATI

Published Novembre 6th, 2008 by mastrofabbro

DomusScultura QUANDO TUTTI SIAMO BEATIGandhi osservava che le parole, al pari degli esseri umani, “si evolvono gradualmente nel loro contenuto. Per esempio, il contenuto della parola più ricca - Dio - non è uguale per ciascuno di noi”, ma varia con l’esperienza di ogni singolo.

Le Beatitudini hanno una così insondabile profondità che mi rende curiosa la competenza professorale dei contemporanei, così fumosamente dialogata dalla verbosità modernista e così tragicamente astratta dalla rigidità tradizionalista.

E’ l’eterno ritorno di una tragedia annunciata, ovvero la ruduzione dello spirito religioso in una dimostrazione di un postulato ideologico.
Ed ecco che per alcuni la povertà materiale diverrà la sola via perfetta per chi vuole giungere all’imitatio Christi, mentre altri avranno già incaricato qualcuno di dimostrare che “la povertà” è da intendersi in senso solo spirituale.

Diciamocelo, il Cristianesimo è divenuto un sistema morale, un impianto teologico.
Razionalista od irrazionalista, esso è divenuto un postulato da cui partire e a cui si arrivare, attraverso la strada che più compiace il proprio io, ovviamente a difesa di una mascherata mediocrità.

Il nostro è il mondo dei professori, di quelli che tutto bollano e tutto inscatolano in un manuale, ora vuota robaccia letteraria, ora rigido precetto istituzionalizzato.
Chissà che la Beatitudine non sia altro che la risultante di una coscienza risolutamente ferma nel Bene, capace di partorire, per la sua unicità incarnata in un’irripetibile persona, forme sempre nuove e diverse di grandezza dello spirito, senza dover essere assoggettati a sistemi morali e a scuole teologiche. Chissà che la Beatitudine di un’anima se ne infischi dei nevrotici rituali da ossessionati della forma, ma, nella rispettosità di questi ultimi, ne diventi vera e più essenziale espressione, attraverso l’espressione esistenziale di ciò che altri proclamano a parole. Chissà che la Beatitudine non sia né una causa, né un mezzo, né un fine, ma solamente una grazia gratuitamente ricevuta, a seguito della costante fedeltà al Bene, anche nelle questioni più minute.

Inutile dilungarsi. Ciascuno dà ciò che ha, in base all’evoluzione interiore percorsa da parole che sono uguali per tutti nella forma, ma che l’uomo d’eccezione sa rendere grandi, opportune et inopportune.

E tu, le Beatitudini le pensi con la ragione o le descrivi per visione del cuore?

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LA VENDETTA DEI PICCOLI DI SPIRITO

Published Novembre 4th, 2008 by mastrofabbro

La vendetta dei ristretti di spirito contro coloro che lo sono meno è quella di giudicarli e pregiudicarli secondo una condotta di una morale precettistica; per loro questo è anche una specie di indennizzo del fatto che la natura con loro abbia operato così male, ed infine anche un’opportunità per attingere un po’ di spirito e farsi affini: la cattiveria spiritualizzata.
Per essi è un beneficio che i grandi di spirito siano contenuti e ribassati da un codice di regolamentazione di fronte al quale ciascuno è livellato al pari di tutti e la loro vendetta li porta a credere a Dio per una necessità logica, e non tanto per fede, perché la divinità permette loro di proclamare l’uguaglianza dei mediocri con i giganti di fronte a quel dio fabbricato dalla loro cattiveria.
Sovvertono il mondo e le sue leggi con un’ossessiva e feroce spiritualità, sintesi di invidia e acuta malizia.

Invece è cosa di pochissimi essere indipendenti: è una prerogativa dei forti.
Costoro si inoltrano in un labirinto, moltiplicano i rischi che la vita già per sua natura reca con sé, dei quali non è il minore il fatto che nessuno abbia sotto gli occhi il modo in cui cominciano a smarrirsi e, isolati da tutti, vengono dilaniati brano a brano da un qualche minotauro partorito dagli abissi della loro coscienza.
Posto che un individuo simile se ne torni sulla terra, tutto ciò accade in un mondo così lontano dall’umano senno che gli uomini non se ne avvedono, né lo condividono: - eppure quello non può più tornare indietro. Egli non può più tornare indietro, fino alla comprensione degli uomini.

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