Category Archive "Cellulare chiama mastrofabbro.com"

FRAINTENDERE UN SORRISO

Published Novembre 30th, 2008 by admin

Ci sono verita che per non sembrare menzogne vanno sapute accompagnare con un sorriso. Ci sono bugie che per sembrare vere possono pure fare a meno di un sorriso.

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SEMPRE

Published Novembre 27th, 2008 by mastrofabbro

Io confido, sempre. Io ci credo, sempre. Fino in fondo, sempre… E sto allegro, sempre.

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COME UN DEMIURGO

Published Novembre 20th, 2008 by mastrofabbro

Non mi sento né un uomo di dottrina né una personalità pragmatica.
Non credo di avere doti speciali né riguardo l’intelletto astratto né in capacità materiali.
Sono lì, in un volo a mezz’aria, come una specie di demiurgo abitante in una terra a metà tra il mondo delle idee e quello fisico.

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FANNULLONE

Published Novembre 12th, 2008 by mastrofabbro

0829-w FANNULLONELo spirito fannullone è dotato di quell’infingardia tipica di chi usufruisce dei talenti altrui più che dei propri, per caricare il prossimo di quelle responsabilità che non si ha convenienza portare.
Vestito di buone intenzioni, esercita segretamente una ladra malvagità, pronta a rubare il prodotto della ricca semina spirituale del gigante interiore.
Severo e timorato in quel suo aspetto di rigida compunzione, attende paziente di intravedere la ricchezza di cui impadronirsi, da cui attingerà con ingordigia d’intelletto, al fine di custodirla con avida compiacenza ed elargirne in proporzione alla soddisfazione di cui si fa mendicante.
Eppure, nonostante tutta questa fedifraga operosità, è puntellato dalla consapevolezza del suo insipido sapere e della sua sterile talentuosità, limitata ad operazione di concetto più che di reale sentimento, ad instabile vampata di sentimentalismo più che ad equilibrata valutazione d’intelletto, ad ideologia astratta più che a reale discernimento e distacco da sé. E per questo, in cuor suo, odia ed invidia la stessa fonte da cui vorrebbe succhiare la sapienza, perché pietra d’inciampo di quel formalismo che lo condanna allo specchio della propria coscienza, che lo voglia vedere o meno.
Quindi, alla costante ricerca della decapitazione spirituale di quell’interiorità rifinita e sfumata nelle mille ramificazioni e colorazioni dell’anima, sorride velenoso e, velato di falso rispetto, resta in attesa di potersi accattivare un novello Erode, che gli farà ottenere la testa di chi un tempo chiamava maestro.
Come coloro che furono sazi di pani e di pesci (Gv 6, 26), il servo malvagio ed infingardo si lascia primariamente conquistare dall’ardore iniziale, falsamente convinto di poter tramutare quell’ardore in sapienza, ma ben presto si rende conto che non vi è relazione tra la soddisfazione dello spirito ed il suo progredire. Non passerà molto che la situazione si evolverà nella consapevolezza di non poter colmare la distanza tra sé ed il maestro di spirito, poiché incolmabile è la discrepanza tra colui che soffre senza nulla pretendere e chi va in cerca di compiacimento e tutto vorrebbe senza patimento.
Infondo, l’unico segno concesso all’uomo a dimostrazione della propria interiorità, è quello di Giona (Lc 11, 29), esattamente quello che nessun fannullone dello spirito potrà mai esibire nel suo cuore.

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SMS Post

Published Settembre 11th, 2008 by admin

Oggigiorno accade che l’approssimativa coscienza dell’uomo non arrivi, per un’ottusita’ conseguente ad un’abitudine alla colpa, a cogliere le contraddizioni e le sproporzioni del male che essa produce e determina. Ciò porta ad un abbassamento qualitativo del Bene da perseguire, poiche’ la distanza tra il giusto e l’errato si riduce sempre piu’: in altri termini il bene viene imbruttito ed il male abbellito. Nello spirito si ha dunque un rovesciamento: la mente ottusa non produce piu’ i suoi giudizi su base oggettiva, ma ignora volontariamente la realta’ per indolenza spirituale, arrivando a configurare un mondo in cui le contraddizioni personali sono risolte nel processo di un pensiero astratto, autoreferenziale ed omertoso, per cui se la realta’ non coincide con il proprio giudizio, tanto peggio per la realta’. E’ l’ideologia elevata ad egoismo. - scritto via sms -

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IDOLATRIA E ALIENAZIONE

Published Settembre 10th, 2008 by mastrofabbro

golden-calf IDOLATRIA E ALIENAZIONEIn un manifesto datato 1975, intitolato A Non-Christian humanist addresses Himself to Humanist Christian, Erich Fromm così si esprimeva in merito all’idolatria contemporanea:

“Oggi siamo testimoni di un fenomeno storico di gravità estrema. A partire dal pensiero greco e giudeo-cristiano con i relativi valori fino agli inizi del ventesimo secolo, la società nordamericana ed europea ha vissuto una tradizione mai interrotta nonostante alcuni tentennamenti: intendo l’ascesa e la fioritura di un movimento umanistico che si è prefisso come scopo supremo lo sviluppo delle qualità per cui l’uomo può dirsi veramente uomo.

Siamo testimoni del progresso di una forma nuova di antiumanesimo, ovvero di idolatria (spesso affatto astratta, intellettualistica). La nuova idolatria non veste sicuramente i panni delle vecchie religioni pagane, si presenta invece come un neopaganesimo che assai spesso si nasconde sotto il mantello delle grandi Chiese e costituisce il perfetto opposto della religiosità cristiana, giudaica, musulmana e buddista.

Essere idolatri non significa adorare certi dèi invece di altri, o un Dio solo invece di molti. L’idolatria è un atteggiamento, è il ridurre a cosa tutto quanto è vivo. E’ la soggezione dell’uomo alle cose, è la sua autonegazione come essere vivente, aperto, trascendente il proprio io. Gli idoli sono dèi che non offrono la liberazione; l’uomo che adora gli idoli si riduce a prigioniero e rinuncia alla liberazione. Gli idoli sono dèi non viventi; l’uomo che adora gli idoli diminuisce se stesso.

Il concetto di alienazione è la traduzione moderna dell’idea tradizionale di idolatria. L’uomo alienato si prostra dinanzi all’opera delle sue mani e alle circostanze in cui egli agisce. Cose e circostanze si impossessano di lui, lo sovrastano e lo inceppano, e lui non si sente più il soggetto creativo della vita. Si aliena da se stesso, dal suo lavoro e dal suo simile.

L’uomo d’oggi pensa che il sacrificio di bimbi a Moloch fosse un fenomeno ripugnante del passato idolatrico. Mai adorerebbe Moloch o Marte o Venere e non si rende conto che adora quei medesimi idoli: cambiano soltanto i nomi.

Oggi gli idoli prendono il nome di generale avidità: avidità di denaro, di potere, di piaceri, di fama, di mangiare e bere. Di tale avidità luomo adora i mezzi e i fini: produzione, consumo, potenza militare, affari, Stato, ma quanto più forti rende i suoi idoli, tanto più egli si impoverisce, si sente svuotato. Non cerca più la gioia come l’eccitazione, non ama più la vita ma il mondo meccanizzato dei gadget, non si sforza di crescere ma di star bene, all’essere preferisce l’avere ed il consumare.

Ne consegue che oggi l’uomo ha smarrito ogni sistema di valori universale che non siano quelli idolatrici: è preda dell’ansia, depresso, senza prospettive, pronto a rischiare l’autodistruzione nucleare, poiché per lui la vita non ha più senso, non gli interessa più, non gli dà più gioia [...]“, poiché la vita è diventata a sua volta un mezzo del fine principale: l’avere, a cui tutto va sacrificato.

In altri termini si può forse dire che, in tutto il nostro decantar conquiste, ci ritroviamo a constatare che il rimedio è stato peggiore del male.

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RICORDA CHE DEVI MORIRE

Published Agosto 18th, 2008 by mastrofabbro

Qualcuno mi ha detto che l’ultimo nome che si pronuncia in punto di morte è quello che più si è amato durante la vita.
Una commovente speranza romantica, sebbene di poco realismo. Infatti anche al morire appartiene una certa teatralità scenica e sarebbe di ben scarso valore estetico andarsene da questo mondo pronunciando ripetutamente il proprio nome.
Io ho già deciso che esalerò l’ultimo respiro artisticamente all’avanguardia, citando “pane e Nutella”.

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SMS Post

Published Agosto 15th, 2008 by mastrofabbro

TRA POCHE PAROLE - Nascondersi tra poche parole è difficile come celarsi in mezzo a pochi alberi. La prolissità è solo il manifesto tentativo di esprimere la propria carenza di idee per mezzo di un’anima volgare. Preferire la lunga argomentazione è solo la sintomatica propensione di uno spirito mediocre, più occupato ad arrendersi ai molti discorsi che non a scalare la ruvida ed essenziale roccia della sapienza.

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Published Agosto 14th, 2008 by admin

Nel libro di Ezechiele si racconta che il profeta nutrì il suo ventre con il rotolo di sapienza offertogli da Dio. I miei contemporanei, invece, risentono dei disturbi alimentari propri del loro tempo: o non vogliono saperne di mangiare alcunché, o non fanno in tempo ad inghiottire qualcosa di spiritualmente forte che già  lo vomitano come bulimici in preda ad una crisi.

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Published Agosto 13th, 2008 by admin

Dinanzi a me ho due donne in carriera. Ogni loro parola sembra affermare che tutto puo’ essere ridotto ad un principio di dare e avere. I loro discorsi hanno lo stesso spessore di un estratto conto. La serieta’  con cui trattano tale principio e’ l’inequivocabile espressione dell’odio che nutrono verso cio’ che di nobile vi e’ nel bello e che le fa imperdonabili di fronte al loro errore. La serieta’  e’ una categoria che deve riposare sotto le ali forti del distacco.

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