TUTTI ALLA MESSA
“Io credo, io credo”: l’infingarda menzogna preposta dinanzi alle convenzioni domenicali, ove le mani si incrociano in gesti di pace, oltre la cui apparenza è pronto il veleno omicida, atto a finire la preda, già immobilizzata dalla stretta mortale dell’invidia.
Al suono delle campane ecco accorrere gli inguaribili romantici, gli immancabili paganti questuali, prontissimi a barattare il proprio euro con una dose di auto suggestione e filanti parole annuncianti amore e pentimento, ma ahimé: come ogni teatro anche il sacro tempio deve chiudere le proprie porte e ciascuno tornare nelle proprie latrine spirituali, ove il puzzo del proprio liquame si è arricchito dell’ipocrisia festiva.
Il piacere della considerazione, il sentirsi buoni, il compiacimento del vittimismo, l’aver trovato qualcuno che ti giustifica, la suggestione pseudo mistica, il clamore dello straordinario, il vagabondare in pellegrinaggi per riempire il proprio tempo, l’incrociare la spada per vincere battaglie puramente ideologiche… non è fede, ma è solo ciò che ci interessa della fede, reinterpretato a nostro piacimento. Si sceglie solo ciò che ci è piacevole, coronando con la croce la nostra apparente santità, conquistata sotto le integerrime prove mandate dal maligno, attraverso le quali si è dato mostra di come la propria anima sia arrivata alla fusione con Dio.
Tutte vomitevoli sciocchezze di basso profilo, emananti insopportabile fetore.
Abbiamo la presuntuosa concezione di conoscere chi sia Dio, solo perché nella Persona di Dio riusciamo ad imprimervi la proiezione di tutta la nostra superbia. Ciò che noi abbiamo la presunzione che sia Dio è spesso ciò che noi vorremmo essere o, nel migliore dei casi, come a noi piacerebbe che fosse Dio.
Forse dovremmo avere l’umiltà di riflettere un secondo per analizzare che cosa stiamo facendo, che cosa stiamo scegliendo.
In verità credo che non ci attendano buone notizie.








a.b.c. says:
CHI E’ DIO?
Presunzione! Presunzione! Presunzione!
Siamo come un colino che vuole contenere il mare.
Rimane solo l’immondezza che l’uomo ha scaricato in esso.
E’ bagnata la zozzeria, ma nasconde tutta la purezza di quell’acqua. E il mare è meno vasto dell’immensità di Dio che tutto penetra e tutto conosce.
Il bagnato evapora e rimane solo il putridume di cui l’uomo si è riempito.
Chiediamo ad alcuni personaggi della Bibbia chi è Dio.
C’era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male; godeva per di più della prosperità dei grandi patriarchi israeliti.
Qualcuno mette in dubbio che Giobbe serva Dio disinteressatamente e chiede che venga messo alla prova per dimostrare il fallimento di Dio nell’infedeltà dell’uomo.
Dio accetta la sfida dell’accusatore e gli lascia libertà di agire.
Giobbe viene privato dei suoi beni, della sua famiglia e viene provato anche nella malattia.
Giunto alla disperazione inizia a lamentarsi ed accusare Dio, a chiedere a Lui spiegazioni.
Il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine:(38-40,14)
“Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra?…
Dove sono fissate le sue basi?…
Chi ha chiuso tra due porte il mare?…
Da quando vivi hai mai comandato al mattino e assegnato il posto all’aurora…?…”
E continua così fino alla fine.
Non pronunzia parole di compassione, non fulmina colui che ha osato sfidarlo ma evidenzia il mistero della libertà divina. Dio interroga tutti, sia quelli che come Giobbe riducono le motivazioni della vita al proprio caso particolare, sia coloro che pretendono di dominare il mistero con una bella teoria.
Se la creazione stessa è un mistero che si colloca ben al di fuori della nostra portata che cosa dobbiamo dire del Creatore e dei suoi disegni? Intuiamo tuttavia che l’atteggiamento di Dio verso le sue creature non è ambiguo, non si nutre di odio o di desiderio di distruzione ma di giustizia basata nell’essere creatore e salvatore delle sue creature. (Dai commenti al libro di Giobbe di biblisti sotto la cura di Antonio Bringas).
Giobbe supera la prova e la sua non è semplice rassegnazione , è l’atteggiamento di un uomo che ha fiducia in Dio in qualsiasi circostanza. Dio ci prova, sa fin dove possiamo arrivare, ma lui va oltre, per farci assomigliare sempre più al Suo Figlio prediletto che si è spogliato di tutto per dare a noi tutto. Le beatitudini, come dice Mastro Fabbro, sono uno stato di grazia che non dipende dalla croce penitenziale che siamo disposti a portare, ma dal modo in cui affrontiamo tutto ciò che vorremmo evitare. La beatitudine è uno stato che si gode a posteriori, non certo nelle sofferenze, perchè quando il dolore ha la dignità di essere chiamato tale, nel cuore opera la falce della morte.
Diciamo tutti che Dio è amore ma è anche giustizia perfetta e sa anche punire molto severamente.
Mosè convocò tutto Israele e riferì al popolo ciò che Dio gli disse sul monte Oreb: (Deuteronomio 5,6-5,11)
“Io sono il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile. Non avere altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo nè immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, nè di ciò che è quaggiù sulla terra, nè di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perchè io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.
Non pronunziare invano il nome del Signore tuo Dio perchè il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.”
Nel Magnificat Maria racconta di Dio:
“…santo è il Suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato al potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
Glora al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli.”
Infine andiamo nel vangelo secondo Giovanni per sentire Gesù cosa ci dice.(GV 14,8-14,11)
Gli disse Filippo:” Signore, mostraci il Padre e ci basta”.
Gli rispose Gesù:” Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse…”
Alla fine possiamo dire che non possiamo conoscere Dio perchè come dice S.Anselmo d’Aosta :
Dio è = Aliquo quo majus cogitari nequit (ciò di cui non si può pensare il maggiore)
L’affermazione di S. Anselmo sottintende:
se tu riesci a pensare dio allora non è dio
perchè ciò di cui non è possibile pensare il maggiore non è neppure comprensibile al nostro intelletto finito e limitato.
Possiamo però ricordare e meditare tutto quello che ha compiuto e ci è stato tramandato e osservare le bellezze del creato che ancora oggi riempiono i nostri occhi.
Lodiamo e ringraziamo Dio per la diversità e l’incredibile bellezza di ogni creatura in ogni suo minimo dettaglio.
Dice il Signore :”IO SONO” che si può dire di più.