GLI ASSASSINI DEL GIGANTE

Lo spirito forte è costretto a piegarsi alla tua molliccia anima per il peso ed il disgusto che prova della sua propria grandezza. Come ogni giorno tu ti riscaldi del superfluo calore che il sole getta sulla tua pelle, così la tua barbara intelligenza può nutrirsi di ciò che in eccesso il saggio dispensa pur senza volerlo.
Come astro fine a se stesso si leva alto sull’umano genere, ma schiacciato dal calcagno di acciaio e oro del suo contemplativo esperire, porge le mani ai dormienti sornioni e rozzi, portando, come il sole al tramonto, la sua luce al mondo infero.
E’ nel suo ritorno al mondo che il gigante si riconosce per grandezza e distingue il suo cuore volatile e rapace dalle mammole fiacche e grasse ben arpionate al proprio miope tragitto: è necessaria l’immensità del mare per accogliere un fiume impuro senza divenire impuri.
Egli dirà : “Il vostro chiacchiericcio bulimico offende la musica su cui il mio spirito libra la sua danza. Il vostro tiepido cuore macchia la mia visione del tutto. Le vostre inutili occupazioni sono attentati alla mia essenzialità . La vostra ossessiva vanità oltraggia il coraggio del mio lungo eremitaggio. Il vostro ottuso intendere lacera la sensibilità della mia intelligenza. Lasciate che io dia fuoco alle case e distrugga i villaggi, concedetemi di pugnalare ciascuno di voi, così da spurgare le vostre viscere dal cancro che vi corrode. Un solo fendente, vi prego, ed io forse potrò tornare nella mia solitaria grotta, scorgendovi in lontananza volare vicino alle aquile!”.
E così dirà la folla: “Chi sei tu per voler incendiare le nostre case e distruggere i nostri villaggi? Con quale diritto attenti alle nostre vite? Tu, che vanti tanta fortezza, dimostraci di portare anche il nostro peso, così che potremo essere più liberi dalle nostre croci!”.
Ed il gigante: “Nessun diritto posso vantare su voi ed i vostri villaggi, ma mio dovere è quello di avvertirvi chi io sia e quali i miei propositi, poiché un buon maestro mette in guardia i suoi discepoli contro se stesso. La vostra malizia ha stancato la terra e nessuna perdita potete concepire per farvi fratelli del vento. Io canto il fuoco e l’acciaio e voi rispondete con olezzi da latrina putrida e ruggini cancerose. Che io potrò mai avere da spartire con voi? Dove sono le lingue di fulmine che io invoco per punirvi? Dove è l’abisso in cui io chiedo siate precipitati per la vostra indolenza? Dove è fuggito il tuono che fino ad oggi ha istruito la mia voce?”.
La folla dirà : “Costui non vuol portare le nostri croci ed i nostri fardelli. Presto, uccidiamolo affinché nulla possa rimanere in vita che ci accusi al grido delle aquile, lassù dove noi non ardiamo arrivare!”.
Tramonta il gigante sugli uomini, così come il sole porta luce al suo scomparire al mondo infero, ma ditemi fratelli: siete voi in grado di bruciar le vostre case, distruggere i vostri villaggi e pugnalare le vostre viscere per farvi rapaci del cielo, o sarete voi stessi assassini del gigante?
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