Archive for Novembre 2008

FRAINTENDERE UN SORRISO

Published Novembre 30th, 2008 by admin

Ci sono verita che per non sembrare menzogne vanno sapute accompagnare con un sorriso. Ci sono bugie che per sembrare vere possono pure fare a meno di un sorriso.

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SEMPRE

Published Novembre 27th, 2008 by mastrofabbro

Io confido, sempre. Io ci credo, sempre. Fino in fondo, sempre… E sto allegro, sempre.

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CUORE E INTELLETTO

Published Novembre 23rd, 2008 by mastrofabbro

Dalla generosità del cuore sia valutato il valore dell’intelletto.
La ragione è furba e sa facilmente mascherare la verità con la sottigliezza di un ragionamento.
Chi tutto dona di se stesso, fino a non aver più nulla da perdere, arriva anche a non aver più nulla da nascondere.

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LETTERA AD UN AMICO

Published Novembre 21st, 2008 by mastrofabbro

Caro amico,
ti scrivo perché talvolta la lontananza fa riflettere su quando siamo vicini, così vicini da non accorgerci neppure di quanto valore abbia lo stare insieme.
Ti scrivo per chiederti perdono dei miei tanti difetti, delle mie freddezze, delle mie chiusure, dei miei egoismi, del mio carattere che spesso va a ferire la tua necessità di calore ed affetto, verso cui sono sempre in condizione di difetto.
Ti scrivo perché so che ci sei e per l’importanza del tuo esserci: la tua presenza mi dà sicurezza, stabilità, regolarità, equilibrio, appoggio, serenità, solarità, solerzia, concretezza, audacia, fiducia, coraggio, ottimismo ed uno sprone per dare sempre con la gratuità di cui sei esempio.
Ti scrivo perché voglio contribuire a donarti quella stima di cui sei meritevole.
Ti scrivo perché vorrei che tu accettassi ogni giorno di più l’offerta della mia amicizia, nella mia difettosa, personale e limitata espressione di umanità, ma che, se ne avrai voglia, vorrei impegnarmi a migliorare sempre più.
Ti scrivo perché mi è più semplice scrivere che parlare e perché possa rimanerti il segno tangibile della pienezza dei miei sentimenti nel giorno della prova, dell’incomprensione e dello sconforto.
Ti scrivo perché voglio che il mio dire sia indelebile al tempo e per ricordare al mio cuore la sua propria stoltezza, per quando non si inchina sufficientemente ammirato dinanzi a quegli slanci sinceri digenerosità su cui germoglia florida la tua anima.
Ti scrivo per cancellare gli oltraggi che la gente ti reca con la sua meschinità e per rinverdire in te quei virgulti di dolcezza e spontaneità che gli uomini avrebbero voluto falciare alla radice.
Ti scrivo perché non mi importa dei tuo difetti e dei tuoi limiti e ti amo per quel che sei, al di là di ogni bene e di ogni male.
Ti scrivo perché la mia superficialità non mi ha mai permesso di farlo e mai potrò colmare il tempo perduto.
Ti scrivo perché ti sono grato della tua stima e per l’immeritata ospitalità con cui mi hai dato accesso al tuo cuore.
Caro amico, ti scrivo perché sei tu e non altri e vorrei che tu ricevessi questa mia lettera come il mio più tenero abbraccio, quello che è solo nostro e la cui profondità sarà eternamente risaputa solo nel nostro intimo scambio d’amore.
Con tutta quella sincerità di affetto e gratitudine che il mio spirito può partorire e donare,
il tuo per sempre amico…

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COME UN DEMIURGO

Published Novembre 20th, 2008 by mastrofabbro

Non mi sento né un uomo di dottrina né una personalità pragmatica.
Non credo di avere doti speciali né riguardo l’intelletto astratto né in capacità materiali.
Sono lì, in un volo a mezz’aria, come una specie di demiurgo abitante in una terra a metà tra il mondo delle idee e quello fisico.

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IL NUOVO TESTAMENTO

Published Novembre 16th, 2008 by mastrofabbro

 IL NUOVO TESTAMENTOIl Nuovo Testamento è un libro adatto agli spiriti forti, agli avventurieri, a chi non sa che farsene dei sentimentalismi da femmina lagnosa ed isterica o dei cavilli logici da scolastici incalliti.

Nel Nuovo Testamento il vero ed il falso sono presentati in termini ideali ed i traviamenti proposti in grande scala: si ammonisce contro l’ipocrisia, si avverte contro le false dottrine, si punta il dito contro la menzogna illusoria di un fatto apparente, ecc… Insomma, faccende toste per gente che vive con un pugnale spirituale fra i denti.

Strano a dirsi, però, di tutte quelle cose di cui il mondo è eccessivamente sommerso e da cui è maggiormente rappresentato, il Nuovo Testamento pare non tenerne conto per nulla. Sproloqui, miserie, mediocrità, sciocchezze, insulsaggini, ridurre anche le cose più nobili a luogo comune, giocare al cristianesimo… di tutto ciò il Nuovo Testamento tratta in termini proporzionalmente ridotti.

Grande cosa l’uomo per questo Cristo, che conta l’eccelsa verità come rivolta ad un essere eroicamente buono, così come conta la più rigida giustizia rivolta ad un essere eroicamente cattivo. Tra i due modelli una specie di vuoto. In qualche modo il pedante, il mediocre, la mezza tacca sembrano passarla sempre liscia, ed è sulla base di questo giochino che noi oggi abbiamo facoltà di riempire le chiese dei più eterogenei babbei.

Se non si tocca il fondo, così come idealmente presentano i Vangeli, allora è ancora possibile farcela e beatamente piazzarsi in mezzo a quella scompigliata massa, che assomiglia al vero cristianesimo solo perché essa incontestabilmente non professa altra religione, per quanto essa rappresenti il cristianesimo ancor meno di una qualunque eresia.

Il fatto è questo: tanto in alto sta il vero cristianesimo, sopra tutti gli errori e traviamenti eretici, così altrettanto in basso, sotto tutte le eresie ed i traviamenti, sta la moscia emulazione di un cristianesimo falsato nel proprio cuore, fiore marcio e secco, avvelenato da quel grande ed immenso idealistico male presentato nei Vangeli: l’ipocrisia.

Il Nuovo Testamento si rivolge agli eroi del bene come agli eroi del male, a coloro che hanno in volontà di incarnare la pienezza della loro scelta. Ai mediocri, alle mezze tacche, agli instabili sentimentali dalle emozioni intense ma superficiali, ai cattedratici freddi e razionali che hanno ridotto il cristianesimo ad una faccenda filosofica, ai chiacchieroni da ambone che distorcono il messaggio evangelico aggiungendo od omettendo a seconda della circostanza, no, il Nuovo Testamento non trova il tempo di rivolgersi loro.

Riempire le chiese di simili cuori equivale a tradire il cristianesimo nel modo più marcio, perché in essi non vi è alcuna proporzione tra alto e basso, ma esiste solo una rappresentazione di ciò essi vogliono trovare nel cristianesimo: salvezza a basso costo e nel modo più comodo possibile.

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FANNULLONE

Published Novembre 12th, 2008 by mastrofabbro

0829-w FANNULLONELo spirito fannullone è dotato di quell’infingardia tipica di chi usufruisce dei talenti altrui più che dei propri, per caricare il prossimo di quelle responsabilità che non si ha convenienza portare.
Vestito di buone intenzioni, esercita segretamente una ladra malvagità, pronta a rubare il prodotto della ricca semina spirituale del gigante interiore.
Severo e timorato in quel suo aspetto di rigida compunzione, attende paziente di intravedere la ricchezza di cui impadronirsi, da cui attingerà con ingordigia d’intelletto, al fine di custodirla con avida compiacenza ed elargirne in proporzione alla soddisfazione di cui si fa mendicante.
Eppure, nonostante tutta questa fedifraga operosità, è puntellato dalla consapevolezza del suo insipido sapere e della sua sterile talentuosità, limitata ad operazione di concetto più che di reale sentimento, ad instabile vampata di sentimentalismo più che ad equilibrata valutazione d’intelletto, ad ideologia astratta più che a reale discernimento e distacco da sé. E per questo, in cuor suo, odia ed invidia la stessa fonte da cui vorrebbe succhiare la sapienza, perché pietra d’inciampo di quel formalismo che lo condanna allo specchio della propria coscienza, che lo voglia vedere o meno.
Quindi, alla costante ricerca della decapitazione spirituale di quell’interiorità rifinita e sfumata nelle mille ramificazioni e colorazioni dell’anima, sorride velenoso e, velato di falso rispetto, resta in attesa di potersi accattivare un novello Erode, che gli farà ottenere la testa di chi un tempo chiamava maestro.
Come coloro che furono sazi di pani e di pesci (Gv 6, 26), il servo malvagio ed infingardo si lascia primariamente conquistare dall’ardore iniziale, falsamente convinto di poter tramutare quell’ardore in sapienza, ma ben presto si rende conto che non vi è relazione tra la soddisfazione dello spirito ed il suo progredire. Non passerà molto che la situazione si evolverà nella consapevolezza di non poter colmare la distanza tra sé ed il maestro di spirito, poiché incolmabile è la discrepanza tra colui che soffre senza nulla pretendere e chi va in cerca di compiacimento e tutto vorrebbe senza patimento.
Infondo, l’unico segno concesso all’uomo a dimostrazione della propria interiorità, è quello di Giona (Lc 11, 29), esattamente quello che nessun fannullone dello spirito potrà mai esibire nel suo cuore.

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MAESTRO E AMICO

Published Novembre 9th, 2008 by mastrofabbro

immaginemanico7 MAESTRO E AMICOL’intima vocazione di chi si prefigge la formazione spirituale è quella di custodire e preservare.
Come un padre accoglie, come una madre ascolta, come un fratello aiuta, come un guerriero difende, come un angelo consiglia, come un maestro insegna, come un pedagogo esorta, come un profeta annuncia, come un amico soffre delle cadute dell’assistito.

Riottoso alla presunzione di conoscenza consuma l’amore per l’amico nella sua propria debolezza, schiaffeggiato dalla consapevole limitatezza del proprio essere. Eppur si compiace delle sue infermità, perché non lui vuole affermarsi, ma la verità che ha in cuore di testimoniare, che lo rende forte opportune et inopportune.

Il suo dire non desidera né gloria né ammirazione, ma scaturisce dalla forza e dal vigore per quell’ideale di cui è sposo e di cui dona la sovrabbondanza che gli sgorga dall’anima.
Con spirito vigile veglia incessantemente su di sé, affinché le ombre del mondo non offuschino la sua limpidezza e con eguale solerzia sorveglia le anime di quegli amici che a lui hanno voluto affidarsi.

Con amore ammonisce, con giustizia punisce e con sapiente mano opera sui proliferanti mali dei suoi protetti, saldo e forte in quel coraggio di chi, pur amando, sa di dover ferire per spurgare le infezioni.

Obbediente alla propria coscienza non invade l’altrui libertà, ma infonde senso di responsabilità e schiettezza di spirito.
Custode del libero arbitrio non rinuncia all’ammonimento e alla rispettosa correzione, poiché non riesce a concepire sincerità di relazione senza verità di fatti ed intenti.

Come padre e maestro si prodiga per incarnare non solo la verità che annuncia, ma la vita stessa di chi assiste, soffrendo e gaudendo per l’amico come se ogni evento accadesse a se stesso.

La responsabilità che il formatore di spiriti si addossa è quella di chi, nell’orto del Getsemani, in attesa di esser braccato, torturato ed ucciso come il peggiore dei briganti, ebbe in cuore di dire: “Io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto” (Gv 17,12).

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QUANDO IL GIUDIZIO SI FA IDEOLOGIA

Published Novembre 7th, 2008 by mastrofabbro

riflesso1nt QUANDO IL GIUDIZIO SI FA IDEOLOGIAMolte volte, nel sopprimere alcuni desideri, ci induciamo ad una forma di apatia, inibendo energia vissuta, propulsione esistenziale.
Soffochiamo traguardi ed aspirazioni per la sola pigrizia spirituale che si ha di fronte a stenti e tribolazioni, pensando troppo onerose le privazioni necessarie per giungere ad una concreta maturazione dell’anima.

Intimamente vigliacchi, invece, si è inclini a fuggire le alte potenzialità di sé, per livellarsi alla comprensione del volgo, per essere da lui amati ed apprezzati, e risultare importanti ad ogni costo.

Il giudizio altrui condiziona fortemente, così che per mezzo di una ben consapevole maschera, ci si appiccica sulla schiena l’etichetta con cui si vuole essere riconosciuti, a discapito di una più profonda realtà dell’essere, più vera ma socialmente meno prestigiosa.

Ci si costruisce una sovrastruttura mentale, un tappeto sotto cui ficcare le polverose nobiltà dell’essere e su cui installare il piedistallo di una fallace realizzazione. Così si arriva ad abolire la meraviglia, la scoperta di un’anamnesi spirituale, mentre la nostra presunzione archivia quel che pensa definitivamente giudicato.

Le ideologie sono scomparse dal mondo, perché hanno preso dimora nella tua anima, così, quel che pensi essere il tuo spirito, non è che un artificio della tua mente.

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QUANDO TUTTI SIAMO BEATI

Published Novembre 6th, 2008 by mastrofabbro

DomusScultura QUANDO TUTTI SIAMO BEATIGandhi osservava che le parole, al pari degli esseri umani, “si evolvono gradualmente nel loro contenuto. Per esempio, il contenuto della parola più ricca - Dio - non è uguale per ciascuno di noi”, ma varia con l’esperienza di ogni singolo.

Le Beatitudini hanno una così insondabile profondità che mi rende curiosa la competenza professorale dei contemporanei, così fumosamente dialogata dalla verbosità modernista e così tragicamente astratta dalla rigidità tradizionalista.

E’ l’eterno ritorno di una tragedia annunciata, ovvero la ruduzione dello spirito religioso in una dimostrazione di un postulato ideologico.
Ed ecco che per alcuni la povertà materiale diverrà la sola via perfetta per chi vuole giungere all’imitatio Christi, mentre altri avranno già incaricato qualcuno di dimostrare che “la povertà” è da intendersi in senso solo spirituale.

Diciamocelo, il Cristianesimo è divenuto un sistema morale, un impianto teologico.
Razionalista od irrazionalista, esso è divenuto un postulato da cui partire e a cui si arrivare, attraverso la strada che più compiace il proprio io, ovviamente a difesa di una mascherata mediocrità.

Il nostro è il mondo dei professori, di quelli che tutto bollano e tutto inscatolano in un manuale, ora vuota robaccia letteraria, ora rigido precetto istituzionalizzato.
Chissà che la Beatitudine non sia altro che la risultante di una coscienza risolutamente ferma nel Bene, capace di partorire, per la sua unicità incarnata in un’irripetibile persona, forme sempre nuove e diverse di grandezza dello spirito, senza dover essere assoggettati a sistemi morali e a scuole teologiche. Chissà che la Beatitudine di un’anima se ne infischi dei nevrotici rituali da ossessionati della forma, ma, nella rispettosità di questi ultimi, ne diventi vera e più essenziale espressione, attraverso l’espressione esistenziale di ciò che altri proclamano a parole. Chissà che la Beatitudine non sia né una causa, né un mezzo, né un fine, ma solamente una grazia gratuitamente ricevuta, a seguito della costante fedeltà al Bene, anche nelle questioni più minute.

Inutile dilungarsi. Ciascuno dà ciò che ha, in base all’evoluzione interiore percorsa da parole che sono uguali per tutti nella forma, ma che l’uomo d’eccezione sa rendere grandi, opportune et inopportune.

E tu, le Beatitudini le pensi con la ragione o le descrivi per visione del cuore?

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