SEMPRE
Io confido, sempre. Io ci credo, sempre. Fino in fondo, sempre… E sto allegro, sempre.
Io confido, sempre. Io ci credo, sempre. Fino in fondo, sempre… E sto allegro, sempre.
Tutto dipende in chi si confida e in chi si crede.
Pace e benedizione
Julo d.
La barbabietola da zucchero e il contadino.
Ho la grande fortuna di avere non lontano da casa una ciclabile in mezzo a dei campi coltivati e così tutto l’anno mentre vado a camminare ho la possibilità di osservare come il contadino gestisce le culture. Oggi prenderei in considerazione la barbabietola da zucchero.
Il contadino prepara il terreno vangandolo, sminuzzandolo, concimandolo,facendoci i solchi e poi finalmente semina e ricopre con la terre.
Ora è la volta del seme che si deve dare da fare. Inizia a germogliare e butta su nel giro di poco tempo dopo la prima piovuta una quantità di fogliame incredibile simile a delle bietole, foglie grandissime e verdeggianti. All’inizio sono bellissime sempre e continuano a crescere ma poi si inizia a vedere un cambiamento, non crescono più e a
seconda del sole, della pioggia o della siccità si mosciano o si drizzano rigogliose. Il contadino guarda e aspetta. Arriva il punto che il sole, il caldo e la siccità sono talmente importanti che il contadino decide di innaffiare artificialmente e da moribonde si riprendono ancora.
Il giochetto va avanti per un bel pò. Questo perchè, così facendo, il contadino raggiunge lo scopo prefissato: ingrossare e riempire di sugo con l’acqua e poi rendere zuccherino il tubero nascosto sotto terra.
Delle foglie a lui non gliene frega niente, anzi al momento del raccolto le lascia sul terreno e poi passerà un’altra macchima che le raccoglie per pulire la terra e renderla agevole per un’altra cultura.
Ma torniamo indietro alla nostra barbabietola.
Si arriva al punto che io vedendo la foglia appassita, ingiallita e ormai allo stremo dico: è l’ora, adesso vengono a raccogliere.
Invece no, il contadino persevera a darci un’altra
innaffiata e poi ad aspettare che risecchi un’altra volta.
Sto male io per la povera barbabietola. Ma mentre soffro per le foglie provo però una gioia crescente e continua vedere che ci sono alcune che mostrano a fior di terra un tubero enorme che tende a ingrossarsi sempre di più e a emergere sempre di più.
Non per tutte ha lo stesso diametro e la stessa
emersione, eppure mangiano dallo stesso campo e bevono la stessa acqua.
Penso che qualche differenza ci possa essere anche da tubero a tubero per il quantitativo zuccherino. La questione sta qui,le gioie passeggere sono come l’acqua che da vigore alle foglie mentre la gioia
continua credo si possa paragonare alla crescita del tubero e dello zucchero cioè del nostro spirito rivolto sempre alla crescita del nostro amore in Dio e nei fratelli.
Quella è la felicità che sta nel profondo e viene a galla in proporzione a quanto il tubero affiora perchè ormai tanto grosso da non riuscire più a
stare nascosto e riparato dalla terra.
larvotto says:
Mi viene in mente “ho visto un re” di Fo-Jannacci