PENSIERI ZITTI ZITTI
“Perché ciò, o Fedro, han di strano la scrittura, e, come veramente simile ad essa, la pittura. E infatti le immagini di questa ci stanno innanzi come viventi, ma se si domanda loro qualcosa, dignitosamente se ne stanno zitte zitte. Il medesimo è dei discorsi. Crederesti che essi parlino esprimendo un pensiero, ma se fai loro qualche domanda mosso dal desiderio di capire, annunziano soltanto una cosa, la stessa sempre. Una volta, poi, che sia scritto, il discorso rotola per ogni luogo, rimanendo in tutto il medesimo fra coloro che se ne intendono, come parimenti fra coloro a cui è estraneo, e non sa a chi deve parlare e a chi no. E se gli si fa torto e viene non giustamente biasimato, ha sempre bisogno dell’aiuto del padre; poiché egli non può difendersi e aiutarsi da sé.” (Fedro, 275, d-e)
VERITA’ CHE FERISCONO
La vendetta dei piccoli di spirito nei confronti di coloro che lo sono meno, consiste spesso nel tentativo di confondere le rotte di navigazione, al fine di vedere arenata una così nobile imbarcazione, anche se solo per un istante.
Spruzzare fanghiglia in acque cristalline è la soddisfazione su cui il ciarlatano fonda il suo contemplare, misurando il proprio gaudio nella proporzione in cui riesce a ribassare profondità e altezza ad un più mediocre intendere.
L’inganno gioca per lo più nella proiezione di ombre confuse, così come Chateaubriand ha ben inteso:
“Gli uomini prendono spesso verità per errore, perché ogni qualità del cuore o dello spirito ha in corrispondenza la sua immagine falsata: la freddezza somiglia alla virtù, il ragionare alla ragionevolezza, la vuotezza alla profondità”.
Che l’invidioso persegua scrupolosamente la natura della sua scelta non è una novità, ma ciò che più ferisce è il commento che nasce nel suo cuore una volta riuscito nel suo intento: “L’ho messo alla prova: è lui a non essere stato degno della regalità del percorso intrapreso “.
Ferisce perché, probabilmente, è vero.







