Archive for Settembre 2008

RAPPORTO STATISTICHE

Published Settembre 29th, 2008 by mastrofabbro

Foto_hospitalis_statistiche RAPPORTO STATISTICHEOggi questo spazio compie due mesi tondi tondi. Pochissimi per aspirare a scrivere ciò che segue, ma spero si perdonerà la mia trasgressione al buon gusto.

Ho iniziato a paciugare con internet nel 1998 e dalla mia prima connessione con modem a 56kb non passarono che pochi mesi, quando già mi trovai immischiato in progetti personali e comunitari, ora premiati da un fortunoso successo, ora decapitati dall’inclemenza vorticosa della rete.

A dieci anni dai miei primi passi internettiani è nato Mastro Fabbro, forse il progetto meno ambizioso sul piano statistico e divulgativo, ma di certo quello più personale ed in cui vado impegnandomi in un’ostinata costanza produttiva, anche quando la musa ispiratrice tarda a venire.

Nonostante il blog sia materialmente aperto al grande pubblico, inutile negare che i suoi contenuti trovino interesse solo in un selezionato pubblico di nicchia, talvolta non necessariamente specializzato o avvezzo al linguaggio ed al metodo qui utilizzati, ma forse incuriosito o sollecitato da argomenti che tento sempre di trattare sinteticamente con onestà di cuore ed intelletto, ispirazione e talenti personali permettendo.

Nonostante io non sia che un puro autodidatta informatico, un po’ come tanti della mia generazione, ho cercato di ingegnarmi per rendere questo blog tecnicamente all’avanguardia, tentando di mettere a frutto quell’anima smanettona ed intraprendente, nata dalle prime esperienza con il Commodore 64 e via via evolutasi fino all’attuale Acer di ultima generazione, per garantirmi il compiacimento di sovrastrutture veloci, gradevoli e funzionali ed una grafica che, bella o brutta che la si ritenga, vorrebbe essere cocciutamente alla ricerca di un’essenzialità equilibrata ed ordinata.

Resa giustizia alla mia vanità intellettuale, passiamo ai dati strettamente intesi:

- proprio nel giorno dei 60 giorni di attività, la toolbar di Google mi regala un Pagerank di 4/10, dopo avermi fatto attendere due mesi su un deprimente 0 (zero).
- Il rank di Alexa è in continua escalation, mostrandomi or ora nella barretta di Firefox un 2.407.998.
- Vado molto fiero anche del numero di feed sottoscritti, fisso, al momento, a 229.
- Dopo mille e mille ritocchi di codice, in questi giorni sono riuscito finalmente a farmmi validare il foglio di stile di Mastro Fabbro, potendomi finalmente gloriare della targhetta posta nella sidebar di destra.
- Ho pubblicato 50 articoli e collezionato 28 plugin di wordpress attualmente in uso.
- Lasciano invece a desiderare quelli che sono i backlink e quindi il link popularity e conseguentemente il posizionamento sui motori di ricerca: si accettano consigli e proposte.
- Altro dato un po’ sconfortante sta nella partecipazione attiva nei commenti da parte dei lettori. In due mesi solo 76 commenti, ma almeno il doppio sono stati i contatti privati.
- Per compensare i commenti ho abbondato con il numero di tag: ben 291.
- Per concludere una doverosa nota di ironia riguardo ad alcune parole chiave digitate sui motori di ricerca per giungere a Mastro Fabbro: “volontà anale”, “vagine forti e potenti”, “alimentazione e budini al cioccolato”, “estensione pene e profondità vagina”, “suicidio: teoria e prassi”…DISEGNO135 RAPPORTO STATISTICHE

Ad ogni buon modo mi ritengo soddisfatto dei risultati ottenuti, se non altro perché raggiunti in un arco di tempo molto ristretto.
Grazie a tutti voi che l’avete reso possibile e che, se ne avrete voglia, potrete aiutarmi a migliorare sempre più.

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TUTTI ALLA MESSA

Published Settembre 29th, 2008 by mastrofabbro

 TUTTI ALLA MESSA“Io credo, io credo”: l’infingarda menzogna preposta dinanzi alle convenzioni domenicali, ove le mani si incrociano in gesti di pace, oltre la cui apparenza è pronto il veleno omicida, atto a finire la preda, già immobilizzata dalla stretta mortale dell’invidia.

Al suono delle campane ecco accorrere gli inguaribili romantici, gli immancabili paganti questuali, prontissimi a barattare il proprio euro con una dose di auto suggestione e filanti parole annuncianti amore e pentimento, ma ahimé: come ogni teatro anche il sacro tempio deve chiudere le proprie porte e ciascuno tornare nelle proprie latrine spirituali, ove il puzzo del proprio liquame si è arricchito dell’ipocrisia festiva.

Il piacere della considerazione, il sentirsi buoni, il compiacimento del vittimismo, l’aver trovato qualcuno che ti giustifica, la suggestione pseudo mistica, il clamore dello straordinario, il vagabondare in pellegrinaggi per riempire il proprio tempo, l’incrociare la spada per vincere battaglie puramente ideologiche… non è fede, ma è solo ciò che ci interessa della fede, reinterpretato a nostro piacimento. Si sceglie solo ciò che ci è piacevole, coronando con la croce la nostra apparente santità, conquistata sotto le integerrime prove mandate dal maligno, attraverso le quali si è dato mostra di come la propria anima sia arrivata alla fusione con Dio.

Tutte vomitevoli sciocchezze di basso profilo, emananti insopportabile fetore.

Abbiamo la presuntuosa concezione di conoscere chi sia Dio, solo perché nella Persona di Dio riusciamo ad imprimervi la proiezione di tutta la nostra superbia. Ciò che noi abbiamo la presunzione che sia Dio è spesso ciò che noi vorremmo essere o, nel migliore dei casi, come a noi piacerebbe che fosse Dio.

Forse dovremmo avere l’umiltà di riflettere un secondo per analizzare che cosa stiamo facendo, che cosa stiamo scegliendo.

In verità credo che non ci attendano buone notizie.

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IDEOLOGISMI SOCIALI

Published Settembre 27th, 2008 by mastrofabbro

blogmsnwegman1us IDEOLOGISMI SOCIALILe convenzioni sociali degenerano non appena la cultura che anima una civiltà inizia il suo decadere. Ecco, allora, che a prendere il potere subentra l’esercito dei moralisti, capeggiato dai suoi ottusi colonnelli del perbenismo. Essi sono attenti ad ogni minuziosità del gesto, penetrano il dettaglio della postura, analizzano e soppesano lo iota di ogni espressione, appuntando sul proprio libro nero ogni trasgressione o dimenticanza, la quale sarà riportata pubblicamente non appena la situazione si farà
conveniente.

La stretta osservanza del rituale sociale è per costoro al di sopra di qualunque circostanza e con quel ghigno soffocato gonfiano la problematica ad una questione di stato. Sono i profeti della perfezione esteriore, i perenni scandalizzati dalla semplicità, i castigatori della lucida schiettezza.

Ficcanaso e perfettamente inseriti nella mediocrità comune, vigilano sul sistema, affinché nessuno possa fuoriuscire dal cortile recintato della loro ignoranza. Incasellati ed incasellatori, suddividono gli individui con rigidità di concetto, per mezzo di inflessibili schemi mentali, che hanno già elevato a morale universale.

Ecco, dunque, che il nulla interiore affolla chiese e piazze per mezzo dei suoi alfieri, edificatori di cattedrali interiori consacrate al proprio io, nel cui tabernacolo riposa il piedistallo su cui si erge la magnificenza di dio, quell’essere autogenerato dal proprio pensiero.

Tutta questa necessità di esibire la propria impeccabilità formale altro non è che la manifesta accusa di una mancata ossatura spirituale, la radice dalla quale prolificano le menzogne da cui lo spirito è seppellito e corroso.

Né il sentimentalismo né il moralismo appartengono all’insegnamento: ciò che è necessario è la coscienza. Noi non insegniamo la morale. Insegniamo come si può trovare la coscienza. Alla gente non piace sentirselo dire. Dicono che non abbiamo amore, solo perché non incoraggiamo la debolezza e l’ipocrisia, ma, al contrario, rimuoviamo tutte le maschere. Chi desidera la verità non parlerà mai di amore o di Cristianesimo, perché sa quanto ne è lontano” (Piotr Demianovic Ouspenky)

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UNIONI E DIVISIONI

Published Settembre 25th, 2008 by mastrofabbro

i-partiti-trovano-un-tesoro-nelle-urne UNIONI E DIVISIONIIl principio dell’associazionismo si fonda sul presupposto dell’unione delle forze dei singoli, al fine di raggiungere uno scopo comune. Questo vuole la logica formale della razionalità, che, per onorare le necessitanti categorie dell’intelletto, si adopera per stilare statuti, direttori e programmi, al fine di garantire una linea coerente e concreta che giustifichi il motivo della propria esistenza.

Sì, non ho nulla da obiettare a queste nobili attività, talvolta da me praticate, ma suvvia: gli uomini si uniscono in massicci eserciti, militanti ciascuno per un’idea che si ritiene essere la più vera, mentre manipoli di indifferenti si divertono ad ignorarli con la non curanza di chi scambia il proprio abisso di superficialità con la profondità del semplice… e il mondo procede così, tra le incomprensibili autoreferenzialità dei più diversi gruppi ed il nulla di quella gente il cui compito è semplicemente di occupare spazio fisico sul pianeta.

Partiti, movimenti, associazioni: mondi così spropositatamente vasti da non consentire una valutazione che non scada nella banalità, ma in fin dei conti la tiritera non varia nella maggioranza dei casi. Da mille rivoli vanno unendosi un fottio di eguali, che vivono per sentirsi dire che hanno ragione, godendo nel dimostrarsi capacI di comprendere: afferrare un concetto è una droga a cui la folla aspira selvaggiamente ed è disposta anche ad ingannare la verità pur di avere l’impressione di esserci riuscita, così che si andranno a costituire nuovi gruppi dalla più disparata consistenza e dai più impensabili scopi.

Ecco, quindi, che tutti fondano e rifondano mille e mille realtà dai diversi carismi, mentre tentano senza esclusione di colpi di ottenere una predominanza l’uno sull’altro. Rigidi e quadrati, non cedono di un solo metro alle idee dell’interlocutore, mentre, nella baraonda generale, con eguale metodo, si formano crepe su crepe nelle formazioni interne, così da creare quel regno diviso in se stesso che non può reggersi.

Nella civiltà moderna, forse, più che di “scopi comuni”, sarebbe più corretto parlare di “interessi comuni”, potendo estendere l’espressione ad ogni ceto, senza tema di mancare il bersaglio. L’interesse economico non è il solo a dominare gli uomini: piccoli e grandi orgogli uniscono le genti per raggiungere un qualcosa che non va al di là dell’esigenza personale, usando gli altri per cavalcare l’onda del proprio egoismo, sfruttando la sofistica arte dell’ottusità incondizionata, per fare scudo ad eventuali ragioni più ampie, così da saltare di gruppo in gruppo, fino a che ciascuno si sentirà dire quel che vuole gli si dica.

Movimenti, partiti e associazioni a cui intere generazioni si dedicano con falsa magnanimità, per soddisfare un tronfio e ben nutrito Io, prolificano senza pudore d’intenti, mentre uomini e donne,  mimetizzati in questa o quella dottrina, fagocitano consensi o dissensi, sempre all’inesorabile insegna di un proprio interesse, qualunque esso sia… Questa è una bella fetta di democrazia occidentale.

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ESSENZIALITA’

Published Settembre 23rd, 2008 by mastrofabbro

0000164a ESSENZIALITAAll’essenzialità appartiene la forma più paradossale della conoscenza: la semplicità.

Dall’essere alto ed al contempo profondo, vergine di alto lignaggio e dal carattere fortificato dalla prova, schiaccia col suo calcagno le avide menti degli ottusi, lasciandoli alle attività di erotismo intellettuale intrattenute con il superbo nozionismo.

Con sguardo veloce e penetrante, l’essenzialità passa in rassegna l’umano genere, in cerca di un singolo, di quel singolo a cui comunicare il proprio sapere e con cui intrattenere dialoghi con la mente, solo dopo averne attraversato la purezza del cuore.
Bianca ed immacolata, sensibile ad ogni sfumatura differente dalla trasparenza, scruta con occhio attento l’anima dell’eccezione: la compattezza della volontà, l’altezza della prospettiva, la lungimiranza degli orizzonti, la profondità del sentimento, la coerenza della nobiltà, il grado di sensibilità, la purezza dell’intenzione, la costanza del suo volere, la forza dell’applicazione, la temperanza dell’assimilazione, la prudenza nella circostanza, la concretezza della speranza, la veemenza della carità, il vigore della fede. In altri termini cercherà semplicità, una qualunque assenza di composizione nel cuore di quel singolo, la privazione di un qualunque compromesso tra il bene ed il male.

Risalirà le vie dell’intelletto per scoprire il coraggio della ragione, la proporzione del suo intendere, la meraviglia del suo scoprire, la sofferenza del suo sapere, l’irrequietezza della sua ricerca, l’umiltà dinanzi al mistero, la pazienza nell’incomprensione, poiché “più d’uno raggiunge la sua cima come carattere, ma la sua mente è inadeguata a questa altezza - e più d’uno il contrario” (Nietzsche).

Qualora l’essenzialità trovasse in quel singolo adeguate caratteristiche, ad egli si concederà come sposa fedele e gioiosa, manifestandosi in lui con la forza portentosa di chi sa distinguere senza dividere, di chi sa unire senza confondere, di chi tutto combatte senza distruggere, di chi sa vincere nella sconfitta.

Ed ecco che l’uomo essenziale, dall’intelletto veloce, profondo e creativo trova la sua beatitudine nell’essere per una volta come i pesci volanti e di giocare sulle estreme creste delle onde, permanendo nel suo essere senza distrazione, al cospetto di quel bene di cui ama farsi libero schiavo.

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CONTRADDIZIONI DEL SISTEMA

Published Settembre 21st, 2008 by mastrofabbro

E’ pur lecito che ciascuno si assuma la responsabilità di offendere privatamente e pubblicamente chi vuole. E’ un cruccio di coscienza personale e sociale che fa parte del libero arbitrio e questo pare averlo ben capito la Guzzanti in Piazza Navona, piroettando contro Vaticano, Ratzinger et similia.
Più curiosa è la posizione del Ministro della Giustizia Alfano, che, di fronte alle richieste della Procura romana di procedere contro la Guzzanti per ipotesi di vilipendio al Papa, ha sottolineato un dettaglio assai acuto: «Ho deciso di non concedere l’autorizzazione a procedere conoscendo lo spessore e la capacitá di perdono del Papa che prevale sulle offese».
Un po’ come dire: conoscendo la posizione mite e pacifica di Gandhi, non vale la pena perseguire chi l’ha ucciso.
Quando si scende in politica bisogna pur imparare: nascondere la propria mano quando ha scagliato il sasso è robetta per tutti, ma provateci voi a nascondere anche quella degli altri.

PS. E così è inaugurata anche la categoria “attualità”.

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IL FILOSOFO

Published Settembre 20th, 2008 by mastrofabbro

458px-Sanzio_01_Plato_Aristotle IL FILOSOFOLa scienza oggi è ben pasciuta, ed ha sul viso la cura della buona coscienza, mentre ciò a cui si è progressivamente ridotta tutta la filosofia moderna, questo odierno rimasuglio di filosofia, non suscita che diffidenza e insofferenza, quando non addirittura scherno e compassione.

La filosofia, ridotta a teoria della conoscenza, non è più che una scialba epochistica, (dal greco epoché - dubbio, dottrina dell’astinenza) una filosofia che resta impalata sulla porta ed inibisce a se stessa il diritto di penetrare nell’uomo. Una filosofia al lumicino e in agonia, una cosa da far compassione.

Come potrebbe mai un simile sapere farsi sovrano?
Il filosofo si trova oggi, nel corso della sua formazione, minacciato da pericoli di così numerosa specie che si può ben dubitare che gli sia mai dato di raggiungere la maturità.
Al giorno d’oggi le scienze comprendono un campo vastissimo, e ciascuna eleva la sua torre ad altezza cosi vertiginosa da rendere elevata anche la probabilità che il filosofo, già all’inizio dei suoi studi, scambi il volo naturale dell’anima con la presunzione artificiale di Icaro.

Ecco che la modernità ha partorito uno specialista. Le vette cui il filosofo originario mirava non le toccherà più; quelle da cui lo sguardo si può spingere lontano, al di sopra e al di sotto di lui. Oppure arriverà in alto troppo tardi, quando la stagione a lui propizia, le sue migliori energie, se ne saranno andati; o vi arriverà provato, involgarito, degenerato, di modo che il suo sguardo, la sua capacità di dare un giudizio complessivo sui valori , avranno meno pregnanza.

Talvolta sarà proprio la sua eccessiva delicata coscienza a farlo indugiare e tardare per via; egli può temere la seduzione del dilettante, il millepiedi coi suoi molteplici tentacoli, perché sa fin troppo bene che chi ha perduto la nobiltà dell’essere, non sarà più in grado di prendere la guida di sé, ma tale inibizione lo porterà inevitabilmente ad una fallace staticità. Anche costui, stanco e appesantito, piegherà la sua ambizione al traguardo di farsi un grande commediante, un Cagliostro della filosofia, un pifferaio magico della filosofia; insomma un seduttore.

Alla fin fine è una questione di gusto, quand’anche non fosse una questione di coscienza.

A causa della denaturalizzazione della scienza filosofica, si è creata una radicata confusione nel volgo, il quale si è a lungo ingannato sul conto del filosofo, confondendolo con altri; ora concependolo come uomo di scienza, ora identificandolo con un sapiente, ora considerandolo come figura desueta, o tutta rapita nell’estasi di Dio, ubriaco fradicio di misticismo; ed anche se capita di sentire lodare qualcuno perchè vive da saggio o come un filosofo, ciò non vuol dir niente più che fa una vita prudente e ritirata.

La saggezza, alla plebe, sembra una specie di fuga, un mezzo, un colpo da maestro col quale ci si tira fuori da un brutto gioco; ma il vero filosofo è tutt’altro.

Vive lontano dai sistemi di pensiero accademici, soprattutto in modo personalmente e socialmente temerario, e su di sé avverte il peso e l’obbligo di cento tentativi e cento tentazioni di vita, ed arrischia se stesso di continuo, nella mira di nuove riforme di cui sente la necessità di farsi esempio.

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NUOVO ASPETTO

Published Settembre 20th, 2008 by mastrofabbro

Un po’ stanco e appesantito dal nero della grafica precedente, eccomi sfoggiare un’estetica più minimalista e solare, nella speranza di esorcizzare l’involontaria seriosità dei colori troppo scuri.
Mi auguro promuoviate la novità.

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ENTRANDO IN UNA CHIESA

Published Settembre 19th, 2008 by mastrofabbro

 ENTRANDO IN UNA CHIESAEntrato in una chiesa sento leggere questo passo evangelico

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone,
Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete gia la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti. (
Lc 6,17.20-26)

Talvolta mi chiedo se vi sia rimasta una cellula sana nel sistema nervoso che regola l’equilibrio psichico degli ossequiosi osservanti delle festività.

Con la compunzione degna del miglior galateo si assiste all’annuncio degno di una patologia psichica e, senza batter ciglio, si sopporta pazienti le congetture del prelato su tali pazzie. Anzi, c’è chi sonnecchia sul cadenzato nulla contenutistico, chi confronta il proprio vestito con quella del banco a lato, chi pensa più semplicemente ai fatti suoi, mentre un individuo sull’altare tratta argomentazioni sacre, quasi fossero faccende che non lo riguardassero, mettendo un po’ di pepe qua e là, al fine di ottenere il plauso della folla.

Nessuno si accorge che a leggere il passo in oggetto, sarebbe necessario sussultare di scandalo per le assurdità pronunciate, problematizzare seriamente il fatto che, a quelle condizioni, un uomo sano di mente, non si abbasserebbe mai. Non ricordo di aver mai incontrato un pagante del biglietto domenicale invocare su di sé disgrazie e persecuzioni, inveendo sinceramente contro le proprie ricchezze ed ai gozzovigli della carne e dello spirito. Piuttosto è possibile incontrare patetici sentimentali inneggianti la croce, gioiosi e festanti nel portare i pesi del mondo, alla sola condizione che il modello ed il peso della croce sia deciso di volta in volta da loro stessi.

Nessuno mai che noti le offese che, le comuni interpretazioni delle beatitudini, recano all’intelligenza, quella concreta e superiore facoltà di raziocinio che permette una proporzione tra il sensato e lo sciocco.

Perché? Mi si vorrebbe far credere che la persecuzione sarebbe per me un bene? Si pretende che io goda nella sofferenza? E’ mai possibile questo per un uomo?
Non si dice, forse, che un uomo soffre, proprio perché non gli appartiene alcuna gioia consolatrice? Sono lontane in quei momenti gli alti concetti teologici, soffocata è la fiducia nell’amore, schiacciata la voglia di vivere. Dove sta dunque la beatitudine nella sofferenza di cui tanto si ciancia? Dove mai si nasconde il sorriso quando la lacrima riga il volto della vittima della vita. Forse l’Uomo-Dio avrebbe potuto spiegarlo se anche Lui non avesse patito l’abbandono di Dio, lo stato della prova in cui è vanificato ogni tentativo di reazione spirituale, fisica e psicologica. L’uomo, non vive forse per analogia questo dramma, in proporzione al proprio livello spirituale? Se fosse così facilmente sopportabile, non sarebbe degna di essere chiamata sofferenza.

Forse dovremmo valutare il fatto che la croce si identifica con tutto ciò che fuggiamo, piuttosto che con quello che siamo disposti a scegliere. E quando incombe la disgrazia, chi mai sarà così affetto da pazzia da dirsi beato? Quale uomo sano di mente abbraccerebbe volontariamente una simile via, non certamente paragonabile alle vanitose penitenze con cui si tenta invano di rafforzare una volontà che si maschera dietro al perbenismo.

Le beatitudini, in realtà, sono uno stato di grazia che non dipende dalla croce penitenziale che siamo disposti a portare, ma dal modo in cui affrontiamo tutto ciò che vorremmo evitare. La beatitudine è uno stato che si gode a posteriori, non certo nella sofferenza, perché quando il dolore ha la dignità di essere chiamato tale, nel cuore opera la falce della morte.

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RELIGIOSITA’ A BASSO COSTO

Published Settembre 17th, 2008 by mastrofabbro

nike RELIGIOSITA A BASSO COSTOLa più banale osservazione della psicologia superstiziosa riporta ad una costante: laddove c’è un susseguirsi di fenomeni ritenuti fuori dal comune, ecco accorrere l’armata Brancaleone della religiosità a buon mercato, con a seguito tutta la sua ciurma di apologeti di fumoso sentimentalismo.
Basta che il tono di un prelato assuma le tinte di un mediocre carismatico ed ecco che la cervice dei presenti si industria per gonfiare l’accaduto, perché, infondo, è questo di cui la gente va in cerca. Come segugio ben addestrato segue le tracce dello straordinario, pronto ad abbaiare ad ogni sussulto emotivo, violentemente accecato dalla convinzione che quella sia la religione, che quella sia la fede dei suoi avi.

Come cavalli drogati, nitriscono e scalpitano invasi dal sensazionalismo, rientrando nelle proprie case con ancora le pupille dilatate dall’adrenalina, convinti di aver dato scacco ad ogni cruccio della vita.
Come esseri senza intelletto civettano il proprio credo senza discernimento alcuno, innalzando la fede, ad impulso immediato del cuore. Come animaletti gracchianti strutturano il proprio bla bla su certezze fondate da un postulato di piacevolezza personale, la cui formula narcotizza qualunque forma di raziocinio, al fine di poter seguire il predicatore o il mistico che, in quel momento, dà più soddisfazione. Il giorno in cui cesseranno i fervori ci penserà il raggiro della malizia a pensare la migliore scusa per cambiare il punto di riferimento.

Si è soliti dire che prima bisogna avere la Fede, poi deve seguire l’esistere. E’ stata questa la ragione di una così enorme confusione; come se si potesse aver la Fede senza
l’esistere; così lo si è messo in testa alla gente e così si è abolito l’esistere, mentre la Fede è di gran lunga la cosa più importante. La situazione è molto semplice. Per avere la Fede occorre anzitutto un’esistenza, una determinazione esistenziale. E’ quel ch’io non riuscirò mai a inculcare abbastanza, che per avere la Fede (perchè ci può essere soltanto questione di riuscire ad avere la Fede) è necessaria una situazione; e questa situazione deve essere prodotta con un passo esistenziale dell’individuo. Si è abolita del tutto questa propedeutica. Si lascia l’individuo nel solito tran tran mediocre _ e poi egli poco a poco ottiene la Fede. Pressappoco come si può _ senza bisogno di situazione- imparare un compito a memoria.
Osserva il caso del giovane ricco (Mt 19,16 ss.) : cos’è che Cristo esige da lui per prima cosa? Esige un atto tale che il giovane , per via di esso, sarà completamente gettato in braccio all’infinito. Ecco quel che ci vuole: devi uscire in alto mare, là dove c’è la
profondità di 70000 braccia: questa è la situazione
“. (Kierkegaard)

Chi segue le grazie straordinarie che vengono concesse tramite i mistici, si è mai chiesto quanto costano quelle grazie a chi se ne fa intercessore? Si crede forse che vengano elargite gratuitamente, quasi da concepirli come ipermercati spirituali dal saldo facile? Qualcuno che si è mai posto il dilemma di quali stigmate interiori e quali lacrime di sangue si debbano versare per far godere gli avidi di soprannaturale? Per poi arrivare a cosa? A soddisfare l’egocentrismo del pollaio accorso, fino a che, il suddetto pollaio, non troverà più i messaggi od il linguaggio di proprio gradimento, ritenendolo troppo duro e severo… Già, perché per le sanguisughe dello spirito, la via religiosa deve essere innanzitutto benessere. Deve essere fuga dalla realtà, sogno, immersione schizofrenica dell’emotività in un paradiso interiore.

La fede è realtà, è un attaccamento saldo e verace alle cose reali e chi ne porta veramente il sigillo non ha tempo né voglia di lasciarsi andare a manie spiritualoidi, ma non desidera altro che un po’ di riposo, di pace, di refrigerio intimo, mite, pacato… straordinariamente normale.

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