ENTRANDO IN UNA CHIESA

Published Settembre 19th, 2008 by mastrofabbro

 ENTRANDO IN UNA CHIESAEntrato in una chiesa sento leggere questo passo evangelico

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone,
Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete gia la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti. (
Lc 6,17.20-26)

Talvolta mi chiedo se vi sia rimasta una cellula sana nel sistema nervoso che regola l’equilibrio psichico degli ossequiosi osservanti delle festività.

Con la compunzione degna del miglior galateo si assiste all’annuncio degno di una patologia psichica e, senza batter ciglio, si sopporta pazienti le congetture del prelato su tali pazzie. Anzi, c’è chi sonnecchia sul cadenzato nulla contenutistico, chi confronta il proprio vestito con quella del banco a lato, chi pensa più semplicemente ai fatti suoi, mentre un individuo sull’altare tratta argomentazioni sacre, quasi fossero faccende che non lo riguardassero, mettendo un po’ di pepe qua e là, al fine di ottenere il plauso della folla.

Nessuno si accorge che a leggere il passo in oggetto, sarebbe necessario sussultare di scandalo per le assurdità pronunciate, problematizzare seriamente il fatto che, a quelle condizioni, un uomo sano di mente, non si abbasserebbe mai. Non ricordo di aver mai incontrato un pagante del biglietto domenicale invocare su di sé disgrazie e persecuzioni, inveendo sinceramente contro le proprie ricchezze ed ai gozzovigli della carne e dello spirito. Piuttosto è possibile incontrare patetici sentimentali inneggianti la croce, gioiosi e festanti nel portare i pesi del mondo, alla sola condizione che il modello ed il peso della croce sia deciso di volta in volta da loro stessi.

Nessuno mai che noti le offese che, le comuni interpretazioni delle beatitudini, recano all’intelligenza, quella concreta e superiore facoltà di raziocinio che permette una proporzione tra il sensato e lo sciocco.

Perché? Mi si vorrebbe far credere che la persecuzione sarebbe per me un bene? Si pretende che io goda nella sofferenza? E’ mai possibile questo per un uomo?
Non si dice, forse, che un uomo soffre, proprio perché non gli appartiene alcuna gioia consolatrice? Sono lontane in quei momenti gli alti concetti teologici, soffocata è la fiducia nell’amore, schiacciata la voglia di vivere. Dove sta dunque la beatitudine nella sofferenza di cui tanto si ciancia? Dove mai si nasconde il sorriso quando la lacrima riga il volto della vittima della vita. Forse l’Uomo-Dio avrebbe potuto spiegarlo se anche Lui non avesse patito l’abbandono di Dio, lo stato della prova in cui è vanificato ogni tentativo di reazione spirituale, fisica e psicologica. L’uomo, non vive forse per analogia questo dramma, in proporzione al proprio livello spirituale? Se fosse così facilmente sopportabile, non sarebbe degna di essere chiamata sofferenza.

Forse dovremmo valutare il fatto che la croce si identifica con tutto ciò che fuggiamo, piuttosto che con quello che siamo disposti a scegliere. E quando incombe la disgrazia, chi mai sarà così affetto da pazzia da dirsi beato? Quale uomo sano di mente abbraccerebbe volontariamente una simile via, non certamente paragonabile alle vanitose penitenze con cui si tenta invano di rafforzare una volontà che si maschera dietro al perbenismo.

Le beatitudini, in realtà, sono uno stato di grazia che non dipende dalla croce penitenziale che siamo disposti a portare, ma dal modo in cui affrontiamo tutto ciò che vorremmo evitare. La beatitudine è uno stato che si gode a posteriori, non certo nella sofferenza, perché quando il dolore ha la dignità di essere chiamato tale, nel cuore opera la falce della morte.

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8 Comments a “ENTRANDO IN UNA CHIESA”

  1. 2

    Julo d. says:

    Carissimo, un post da sottoscrivere al 101%. Se non solo le beatitudini, ma tutto il Vangelo non mette in crisi il nostro modo di ragionare, allora forse non lo abbiamo capito.
    Pace e benedizione
    Julo d.

    Settembre 19th, 2008 alle 08:01
  1. 3

    mastrofabbro says:

    @Julo: Ben contento di trovarti in sintonia! :)

    Settembre 19th, 2008 alle 11:41
  1. 4

    a.b.c. says:

    Si ritorna sempre al comune pensare, a una interpretazione alquanto superficiale e leggera delle beatitudini.
    Non solo di quelle ma di tutto quello che viene letto e argomentato, tutto perchè dentro ogni persona c’è la certezza di essere sulla strada giusta, di avere capito i concetti fondamentali e di seguirli nel migliore dei modi.
    La certezza di essere nel giusto ti protegge da ogni idea che non è ad essa affine e quindi si può ascoltare senza rendersi conto della nostra enorme ottusità.
    Si chiudono gli occhi, si ascolta il brano beandosi nel nostro pensiero di dire sìsìsì io sono certamente povero in spirito, non sono certo ricco,vivo del mio lavoro…
    Non ci ricordiamo però che non solo non dobbiamo desiderare di essere ricchi ma anche di non volere il male di chi lo è. Nell’oro sono comprese anche le case,i gioielli, ma anche i legami di sangue, le dovizie intellettuali e le cariche pubbliche. Colui che si affeziona smodatamente a una cosa ecco che pecca. Chi ai nostri giorni riesce veramente a guardarsi allo specchio e dire io sono povero in spirito? L’unica è continuare a tenere gli occhi chiusi e andare avanti.
    Continuiamo a sentire: “beati voi che avete fame perchè sarete saziati”. E noi naturalmente ci sentiamo fieri di esseri lì ad ascoltare e sapere di essere sempre presenti alle omelie. In realtà questo all’anima non basta perchè suo nutrimento è la Sapienza e la Giustizia e come liquido e cibo esse corroborano, e più se ne gusta più ne cresce la santa avidità. Ma quando mai noi sentiamo la necessità di non finire mai di ascoltare una predica?
    “Beati voi che piangete,perchè riderete”.
    Qui poi con giubilo iniziamo a vagare con la mente per tutti i mali e le disgrazie passate e presenti e sorridiamo pensando che se noi non siamo così, certo lo sono in pochi! E’ vero il pianto serve perchè solo chi ha pianto sa comprendere il fratello che soffre, che è nella disperazione e poterlo aiutare. Il salto difficile da fare quello che porta alla beatitudine è l’accettare con rassegnazione il dolore,un pianto che non inaridisce la preghiera ma unisce a Dio perchè si comprende che solo Lui non è dolore e solo in Lui vi è consolazione. Siamo davvero capaci di fare questo?
    “Beati voi quando vi odieranno…profeti”.
    In questo punto forse iniziamo ad arricciare un pò il naso perchè dobbiamo andare alla ricerca di quella volta lontana in cui il mio collega di ufficio ha saputo che frequento la parrocchia…o di quella volta…poca roba!
    L’uomo è tanto insatanassato che odia il bene ovunque si trovi tanto che chi è buono anche se tace sembra che lo accusi. Infatti la bontà di uno fa apparire la malvagità dell’altro ancora più nera. Così la fede del Vero credente fa apparire ancora più ipocrita la fede del falso credente. Infatti non può essere non odiato dagli ingiusti chi con la sua vita è un continuo testimoniare la giustizia.
    Utopica quasi per tutti è pensare però di immolarsi per la testimonianza come i profeti e i martiri.
    Ogni lacrima ci sarebbe cara perchè ci porterebbe alla gloria e la trionfo celeste, ma ora, a quale sofferenza! Idea, perciò, subito allontanata, quella non è fatta per noi; tanto abbiamo tutte le altre anche se ce ne manca una va alla grande!.
    (Spiegazioni alle Beatitudini tratte dal “vangelo come mi è stato rivelato Vol3 cap.170 di Maria valtorta)
    Ecco Mastrofabbro perchè ci vedi tutti lì seduti ad ascoltare tranquilli, ci sentiamo a posto con la nostra coscenza, con gli altri e con Dio.
    Il problema da te affrontato non ci sfiora neanche la cervice.

    Per tutto il resto sono pienamente daccordo con te.
    Mentre si soffre non si pensa alla beatitudine che essa ti porta, si ha male, tanto male e basta.
    Non si è infatti sempre detto che alla fine rimane solo la fede che ci porta a sperare nell’amore di Dio che ci consola e innalza?

    Settembre 22nd, 2008 alle 23:45

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