SU PASCOLI ERBOSI MI FA RIPOSARE
Se si vanta, l’abbasso; se s’abbassa, lo innalzo; lo contraddico sempre fino a che comprenda che è un mostro incomprensibile (B. Pascal).
Derido colui che già non si beffi di se stesso e come vento australe canto e danzo sul suo tronfio ventre, calpestandolo finché da esso non rigurgiti la chiaroveggenza illuminata della sua impotenza.
Vieni ai miei pascoli e dimenticherai i tuoi rammolliti pensieri e le tue effemminate sofferenze, poiché ogni lirismo astratto sarà  falciato da una lama tanto fredda da essere rovente ed il tuo crederti maestro sarà presto frantumato dalle mandibole di orchi feroci e fate assassine. Â
La tua presunzione si scioglierà come grasso colante al fuoco di una lava incandescente e le tue misere debolezze saranno spappolate al suolo da una forza di gravità a cui solo i più forti sanno sopravvivere.
Se all’anima riuscirà di rimanerti in corpo, allora tu diventerai un demone, un nuovo semidio partorito dall’essenzialità dello spirito e dalla fortezza della costanza. Pensiero e volontà coincideranno e nulla che non sarà concreta vitalità sarà da te concepito e dalle altezze in cui avrai costruito il tuo nido, griderai: “La leggerezza del mio sapermi nulla mi ha fatto giungere fin qui. Il pugnale feroce ed omicida del dolore mi ha confidato i segreti degli abissi ed il mio coraggio non li ha ripudiati. Derido me stesso perché vedo altezze inarrivabili e mi abbatto come un angelo apocalittico su coloro che ancora qualcosa si credono, perché ho scoperto che nulla di più basso e falso c’è dell’impertinenza dello spirito!”
In cambio io ti darò l’incomprensione ed il disprezzo degli uomini, poiché loro non comprendono né il dolore né la realtà più vera che da esso scaturisce. Affaccendati nel lustrare e cospargere di pajette i loro spiriti sepolcrali, non useranno muoversi in tuo soccorso, poiché, a tua volta, arriveresti a cantare e danzare su di loro, proprio come quel giorno lontano accadde a te. Ti temeranno e perciò ti odieranno e preferiranno ucciderti piuttosto di prestare il loro ventre ai tuoi piedi insanguinati, sopravvissuti ai pascoli in cui ti avevo condotto.
E tu, con il distacco del savio, disprezzerai coloro che un tempo furono tuoi simili, per la maliziosa viltà del preferir marcire nel loro claudicante spirito, piuttosto di vedere il proprio sangue traghettarli alle alte e disilluse immagini della verità .
E tu, cosa sei disposto a perdere?
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franco says:
Ho sempre pensato che il lavoro fosse una cosa che nella vita ti risolvesse l’esistenza e ti realizzasse i sogni. Ma una vita da lavoro non mi è servita per non venire aconoscenza del misfatto lavoro=schiavitù.Che fregatura avere coscienza che ancora devi schiavizzarti per portare a termine l’esistenza.
Si nasce e si viene condizionati ad essere schiavi del lavoro facendoti capire che devi accarezzare l’idea di avere una collocazione ben precisa nella società con un onesto lavoro di 8 ore(quando ti va bene)+ pause,e poi puoi anche andare a svolgere il resto del giorno in un posto per divertirti,ma aimè se mi diverto mi rimane ben poco per nutrirmi e quindi potrei solo divertirmi un giorno a settimana.I restanti giorni si resta fermi aspettando solo il domani per tornare a fare loschiavo.
La mia coscienza non accetta questo,le cose devono cambiare per i miei(nostri) posteri.