Archive for Luglio 2008

GLI ASSASSINI DEL GIGANTE

Published Luglio 31st, 2008 by mastrofabbro

mastrofabbro GLI ASSASSINI DEL GIGANTE

Lo spirito forte è costretto a piegarsi alla tua molliccia anima per il peso ed il disgusto che prova della sua propria grandezza. Come ogni giorno tu ti riscaldi del superfluo calore che il sole getta sulla tua pelle, così la tua barbara intelligenza può nutrirsi di ciò che in eccesso il saggio dispensa pur senza volerlo.
Come astro fine a se stesso si leva alto sull’umano genere, ma schiacciato dal calcagno di acciaio e oro del suo contemplativo esperire, porge le mani ai dormienti sornioni e rozzi, portando, come il sole al tramonto, la sua luce al mondo infero.

E’ nel suo ritorno al mondo che il gigante si riconosce per grandezza e distingue il suo cuore volatile e rapace dalle mammole fiacche e grasse ben arpionate al proprio miope tragitto: è necessaria l’immensità del mare per accogliere un fiume impuro senza divenire impuri.

Egli dirà: “Il vostro chiacchiericcio bulimico offende la musica su cui il mio spirito libra la sua danza. Il vostro tiepido cuore macchia la mia visione del tutto. Le vostre inutili occupazioni sono attentati alla mia essenzialità. La vostra ossessiva vanità oltraggia il coraggio del mio lungo eremitaggio. Il vostro ottuso intendere lacera la sensibilità della mia intelligenza. Lasciate che io dia fuoco alle case e distrugga i villaggi, concedetemi di pugnalare ciascuno di voi, così da spurgare le vostre viscere dal cancro che vi corrode. Un solo fendente, vi prego, ed io forse potrò tornare nella mia solitaria grotta, scorgendovi in lontananza volare vicino alle aquile!”.

E così dirà la folla: “Chi sei tu per voler incendiare le nostre case e distruggere i nostri villaggi? Con quale diritto attenti alle nostre vite? Tu, che vanti tanta fortezza, dimostraci di portare anche il nostro peso, così che potremo essere più liberi dalle nostre croci!”.

Ed il gigante: “Nessun diritto posso vantare su voi ed i vostri villaggi, ma mio dovere è quello di avvertirvi chi io sia e quali i miei propositi, poiché un buon maestro mette in guardia i suoi discepoli contro se stesso. La vostra malizia ha stancato la terra e nessuna perdita potete concepire per farvi fratelli del vento. Io canto il fuoco e l’acciaio e voi rispondete con olezzi da latrina putrida e ruggini cancerose. Che io potrò mai avere da spartire con voi? Dove sono le lingue di fulmine che io invoco per punirvi? Dove è l’abisso in cui io chiedo siate precipitati per la vostra indolenza? Dove è fuggito il tuono che fino ad oggi ha istruito la mia voce?”.

La folla dirà: “Costui non vuol portare le nostri croci ed i nostri fardelli. Presto, uccidiamolo affinché nulla possa rimanere in vita che ci accusi al grido delle aquile, lassù dove noi non ardiamo arrivare!”.

Tramonta il gigante sugli uomini, così come il sole porta luce al suo scomparire al mondo infero, ma ditemi fratelli: siete voi in grado di bruciar le vostre case, distruggere i vostri villaggi e pugnalare le vostre viscere per farvi rapaci del cielo, o sarete voi stessi assassini del gigante?

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MEDIATORI E GIGANTI

Published Luglio 31st, 2008 by mastrofabbro

mastrofabbro MEDIATORI E GIGANTITu che vuoi tradurre gli spiriti risoluti per mezzo di dilettanteschi fraseggi approssimativi, meglio sarebbe se ti occupassi di astri di cartone, già nati dalle manipolazioni di intelligenze sterili e professorali.
Tu che vorresti abbassare al tuo carattere grezzamente emotivo le rocciose anime dei sapienti, più opportuno sarebbe che ti confondessi con i cuori polverosi e femminei di questo brulicare di poeti.
Tu che offendi le vette dell’intelligenza e le leghe abissali del sentimento per via di quelle flaccide analogie con cui tenti di ammortizzare l’urto dello spirito, meglio sarebbe se ti cibassi di provviste più consone alla tua inesistente dentatura dello spirito.

I tuoi occhi deboli non riescono a vedere la cima, così che pensi di poterti appropriare dello stesso nettare, proponendo il tuo volgare livellamento della montagna, abbruttendo tutto ciò di cui ti fai blasfemo mediatore.
Taci, se non sai parlare come il tuono.
Fermati, se non sai danzare come la libellula.
Placati, se non sai correre come il cervo.
“Più d’uno raggiunge la sua cima come carattere, ma la sua mente è inadeguata a questa altezza - e più d’uno il contrario” (Nietzsche).
Odi la tua mediocrità e chiamala per nome; assaggia il suo essere disgustoso, viscido, verboso, odorante di cricca velenosa. Lascia penetrare nei tuoi polmoni il suo tossico aroma e battiti forte il petto per esserti accostato con imperdonabile presunzione ai pilastri che del mondo sorreggono i destini.
Ritirati nella tua spelonca insieme ai tuoi simili ed esci solo quando non vorrai più tradurre il linguaggio dei forti, ma sarai tu stesso a possedere l’irripetibilità del gigante. 

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SU PASCOLI ERBOSI MI FA RIPOSARE

Published Luglio 30th, 2008 by admin

mastrofabbro SU PASCOLI ERBOSI MI FA RIPOSARESe si vanta, l’abbasso; se s’abbassa, lo innalzo; lo contraddico sempre fino a che comprenda che è un mostro incomprensibile (B. Pascal).
Derido colui che già non si beffi di se stesso e come vento australe canto e danzo sul suo tronfio ventre, calpestandolo finché da esso non rigurgiti la chiaroveggenza illuminata della sua impotenza.

Vieni ai miei pascoli e dimenticherai i tuoi rammolliti pensieri e le tue effemminate sofferenze, poiché ogni lirismo astratto sarà falciato da una lama tanto fredda da essere rovente ed il tuo crederti maestro sarà presto frantumato dalle mandibole di orchi feroci e fate assassine.  
La tua presunzione si scioglierà come grasso colante al fuoco di una lava incandescente e le tue misere debolezze saranno spappolate al suolo da una forza di gravità a cui solo i più forti sanno sopravvivere.
Se all’anima riuscirà di rimanerti in corpo, allora tu diventerai un demone, un nuovo semidio partorito dall’essenzialità dello spirito e dalla fortezza della costanza. Pensiero e volontà coincideranno e nulla che non sarà concreta vitalità sarà da te concepito e dalle altezze in cui avrai costruito il tuo nido, griderai: “La leggerezza del mio sapermi nulla mi ha fatto giungere fin qui. Il pugnale feroce ed omicida del dolore mi ha confidato i segreti degli abissi ed il mio coraggio non li ha ripudiati. Derido me stesso perché vedo altezze inarrivabili e mi abbatto come un angelo apocalittico su coloro che ancora qualcosa si credono, perché ho scoperto che nulla di più basso e falso c’è dell’impertinenza dello spirito!”

In cambio io ti darò l’incomprensione ed il disprezzo degli uomini, poiché loro non comprendono né il dolore né la realtà più vera che da esso scaturisce. Affaccendati nel lustrare e cospargere di pajette i loro spiriti sepolcrali, non useranno muoversi in tuo soccorso, poiché, a tua volta, arriveresti a cantare e danzare su di loro, proprio come quel giorno lontano accadde a te. Ti temeranno e perciò ti odieranno e preferiranno ucciderti piuttosto di prestare il loro ventre ai tuoi piedi insanguinati, sopravvissuti ai pascoli in cui ti avevo condotto.
E tu, con il distacco del savio, disprezzerai coloro che un tempo furono tuoi simili, per la maliziosa viltà del preferir marcire nel loro claudicante spirito, piuttosto di vedere il proprio sangue traghettarli alle alte e disilluse immagini della verità.

E tu, cosa sei disposto a perdere?

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LA MORTE DELLA DIALETTICA

Published Luglio 29th, 2008 by admin

mastrofabbro LA MORTE DELLA DIALETTICA

Ho perso molto tempo. Da pensante ho pagato dazio presso un usuraio chiamato “dialettica”, che altro non è se non il tirapiedi dell’intelletto.

Ogni qualvolta mi sono sforzato di sviscerare le ragioni più profonde, ho incappato in questa tirannica creatura, la quale amava rendere così evidenti le verità, da disorientare la mia mente nel momento dell’incomprensione generale.

“Problema di forma e ricezione” mi dicevo, così che, questa falsa amica, sempre più mi rendeva suo schiavo, ma ecco che un giorno in un impeto di rabbia sbriciolai lo specchio deformante di un falso problema.

Guardai il mare e chiesi: “Perché l’uomo ti rispetta?”.
Guardai il sole e chiesi: “Perché l’uomo ti teme?”.
Guardai il cielo e chiesi: “Perché l’uomo ti sogna?”.
Guardai le montagne e chiesi: “Perché l’uomo vi ammira?”.

Siffatte grandezze usano forse una travolgente dialettica per farsi comprendere? Scrutano e soppesano la parola per far rispettare la propria natura, la propria volontà?
No, la natura si fa accettare, rispettare e temere per la propria magnificenza, a causa della sua intrinseca potenza, per la forza della sua incontrollabile volontà.

No, l’uomo non ascolta l’uomo intelligente, il saggio, colui che scruta nelle profondità dell’abisso. L’essere umano scorge piuttosto la potenza, l’autorità, la forza, l’energia, il vigore, l’intensità.

Il mondo è fatto per lo più di intelletti bassi, mediocri, e la consapevolezza di questo non fa necessariamente conseguire la comprensione della quasi inutilità della dialettica. Questa analizza a fondo, sbudella e articola ogni singola parte dell’essere per rendersi chiara, lucente, evidente, ma a ciò gli uomini contrappongono l’ottusità e la superficialità del loro spirito, picconato a terra da inscalfibili ancore.

Se tu udissi realmente cosa fumeggia nella bocca di quel prete, ti allontaneresti ben presto da lui. Se tu comprendessi davvero l’inconcludenza di quell’oratore, ti stancheresti da subito di ascoltarlo, ma in te vive il cupo spirito di una sognante idealità, che vuole far incarnare in qualcuno la tua voglia di capire ciò che vuoi capire, di sapere ciò che vuoi sapere, di vivere ciò che ti piace riconoscere come verità.

Scansi con violenza la dialettica ben argomentata, perché o è troppo vasto e sottile il suo percorso da non riuscire a seguirla, o crea in te una eccessiva e palese fragilità delle tue certezze… meglio tornare a più precarie intelligenze e sottomettersi alla loro autorità religiosa, politica o sociale, difesa inespugnabile che, chiunque attaccherà, sarà a sua volta attaccato dal pensiero eticamente corretto e riconosciuto.

A ben poco valgono le ragioni.

L’uomo capisce la potenza, e quand’anche si sottomettesse all’intelligenza, il più delle volte non lo farà per una reale comprensione degli argomenti, ma per la grandezza che si manifesterà in quell’intelligenza.

La dialettica ha fatto il suo tempo. D’ora in poi mi saranno ad esempio il mare, il cielo, il sole e la montagna. Le idee non avranno più quel sapore inoppugnabile del sillogismo, ma avranno la vigoria del fabbro che forgia le sue creazioni con la potenza del suo martello.

Il mondo ha bisogno di uomini che parlino di grandi ideali, così come ha bisogno di altri che ne smantellino le falsità.

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