IDEOLOGISMI SOCIALI
Le convenzioni sociali degenerano non appena la cultura che anima una civiltà inizia il suo decadere. Ecco, allora, che a prendere il potere subentra l’esercito dei moralisti, capeggiato dai suoi ottusi colonnelli del perbenismo. Essi sono attenti ad ogni minuziosità del gesto, penetrano il dettaglio della postura, analizzano e soppesano lo iota di ogni espressione, appuntando sul proprio libro nero ogni trasgressione o dimenticanza, la quale sarà riportata pubblicamente non appena la situazione si farÃ
conveniente.
La stretta osservanza del rituale sociale è per costoro al di sopra di qualunque circostanza e con quel ghigno soffocato gonfiano la problematica ad una questione di stato. Sono i profeti della perfezione esteriore, i perenni scandalizzati dalla semplicità , i castigatori della lucida schiettezza.
Ficcanaso e perfettamente inseriti nella mediocrità comune, vigilano sul sistema, affinché nessuno possa fuoriuscire dal cortile recintato della loro ignoranza. Incasellati ed incasellatori, suddividono gli individui con rigidità di concetto, per mezzo di inflessibili schemi mentali, che hanno già elevato a morale universale.
Ecco, dunque, che il nulla interiore affolla chiese e piazze per mezzo dei suoi alfieri, edificatori di cattedrali interiori consacrate al proprio io, nel cui tabernacolo riposa il piedistallo su cui si erge la magnificenza di dio, quell’essere autogenerato dal proprio pensiero.
Tutta questa necessità di esibire la propria impeccabilità formale altro non è che la manifesta accusa di una mancata ossatura spirituale, la radice dalla quale prolificano le menzogne da cui lo spirito è seppellito e corroso.
“Né il sentimentalismo né il moralismo appartengono all’insegnamento: ciò che è necessario è la coscienza. Noi non insegniamo la morale. Insegniamo come si può trovare la coscienza. Alla gente non piace sentirselo dire. Dicono che non abbiamo amore, solo perché non incoraggiamo la debolezza e l’ipocrisia, ma, al contrario, rimuoviamo tutte le maschere. Chi desidera la verità non parlerà mai di amore o di Cristianesimo, perché sa quanto ne è lontano” (Piotr Demianovic Ouspenky)
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a.b.c. says:
Non stiamo seguendo una puntata di “Beautiful” o leggendo un romanzetto di Armony, abbiamo deciso di seguire un preciso cammino di miglioramento del nostro spirito e siamo perfettamente coscenti che per fare questo non si può traboccare di amore sentimentale.
Dobbiamo più che altro immaginarci come cavallieri senza macchia, combattenti i nemici della Verità e della Libertà .
Il nostro nemico non si vede ma provoca più danni di un cattivo in carne e ossa, perchè si trova in ogni luogo dentro e fuori di noi, anzi siamo noi stessi che lo abbiamo creato.
Come tale possiamo avere la certezza che con l’aiuto di Dio e la nostra buona volontà possiamo averne la meglio.
Il nostro cavaliere deve prepararsi al combattimento cercando di conoscere, dominare e ben ordinare le sue forze vitali, l’istinto, la spiche, la ragione, e l’intelligenza. Facendo così imparerà a servirsene, senza eliminarle, ogni parte del suo spirito. Illuminato dalla fede e per l’azione della grazia, il cavaliere, nella misura della sua purificazione, penetrerà progressivamente sia le ragioni delle cose che il mistero di Dio, ascendendo, per quanto è dato all’uomo, i vari gradini della conoscenza spirituale sino a pervenire alla contemplazione e alla teologia.
Credo che lo scopo e la gloria finale sia notevolmente più desiderabile di setimentalismi a buon mercato e a “gnolismi” e moine varie .
Decidersi per questa scelta è chiaro che non si fa per essere ammirati e osannati perchè al massimo gli altri si possono domandare il motivo del tuo cambiamento e stai fresco se pensi che sia un complimento!
Prendiamo ora in considerazione un passo del vangelo di Matteo (21,28-32) dove racconta la parabola dei due fratelli chiamati a lavorare alla vigna, il primo non vuole ma poi ci va, il secondo dice sì ma poi non ci va. Proviamo ora a pensare che entrambi i fratelli siamo noi e ognuno è una parte della nostra personalità . E’ piacevolissimo essere ammirati e considerati e tante volte diciamo e ci comportiamo in una data maniera solo quando sappiamo di avere un uditorio o un pubblico. Sentiamo e siamo veramente consapevoli che ogni atto che compiamo corrisponde esattamente al reale “noi stessi”?. Questo è l’inganno di dire sì con le parole ma no coi fatti. E’ il classico bigotto amante della forma, del “bon ton”, dei complimentalismi e delle sviolinate ma dietro è una vipera velenosa che ti uccide piano piano immergendoti nell’acido per non lasciare traccia.
Belli fuori come molte case appena ristrutturate e poi salta fuori l’umidità e la muffa dalle fondamenta non adeguate. Per percorrere questo cammino bisogna adeguare le parti nascoste alla facciata comprese le fondamenta. Non è importante essere osservati o in pieno isolamento il comportamento deve essere mantenuto esemplare.
Facciamo allora come il primo figlio pentiamoci di aver detto fino adesso no al Signore e facciamo.
Subito, senza dare il tempo al serpente di farci cambiare idea, prendiamo la pale e iniziamo a scavare in cerca delle crepe nelle fondamenta.
Lasciamo ai formalisti l’osservanza delle minuziose pratiche farisaiche e dedichiamoci a ricercare la semplicità e l’essenzialità qualità indispensabili ai veri giganti dello spirito.