IL PUDORE DEL PENSIERO

Published gennaio 31st, 2009 by Paolo De Bei

(Mt 7,6)
Questa specie di bullismo del raziocinio, così fieramente insinuato nella società contemporanea, è uno degli insopportabili figli della decadenza del pudore.
La discorsività irruenta, la passionalità dell’opinione, la fretta nell’affermare,  la sfrontatezza nel giudicare, la compiacenza nell’argomentare e affini atteggiamenti dello spirito, non sono che logiche e naturali conseguenze all’assoluta incapacità di intrattenere un rapporto di intimità con il proprio pensiero.
Intimità è profondità, a sua volta portavoce di quella scintilla di semplicità da cui scaturiscono quelle intuizioni su cui l’intelletto va a riflettere. Ne consegue che in ogni vera riflessione dovrebbe sempre aleggiare il ricordo delle doglie attraverso cui il nostro io ha generato il pensiero, vero e proprio figlio a noi idealmente consustanziale, perché esploso dalla totale partecipazione di cuore ed intelletto.
E’ banale la considerazione per cui tutto ciò che è sentito come intimo, profondo e personale non ama gli sguardi facili e maliziosi di spiriti bassi e volgari, proprio perché ciò che è intimo è anche fragile, indifeso, vicino allo stato di innocenza, che, comunque, non deve ad andare a confondersi con l’instabilità emotiva.
Tutto questo affermare, questa esigenza di doversi esprimere per forza, questa necessità di dimostrare qualche cosa sempre e comunque è la plateale dimostrazione di quanto l’uomo abbia perso intimità con se stesso, non abbia più un rapporto di innocenza con il proprio pensiero e, perciò, non senta neppure il bisogno di salvarlo dai bracconieri spirituali del mondo.
Il mondo manca di pudore perché oramai non è più capace di relazionarsi con il tesoro che giace nelle persone.

2 Comments a “IL PUDORE DEL PENSIERO”

  1. 1

    md says:

    Bella riflessione, che condivido in toto. Dovrei starci più attento anch’io…

    gennaio 31st, 2009 alle 19:38
  1. 2

    a.b.c. says:

    Io credo che questo accada perchè difficilmente ormai si sente l’esigenza di restare soli con se stessi, anzi si evita accuratamente. Si fa di tutto per impedire al nostro spirito di riflettere su noi stessi, primo cercando sempre di essere in compagnia oppure utilizzando tv radio e quanto altro.
    La chiamiamo la paura della solitudine ma in realtà per me è il terrore di scoprire il vuoto che ci riempie.

    gennaio 31st, 2009 alle 21:31

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