L’ARTE DELLA CALLIGRAFIA

Published gennaio 29th, 2010 by Paolo De Bei

Per chi, come me, non è dotato di talento particolare nella pittura, la calligrafia assume un significato particolare. Non potendo rappresentare l’anima attraverso il disegno ma in forma letteraria, è doverosa l’esigenza di ben presentare lo scritto anche sottoforma estetica.
Una bella calligrafia invoglia alla lettura, ne crea desiderio e già infonde una luminosa prescienza del contenuto, verso cui l’anima si dispone volentieri.
La composizione calligrafica forma un quadro in cui si distinguono i tratti tipici della più comune arte rappresentativa, dove linee curve e dritte, spazi ed unioni si fondono per intrecciare una prospettiva pittorica.
Non ultima interviene la sfumatura a determinare il valore del dipinto calligrafico.
La sfumatura non è un accessorio, un di più, ma è propria all’essenza stessa di un’opera d’arte. Essa è ciò che determina l’irripetibilità, il quid che distingue l’originale da una copia, ciò che distingue l’originale dalle imitazioni, le quali si approssimano ma giammai eguagliano.
L’arte espressa nella calligrafia ha un’importanza pari al contenuto di uno scritto ed alla forma che lo esprime.
Secondo questo aspetto la scrittura, con l’avvento del progresso tecnologico, trova uno svantaggio artistico maggiore rispetto alle altre forme d’arte.

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