MURO CONTRO MURO

Published ottobre 11th, 2008 by Paolo De Bei

 MURO CONTRO MUROE’ un tempo in cui le parole mi appaiono ancor piĂą del solito come una specie di inutile occupazione borghese.
Vago spesso per siti e blog di ogni natura e stampo e mi piacerebbe eguagliare la prolificità letteraria dei loro autori, ma articolare un discorso mi è divenuto un impegno pesante, forse per una mia incapacità di trovare sollievo in esso.

Parlare e scrivere sono giochi che a lungo andare stancano, almeno per coloro per cui non è sufficiente il compiacimento di ascoltarsi o leggersi, per riavvalorare pratiche dalle finalità buone ma dai risultati incompiuti. Infondo una parola è una parola: il contenuto è proprio di chi parla/scrive e di chi ascolta/legge, così come le relazioni che intercorrono tra le parole, e sono scettico nel tratteggiare una linea realmente comunicativa tra due o più individui che già non si conoscano sufficientemente per intendersi senza parlare o scrivere.

Esperienze di vita comune, amore, sofferenza, privazione, sacrificio, vissuti in una concreta partecipazione… questi gli unici veri, reali e tangibili vasi comunicanti attraverso cui la persona rende giustizia al proprio impegno di scambio di pensiero e sentimento, poichĂ© solo attraverso lo stesso dolore e lo stesso amore il gesto e la parola si tingono delle medesime sfumature.
In se stesse la comunicazione orale e scritta sono ipomnematiche, ovvero altro non fanno che richiamare alla memoria un sapere giĂ  appreso attraverso un vissuto segreto, intimo e personale.

Dire “Dio” equivale ad affermare tanti significati quanti sono coloro che leggono, e non sarĂ  certo una dogmatica comune o una buona dote oratoria a rendere omogenea la comunicazione, perchĂ© ciascuno, nonostante la dottrina accomunante, avrĂ  una differente esperienza di quel Dio e, perciò, ciascuno relazionerĂ  il discorso compiuto a categorie di pensiero anche molto lontane dalla primitiva intenzione dell’autore.

Parlare, scrivere… usi così diffusamente sopravvalutati da costituire l’anima della societĂ  moderna, dove “ogni spiritualitĂ  si converte in profitto e la felicitĂ  di vivere è falsa come l’arte che la esprime” (K. Jaspers).

Parlare, scrivere, lanciarsi in grandi discorsi sono le pratiche dei grandi esteti contemporanei, dove ciascuno ama ascoltare la propria voce e leggere il parto del proprio intelletto; sono le pratiche dei depressi e megalomani, i quali sfogano ansie, repressioni, illusioni, frustrazioni e egocentrismi in fitte grafomanie altisonanti; sono le pratiche degli ideologi, servi dei mostri sacri di vecchi e nuovi sistemi di pensiero, a cui ogni aspetto razionale ed irrazionale, di una realtĂ  vera o schizofrenica deve sottostare, per amore o per forza; sono le pratiche dei mercenari della pubblicitĂ , dei politici corrotti, dei religiosi vuoti ed ignoranti, di coloro che possono nascondere l’impropria occupazione di spazio in questo mondo solo attraverso i fumi neri delle loro verbositĂ .

Parlare e scrivere: queste le occupazioni del mondo che comunica, ma si tiene lontano dal relazionarsi, poiché ciò vorrebbe dire vero amore in vera sofferenza.

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2 Comments a “MURO CONTRO MURO”

  1. 1

    a.b.c. says:

    Quante persone hanno un diario personale e privato sul quale scrivono tutto come se fosse lo sfogo e il depositario di tutti i loro pensieri.
    Altri hanno degli amici di lettera, ai quali scrivono per anni senza mai essersi incontrati.
    Adesso esiste internet dove si scrive al mondo senza quasi rendersi conto che i nostri piccoli scarabocchi vengono letti da non so quante persone.
    Il mondo entra nel privato e ti rende parte di un tutto anche se non lo conosci.
    Il problema è che manca il rapporto umano fatto di tutte quelle emozioni che solo la conoscenza reciproca può portare.
    Non chiudiamoci perciò nel nostro stanzino abitato solo da noi e da un video ma affrontiamo anche l’insidia che una relazione comporta.

    ottobre 17th, 2008 alle 22:37

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