E’ stato un Natale triste, per me e alcuni cari violentemente difficile.
Succede così, senza tanti discorsi o spiegazioni: gli eventi incalzano, la sofferenza percuote e tu rimani lì, con un sorriso sincero a denti stretti, a difficile sintesi di una circostanza ostile a cui si tenta di reagire con la ferma serenità di chi non vuol cedere alla tirannia della sorte.
Infondo la storia ha i suoi modi: il Redentore nasce, ma pur sempre nel freddo di una spelonca, mentre si consuma una strage fra gli innocenti e si prepara un doloroso esilio.
Un fiero attaccamento alla vita di fronte alla voragine della morte, l’eroica capacità di un sorriso dinanzi alla disperazione, lo sguardo fisso all’orizzonte alla continua ed irrinunciabile speranza di un approdo è stato il dono che Gesù Bambino ha voluto partorirmi dentro attraverso le doglie della mia debolezza.
Come vorrei, amici miei, poter essere un dono di Dio come voi lo siete per me.
Sto preparando qualche appunto per degli incontri di taglio spirituale e filosofico che si terranno a gennaio e che sono chiamato a guidare.
Conoscere persone amiche molto più meritevoli di me per ricoprire questo ruolo e che, per motivi a me riconducibili, si sono messe da parte, mi fa vivere questo progetto con l’anima gravemente oppressa dalla colpa di usurpazione.
“Va bene così” si va dicendo fra noi, ma in realtà io non trovo nessuna consolazione in tutta questa faccenda.
“Trattandosi di questi argomenti, non è possibile se non fare una di queste cose: o apprendere da altri quale sia la verità ; oppure scoprirla da se medesimi; ovvero, se ciò è impossibile, accettare fra i ragionamenti umani quello migliore e meno facile da confutare, e su quello, come su una zattera, affrontare il rischio della traversata del mare della vita; a meno che si possa fare il viaggio in modo più sicuro e con minor rischio su più solida nave, ossia affidandosi ad una divina rivelazione” [Platone, Fedone, 85 C-D].
Oggi, per accertamenti medici, ho dovuto accompagnare una persona cara a Pisa.
In attesa che le lentezze da ambulatorio logorassero la pazienza altrui, mi sono recato in Piazza dei Miracoli, così da gustare nella loro imponenza la torre che pende, ma soprattutto le imponenti rifiniture del Duomo di Santa Maria Assunta e del Battistero di S. Giovanni.
Lo stagliarsi del marmo grigio e bianco con inserti finissimamente colorati, il portone in bronzo massiccio dalla ricca iconografia, l’intersecarsi dei più diversi stili architettonici, mi hanno riportato alla potenza marinara della Pisa medioevale.
E se all’interno le colonne granitiche ed il mosaico absidale del Cristo Maestà riconducono alla mente la florida storia della Cristianità , questo non è ciò che mi ha investito l’anima.
La magnificenza di Dio, compressa ed esplosa in quella bellezza che sa essere materia e mistero ad un tempo, mi ha immerso in quell’austera ascesi artistisca che non si accontenta di vaghe approssimazioni, ma pretende di suscitare nello spirito il sentimento dell’ammirazione e dell’elevazione.
Armonia nella composizione, rispetto del canone, corrispondenza al vero, conformità teologica, simbologia accuratissima, perfezione nella prospettiva, rispetto delle proporzioni vitruviane, simmetria e mille accuratezze nel dettaglio travolgono le profondità del sentimento, con l’impeto e la delicatezza di quell’artista che ha concentrato nell’opera la sua anima attraverso l’irradiazione di un momento dell’intelletto e la pazientissima realizzazione che nel dettaglio ha trovato la sua dimensione trascendente.
Sperpero e lusso siano banditi e maledetti nella povera Chiesa di Cristo, ma stolto è colui che vorrebbe privare la magnificenza della bellezza del pregio della materia in cui essa miracolosamente viene racchiusa.
Ci sono verita che per non sembrare menzogne vanno sapute accompagnare con un sorriso. Ci sono bugie che per sembrare vere possono pure fare a meno di un sorriso.
Dalla generosità del cuore sia valutato il valore dell’intelletto.
La ragione è furba e sa facilmente mascherare la verità con la sottigliezza di un ragionamento.
Chi tutto dona di se stesso, fino a non aver più nulla da perdere, arriva anche a non aver più nulla da nascondere.