IN COLLOQUIO CON FALCO BIANCO

Published Settembre 13th, 2008 by mastrofabbro

image001 IN COLLOQUIO CON FALCO BIANCOEcco un’interessante intervista a Paolo De Bei, presidente dell’Associazione Falco Bianco, a cura di don Massimo Nocchi.
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Sono passati più di due anni dalla fondazione di Falco Bianco: cosa è cambiato nell’arco di questo tempo?

Ogni realtà umana porta con sé una costante progressione e ogni singolo che se ne fa partecipe ne influenza la direzione evolutiva o involutiva. Nel caso di Falco Bianco penso si possa considerare decisamente proficuo lo sforzo estensivo, ovvero quello rifacentesi all’iniziativa e alla partecipazione pratica ai più diversi eventi. Più cauta è la mia considerazione in vista della dimensione intensiva, ovvero di quella propulsione interiore che mira ad affermare un’autocoscienza soggettiva ed oggettiva di ciascun singolo e dell’associazione tutta.
Non siamo un gruppo costituitosi per scomporre intellettualisticamente i problemi del tempo presente: nasciamo come nucleo operativo, ma non siamo neppure fautori di facili spontaneismi o teorie approssimative. Un’azione ben direzionata è sempre dovuta ad una chiarificazione di concetto, mai intesa come fine a se stessa, ma come ricerca e costante approfondimento delle ragioni che muovono gli spiriti. Il rapporto che noi vorremmo frapporre tra teoria e prassi è esattamente quello della coincidenza, ovvero quella relazione simbiotica di una comprensione, che spinge, per diretta conseguenza, all’azione.
In questi anni la nostra associazione è potuta evolversi nelle sue ramificazioni organizzative e partecipative, grazie all’aiuto dei molti collaboratori che si sono impegnati a tal fine, ma, a mio modo di vedere, manca ancora la costituzione di un solido scheletro che definisca più nel dettaglio il modus essendi ed il modus operandi di Falco Bianco.

In cosa consiste la dottrina che i membri dovrebbero apprendere per creare una coscienza associativa?

Parlare di dottrina è improprio, poiché ciò implicherebbe una componente dogmatica, postulatoria, aprioristica. Falco Bianco ha per definizione un orientamento cristiano, ma il nostro scopo non è di natura catechistica, ma consiste in un lavoro a monte del Cristianesimo stesso. La dottrina non è che una serie di formule, frasi di senso compiuto, parole soggette alla rigidità della definizione formale. Noi vogliamo operare integralmente sull’uomo, in modo tale da maturare in lui la chiarezza del principio e la lungimirante elasticità che tale principio necessita nella sua applicazione. Se le parole permangono vuote, acerbe nel loro più profondo significato, una qualunque dottrina sarà a sua volta sterile e priva di reale interiorizzazione.
Le situazione con cui ci relazioniamo quotidianamente possono avere analogie, affinità, ma mai uguaglianza sic et simpliciter. Se il valore di riferimento permane immutabile, sarà necessario sviluppare uno spirito pronto, attento, veloce, capace, acuto, lungimirante, intuitivo, equilibrato e saggio al fine di non tradire l’ideale perseguito, ma, ad un tempo, senza scadere in ottusità eccessivamente conservatrici o progressismi discutibilmente relativisti.
Per arrivare a questo risultato e perciò alla maturazione di ciascun singolo, non può esistere una ricetta preconfezionata, un programma valevole per tutti, dato che ciascuno partirà da una condizione a se stante: a ciò servono i nostri tutor, persone di provata esperienza, capaci di orientare l’individuo verso una vocazione specifica in vista di una reale indipendenza fusa alla dimensione comunitaria.
Inoltre, ciò che deve unire la comunità e formare un’unione coscienziosa del gruppo, devono essere le finalità e le regole comuni espresse nello statuto e nel direttorio, che, come in ogni famiglia, non vogliono essere né di restrizione né atte all’omologazione, ma di essenziale ordinamento ad una sensibilità comune e ad una collaborazione fondata su punti ben definiti.

Si è parlato di progressismo e conservatorismo: come si situa Falco Bianco rispetto a questi orientamenti culturali?

Per noi una terminologia siffatta, rappresenta una malattia del pensiero. Così come non esistono problemi progressisti o tradizionalisti, altrettanto non vedo perché debbano esistere soluzioni affette da tali colorazioni ideologiche. La relazione che sussiste tra pensiero e azione deve essere determinata sulla dialettica concreta tra la realtà data e la comprensione che ciascun singolo dà di quella realtà: qualora una sovrastruttura concettuale esterna e pregiudiziale intervenisse ad influenzare questo o quel giudizio, avremmo a che fare con un postulato pregiudizievole che tenta di camuffare e modellare la realtà su base ideologica. Una cosa è un principio che fa capo al discernimento tra vero e falso o il bene ed il male, altro è inibire la propria libertà con artefatti e vincoli concettuali.
In altri termini critichiamo progressismo e conservatorismo non tanto ponendoci a terzo polo, bensì situandoci completamente al di fuori da quel modo di relazionarsi al pensiero e al concreto vivere.

Usate lo stesso metro di misura anche per ciò che riguarda il mondo politico?

L’ostinazione culturale che ha visto protrarsi le categorie di destra e sinistra è il simbolo di dottrine sociali prive di reale spessore teoretico e sintomatiche di un’assunzione di responsabilità quanto mai impersonale. Il tempo presente ha necessità di fuoriuscire dalla propaganda massmediatica, per ricollocare la vita politica nella connessione concreta e semplificata tra i diversi strati sociali.
Oggigiorno non siamo che la raffigurazione di ciò che Tocqueville profetizzò al sorgere delle democrazie occidentali: uomini simili ed uguali che non fanno che ruotare su se stessi, per procurarsi piccoli e volgari piaceri con cui saziamo il nostro animo. Ciascuno vive per conto suo ed è come estraneo al destino di tutti gli altri, mimetizzando il proprio egoismo all’ombra della sovranità popolare.
La situazione è irreversibile se l’impegno non parte dal singolo individuo, innanzitutto per riformare se stesso dal proprio degrado interiore, di cui spesso non ne avverte neppure la gravità.
Falco Bianco è presente per il singolo che vuole ristabilire un rapporto adeguato ed integro con il proprio essere e la realtà tutta, ma l’iniziativa deve partire dall’individuo.

Per quale motivo ci si dovrebbe unire a Falco Bianco?

Se esistesse una ragione universale per unirsi a noi, ciò porterebbe ad una necessità morale, ad una partecipazione doverosa alla nostra associazione, ma Falco Bianco non è che un percorso, una libera scelta che noi osiamo proporre come opzione ad altre strade altrettanto valide. E’ attraverso un incontro, la fiducia, l’amicizia, la stima e tutto quell’universo di reciproco scambio che in ciascuno di noi matura la coscienza di avere in cuore il desiderio di crescere in una data realtà.
Per la verità a noi non interessa l’affiliazione strettamente intesa; piuttosto poniamo attenzione al risveglio delle potenzialità della persona e allo sviluppo di quei talenti già emersi e se durante il faticoso riscoprirsi si venisse a presentare una vocazione diversa da quella proposta da Falco Bianco, noi saremmo i primi ad evidenziarne il punto.
Non abbiamo una struttura omologante, perciò non penso vi siano mai state pressioni riguardo a nulla che fuoriuscisse dalla condivisione essenziale delle finalità associative. In altri termini noi siamo più sviluppatori di diversità che non di manichini prestampati, alla luce del fatto che maggiore è la ramificazione dei talenti personali, maggiore anche il potenziale umano da offrire per ogni situazione, visto e considerato che nessuno è mai sufficientemente completo da potersi considerare come universo indipendente dagli altri. C’è chi avrà talentuosità pratica, chi concettuale, chi esperienza in un settore chi in un altro, arrivando man mano a costituire un sistema armonico e coordinato delle rispettive differenze, ordinate per un medesimo fine.

Ordinare queste differenze non sembra cosa facile…

Infatti non lo è. Talvolta si scambia l’eterogeneità caratteriale o spirituale per incompatibilità, ma ciò avviene per un’incomprensione radicale della struttura sia umana che associativa. L’incompatibilità è causata dalla volontà di emergere rispetto ad un altro, dagli egoismi, dalle invidie, dalla chiusura in se stessi, da una mancata volontà di comprendere l’altrui prospettiva e dalla pigrizia di non volersi migliorare pretendendo di abbassare anche l’altro al proprio livello. Ecco, quindi, che l’incompatibilità non è dovuta tanto dalla diversità, ma da malattie dello spirito che non si ha in cuore di guarire: è un radicarsi su una posizione senza ammettere l’eventualità di mettersi in discussione.
Ciò riporta ai temi trattati in precedenza: è possibile fuoriuscire da questa condizione di invidia e gelosia solo per mezzo di un profondo lavorio interiore, di un sincero rapporto con il prossimo e di una ricerca coscienziosa delle finalità comuni, in vista del fatto che a ciascuno di noi appartiene lo stesso valore e merita la giusta considerazione, per quanto debba necessariamente esistere una concezione organizzata e piramidale, così come vuole il buon senso e la natura delle cose.

Se dovessi dare un consiglio all’uomo di oggi, cosa gli diresti?

Non lamentarti di ciò che hai e smetti di accontentarti di quel che sei, perché ubi major minor cessat.

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1 Comment a “IN COLLOQUIO CON FALCO BIANCO”

  1. 1

    a.b.c. says:

    La Superbia capostipite di ogni vizio, regna sovrana dentro ognuno di noi suoi dudditi.
    Aneliamo a primeggiare anche quando crediamo di essere umili.
    Pensiamo ad essere miti e sottomessi perchè magari le circostanze non ci permettono di fare altro.
    Tale costrizione o il farlo per ottenere si può intendere vera umiltà?
    L’umile è colui che consapevole dei propri limiti, non si inorgoglise nè aspira a sentimenti di lode ma accetta e svolge con grande impegno e volontà il compito a lui affidato per il bene comune.
    Dio ci ha pensati, creati e accompagnati passo passo per tutta la vita per condurci a quel momento, in quel posto dove si compiranno i progetti che ha su di noi.
    Non guardarti intorno, non desiderare, nè sognare progetti e strade che non sono la tua perchè ciò ti farà solo soffrire, roderti dentro, incupire e magari ritrovarti addosso la radice dell’invidia, il peccato dei peccati.
    Eva, lei che aveva ancora intatti tutti i doni di Dio, ha detto sì alla tentazione; cosa ha portato?
    Ognuno di noi se fosse ben consapevole di come è comprederebbe che nell’arco della propria vita ha già dato almeno un morso a quella mela desiderando di diventare più intelligente, più ricco del vicino ecc.
    Non illudiamoci di esserne esenti.
    L’invidia è una bella donna dai capelli fiammeggianti e un serpente pronto ad ingrannarti in bocca.
    Oh uomo per l’intercessione di S. Paolo, S. Giovanni Bosco e S. Michele Arcangelo. perchè ti aiutino a vedere e a sconfiggere questo demone che grande e potente approfitta dei tuoi più intimi desideri e li trasforma in rozze realtà di peccato.

    Settembre 22nd, 2008 alle 07:01

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