Category Archive "Marchio di fabbrica"

RAGIONI DELL MENTE E DEL CUORE

Published marzo 9th, 2010 by Paolo De Bei

Il concetto può diventare una specie di sovrappeso del pensiero, un lardelloso apparato della ragione, che, se non gestito e potato a dovere, rende gelatinoso lo spirito invece di rinvigorirlo.
Il concetto ha la necessità di una base d’appoggio, di un’esperienza concreta (esteriore od interiore che sia) che porti a certezze personali e ad evidenze condivise, che talvolta sfuggono a verifiche sperimentali.

Portare a dimostrazione inoppugnabile la soluzione ad un problema non è cosa semplice: ciò comporta l’accettazione comune dei presupposti argomenentativi. Se, ad esempio, mi trovo ad articolare un discorso intorno al positivo influsso che la religione esercita nel sociale, in qualche modo chiedo che mi venga accettato il presupposto per cui l’uomo è naturalmente religioso o che comunque è possibile una religiosità fondata su una verità.

Ciò significa che la premessa al ragionamento, che ne rende valido lo svolgersi, deriva da una convinzione antecedente al ragionamento stesso, ovvero da un’esperienza personale che trova contatto con un’intuizione esistenziale e spirituale della vita.

In qualche modo è possibile sostenere che ogni discorsività logica di natura umanistica (il senso della vita, della religione, dell’uomo, ecc…) è il tentativo di dimostrare una certezza proveniente ad un tempo da un piano esperienziale e sovrarazionale, il quale non esclude le categorie della ragione, ma le comprende e le fa sue, fintantoché non ne è richiesto il superamento in avvallo di motivazioni qualitativamente superiori, perché fondanti il procedere dell’intelletto (amore e odio).
Amore e odio si dicono fondanti non perché diano l’oggetto all’intelletto su cui discorrerre e giudicare, quanto perché indicano ed influenzano la via da perseguire in funzione di un giudizio di valore.

L’intuizione originaria è quindi più degna di attenzione che non il procedere del ragionamento, poiché quest’ultimo è da intendersi come conseguenza di un presupposto soggettivo, che comunque non può dirsi chiuso ad una condivisione oggettiva sulla base di una stessa natura umana.
Più che curare l’espandersi del pensiero in troppe e confuse frammentazioni è necessario rendere lucida l’intuizione originaria, la quale, così fragile ed innocente, sa farsi maliziosa ed infingarda a seguito di una natura incline al male ed al disordine e talvolta liberamente assecondata nel distorcersi ulteriormente.

La logicità interna ad un concetto, quindi, non dà necessariamente verità, poiché quest’ultima deve essere già presente nel suo presupposto spirituale, nella ragione del cuore. Se lì non è presente la corretta percezione della realtà, il ragionare percorrerà strade inevitabilmente false.
Il concetto troppo elaborato, perciò, potrebbe risultare un sovrappeso del pensiero, una cavillosità inutile e pericolosa, talvolta ingegnosamente atta a mascherare un intimo sofisma del cuore che si ostina a chiamare buono ciò che, al contrario, un cuore puro non esiterebbe a sentenziare cattivo.

CONSIGLIO APOLOGETICO

Published febbraio 19th, 2010 by Paolo De Bei

Tanti di questi siti di apologetica cristiana mi trasmettono il sentore di un eccesso di zelo, nocivo tanto quanto il suo opposto.
E’ come se ci fosse una matrice oppositiva mista ad una specie di vittimismo militante che rende la lettura irrequieta. Mi dà quasi l’impressione che costoro, per dire la verità, necessitino della condizione del perseguitato che invoca la legittima difesa. Ne scaturisce una pedante ostilità stilistica, che, se congiunta ai contenuti tendenzialmente semplicistici, portano a quell’indottrinamento spicciolo di scarso valore pratico ed intellettuale. Lo spirito divulgativo ed evocativo non è una giustificazione al pressapochismo.
I toni utilizzati sbalzano spesso da una rigida analisi del “nemico” ad una melodrammatica esaltazione della fede, mostrando nuovamente l’assenza di un criterio realmente critico e di un discernimento capace di vedere la verità in quanto tale e non in vista di uno schieramento precostituito.
Come formatore sono molto attento alla disciplina e all’entusiasmo che vanno applicati agli studi. Nel mio metodo educativo non manca il rigore scientifico che l’intelletto deve tenere di fronte all’errore, poiché, per natura, la ragione è intollerante nei confronti di ciò che la rifiuta, ma ciò senza mancare alla spaziosità elastica ed elegante che proviene dalla mite profondità del sentimento, dono e conquista alla cui origine sta il più intimo connubio tra Dio e l’uomo.
Il mio, amici, è solo un consiglio: attenti a non castigare l’errore per mezzo degli attributi di quello stesso errore.

WELTANSCHAUUNG – ALLA RICERCA ESPRESSIVA DEL PENSIERO

Published febbraio 17th, 2010 by Paolo De Bei

Nell’arte è tanto difficile dire qualcosa di buono quanto dire niente.
Sto ancora cercando il modo di unire inscindibilmente arte e filosofia. E’ un tentativo in cui mi prodigo da molti anni senza successo oramai: mi manca la coincidentia oppositorum, segreto delle anime grandi e di quelle rare eccezioni dell’umanità.
Quando due principi si trovano inconciliabili nella nostra interiorità, l’uno dà all’altro dell’eretico o del folle, creando conflitto, confusione, fino a che il soggetto, per risolvere l’angoscia insopportabile del caos venutosi a formare, si sente costretto a scegliere a quali tra i due principi darà maggiore predominio. Però, in questo modo, il soggetto si troverà mutilato e catapultato in una vita frammentata in parti non comunicanti tra loro.
Una filosofia realmente antropologica deve portare la compenetrazione delle parti ed esprimere la sua riuscita tramite mezzi che si dimostrino adeguati all’emanazione coerente ed applicata di una Weltanschauung (visione del mondo).
Un sistema filosofico espresso in un saggio, in un manuale, mi garantirebbe la soddisfazione della logica, ma frustrerebbe quella parte di me prepotentemente intuitiva ed asistematica.
Nell’uomo c’è qualcosa di artistico, incline alla creazione del bello, che, seppur unito alla potenza della ragione, si rende differente nel metodo e nella percezione. L’arte non può essere sacrificata alla ragione, così come la discorsività razionale non può essere immolata all’immediatezza.
Il rigore della sola ratio è epistemologicamente indiscutibile a livello filosofico, ma per colui che si serve della filosofia solo per esprimere più appropriatamente alcuni pensieri, si accorge di una prigionia imposta da una scienza, che, per quanto riconosciuta valida, trova vincoli espressivi troppo definiti.
Continuo la mia ricerca di un’arte che sia filosofica e di una filosofia che sia arte, per rispondere al bisogno di unità ed integrità antropologica che il nostro tempo richiede, soprattutto da parte mia.

HITLER IN CASA TUA

Published febbraio 7th, 2010 by Paolo De Bei

Leggo nel libro di Alan Bullock “Hitler e Stalin, vite parallele“.

“(Hitler) non aveva un briciolo di sensibilità per la letteratura, né alcun interesse per i libri in quanto tali, considerandoli unicamente come una fonte dalla quale poter estrapolare argomenti che avvallassero opinioni precostituite. Gran parte delle sue letture sembra sia consistita in testi di divulgazione infarciti di citazioni che egli imparava a memoria e citava a sua volta facendo credere di averle lette dagli originali. Era dotato di una memoria straordinaria [...] di cui si serviva per confondere gli esperti ed impressionare gli ignoranti. Come la maggior parte degli storici ha riconosciuto, è profondamente sbagliato sottovalutare le facoltà mentali di Hitler e del sistema teorico da lui elaborato assemblando tutte le idee ricavate dalle varie  letture ed esperienze. E tuttavia, tutto quanto egli ha detto o scritto rivela un’assoluta mancanza non solo di umanità, bensì del benché minimo senso critico, di oggettività e raziocinio nel processo di apprendimento, tratti questi distintivi di una mente evoluta e che invece Hitler disprezzava apertamente” (p. 43).

Beh, se così stanno le cose circolano parecchi Hitler nelle nostre scuole, nelle chiese, negli ospedali, per le strade, dal barbiere… Forse è pure in casa tua.

LA DANZA DEGLI OPPOSTI

Published gennaio 31st, 2010 by Paolo De Bei

La danza prevede una certa fisicità spirituale, una morfologia dei lineamenti propria a chi ha ricevuto un severo addestramento interiore.
Quanto è più ferma e scolpita l’anima tanto più il movimento si rende fluido, coordinato e nobilitato: senza quella compenetrazione degli opposti il ballo diventa un semplice intrattenimento per spiriti imborghesiti.
Se nel salto non è presente fierezza e dolcezza, se nello slancio non c’è musica e silenzio; se nel movimento non c’è percezione dell’immobilità, se il sentimento non trova perfezionamento nell’austerità, il danzare può essere inteso come esercizio, come tecnica di perfezionamento motorio.
Nella contemplazione la dialettica perde la sua logica di causa ed effetto, la sua scansione lineare ed acquisisce contemporaneità.
Forse è lì che si cela il pensiero di cui vado alla ricerca.

L’ARTE DELLA CALLIGRAFIA

Published gennaio 29th, 2010 by Paolo De Bei

Per chi, come me, non è dotato di talento particolare nella pittura, la calligrafia assume un significato particolare. Non potendo rappresentare l’anima attraverso il disegno ma in forma letteraria, è doverosa l’esigenza di ben presentare lo scritto anche sottoforma estetica.
Una bella calligrafia invoglia alla lettura, ne crea desiderio e già infonde una luminosa prescienza del contenuto, verso cui l’anima si dispone volentieri.
La composizione calligrafica forma un quadro in cui si distinguono i tratti tipici della più comune arte rappresentativa, dove linee curve e dritte, spazi ed unioni si fondono per intrecciare una prospettiva pittorica.
Non ultima interviene la sfumatura a determinare il valore del dipinto calligrafico.
La sfumatura non è un accessorio, un di più, ma è propria all’essenza stessa di un’opera d’arte. Essa è ciò che determina l’irripetibilità, il quid che distingue l’originale da una copia, ciò che distingue l’originale dalle imitazioni, le quali si approssimano ma giammai eguagliano.
L’arte espressa nella calligrafia ha un’importanza pari al contenuto di uno scritto ed alla forma che lo esprime.
Secondo questo aspetto la scrittura, con l’avvento del progresso tecnologico, trova uno svantaggio artistico maggiore rispetto alle altre forme d’arte.

DA UOMO LIBERO

Published gennaio 26th, 2010 by Paolo De Bei

Il freddo stanotte è pungente. Non dà fastidio.
Chi è stato imprigionato dentro e fuori se stesso sa assorbire positivamente qualunque elemento riesca a dare un segno di libertà.
In cella l’aria è come catrame che ti si incolla ai polmoni e via via ti corrode fino a penetrare il sistema nervoso, risucchiando come un cancro ogni ricordo di autentica vita.
Per un periodo ti imponi una certa disciplina; ripeti a te stesso che la tua mente è salda, che nulla potrà derubare l’anima dei suoi tesori.
Poi, con il passare del tempo, il mondo ti si fa sempre più piccolo e si modella come plastilina sulla tua accresciuta percezione delle cose. Hai imparato ad ascoltare i passi, i bisbigli; ad osservare gli sguardi, a comprendere i silenzi ed ad ascoltare i poemi inscritti nelle interminabili pause tra un dire e l’altro.
In cella gli esseri umani assumono un aspetto più brutale, si imbruttiscono sotto ogni punto di vista.
Affinano l’arte del mentire, erigono a sistema la logica del sospetto, gonfiano il proprio ego di brutalità violenta e sanguigna e nel giro di breve tempo ti accorgi che pensare e ricordare sono lussi che non puoi concederti se non vuoi trovarti a piagnucolare in preda ad un collasso nervoso.
Ora diffido degli ascensori e di tutti quei luoghi che non offrono ampie finestre; odio la luce dei neon e gli sfarfallii delle luci artificiali; temo gli incubi della notte e di tanto in tanto mi sveglio di soprassalto nella convinzione di essere aggredito o di aver udito delle grida.
Alle prime luci dell’alba osservo il sole e se piove rimango lì, come quegli ebeti che si fissano a contare un qualcosa che vedono solo loro. Io però non conto: mi piace solo immergermi in uno di quegli scenari antichi in cui la pioggia accresce il dramma del combattimento tra due grandi eroi.
Rimango in attesa per lungo tempo, ma fino ad oggi nessuno si è mai presentato come duellante nella mia poesia.
Stanotte l’aria è fredda, punge, quasi taglia la pelle. Un dolore che solo un uomo libero può patire con gioia.

PROPORZIONE DI COPPIA

Published luglio 9th, 2009 by Paolo De Bei

Per ben discernere la compatibilità di una coppia vanno esaminate le persone spoglie di quel soprabito che talvolta indossano.
Un individuo particolarmente vivace di intelletto il più delle volte utilizzerà non più del 20% delle proprie capacità mentali per relazionarsi con la maggior parte della gente.
A costui non si potrà proporre una donna che, utilizzando l’interezza delle proprie capacità, andrà ad eguagliare l’individuo suddetto solo per quel 20%, poiché in lui rimarrebbe scoperta la maggior parte del suo potenziale, che, in un rapporto di coppia, ci si aspetta possa interagire totalmente con il partner.
E’ lo stesso principio utilizzato in una gara di braccio di ferro tra un campione di body building ed una persona fisicamente normale: il primo utilizzerà la minima parte della sua fisicità per vincere, ma ciò non significa che egli sarà compiaciuto della sua vittoria; anzi, si sentirà inappagato per non aver potuto esplodere la propria potenza come il suo spirito desiderava.
Egualmente in un rapporto di coppia le massime potenzialità di entrambe le parti (fisiche, intellettuali e sentimentali) devono potersi dire proporzionate tra loro, al di là delle manifestazioni di fatto.
Tale accorgimento va comunque tenuto presente per un numero esiguo di individui, poiché il mondo non abbonda di élite ma di flaccidi mediocri, i quali mai misurano le proprie forze, cercando perpetuamente di primeggiare e impropriamente scavalcare il ruolo di gregari che la natura ha loro conferito, con i pietosi mezzi che la scaltrezza suggerisce alla loro inintelligenza. Con questi si dovrà usare un metodo opposto: se prima era necessario scovare la qualità dei talenti inespressi, così ora sarà necessario fare scoppiare come palloncini le spocchiosità della sola apparenza.
Relazione significa proporzione.

FORZA ED INTELLIGENZA

Published luglio 9th, 2009 by Paolo De Bei

La forza ha una comprensibilità più immediata dell’intelligenza ed è per questo che ha un seguito maggiore.
Il forte viene compreso anche dal debole, mentre, per comprendere l’intelligenza, è necessaria un certo grado di somiglianza ad essa ed un lavorio faticoso dello spirito.
Nel gioco della seduzione il temperamente sanguigno, anche se scevro di intelletto, ha un’incidenza più vasta nella sua estensione, perché non necessita di alcuna mediazione.
Ne viene che un intelletto piuttosto vivace male si relazioni con l’inintelligenza del bruto, così che essi si spartiranno le categorie di dominio: il bruto si imporrà sulle folle, il genio su quei talentuosi capaci di riconoscerne il valore.
La forza domina per estensione, l’intelligenza per profondità ed altezza.
Ottieni in te entrambe le componenti e dominerai il mondo.

BALLARE MARCIANDO

Published marzo 30th, 2009 by Paolo De Bei

I cavalieri dell’infinito sono dei ballerini, che non mancano di elevazione. Saltano in aria e ricadono; passatempo non sgradevole né spiacevole a vedersi. Ma ogni volta che ricadono, non possono ritrovarsi subito sulle loro gambe, vacillano un istante, in un’esitazione che mostra quanto essi siano estranei al mondo. Quel vacillare è più o meno sensibile, a seconda della bravura; ma neppure il più abile fra di loro può dissimularlo. È inutile guardarli mentre sono in aria; basta vederli al momento in cui toccano il suolo. Allora è possibile riconoscerli. Ma ricadere in modo tale, che si paia, al tempo stesso, diritti e in moto; trasformare in marcia il salto nella vita; esprimere lo slancio sublime nella più comune andatura, ecco ciò di cui è capace soltanto il cavaliere della fede, ecco il prodigio unico.

(S. Kierkegaard, Timore e tremore, Mondadori 1997, pp. 34-35)