Leggo nel libro di Alan Bullock “Hitler e Stalin, vite parallele“.
“(Hitler) non aveva un briciolo di sensibilità per la letteratura, né alcun interesse per i libri in quanto tali, considerandoli unicamente come una fonte dalla quale poter estrapolare argomenti che avvallassero opinioni precostituite. Gran parte delle sue letture sembra sia consistita in testi di divulgazione infarciti di citazioni che egli imparava a memoria e citava a sua volta facendo credere di averle lette dagli originali. Era dotato di una memoria straordinaria [...] di cui si serviva per confondere gli esperti ed impressionare gli ignoranti. Come la maggior parte degli storici ha riconosciuto, è profondamente sbagliato sottovalutare le facoltà mentali di Hitler e del sistema teorico da lui elaborato assemblando tutte le idee ricavate dalle varie letture ed esperienze. E tuttavia, tutto quanto egli ha detto o scritto rivela un’assoluta mancanza non solo di umanità, bensì del benché minimo senso critico, di oggettività e raziocinio nel processo di apprendimento, tratti questi distintivi di una mente evoluta e che invece Hitler disprezzava apertamente” (p. 43).
Beh, se così stanno le cose circolano parecchi Hitler nelle nostre scuole, nelle chiese, negli ospedali, per le strade, dal barbiere… Forse è pure in casa tua.
“Gent.mo Professore,
mi chiamo Sandro F., ho 38 anni e sono laureto in ingegneria. Da qualche anno ho abbracciato la fede cristiana e ora sento il bisogno di interrogarmi sulle ragioni del mio credo.
Non avendo mai avuto nessun approccio con la filosofia ho tentato di leggere qualche testo, trovando però difficoltà a comprendere.
Vorrei chiederle un consiglio su come comportarmi riguardo tale problema.
Grazie…”.
Caro Sandro,
mi permetto di sottolineare la positività dello stimolo che porta l’assenso libero ed incondizionato della fede ad interrogarsi sull’oggetto della fede stessa e sul significato dei suoi contenuti. Senza lo sprone dell’intelletto la fede è destinata a ridursi ad un vago sentimentalismo.
Nello speifico è sempre difficile consigliare testi adeguati, poichè spesso, con la pretesa di essere semplici, gli autori corrono il rischio di risultare approssimativi, limite non inferiore all’incomprensibilità espositiva.
Molti consigliano i testi di Mondin. Fra i tanti autori lui è certamente uno dei più divulgativi, ma, a mio modo di vedere, per un autodidatta completamente a digiuno di categorie filosofiche, l’autore utilizza già un metodo eccessivamente sistematico.
Un libretto introduttivo alla filosofia, con poco più di un centinaio di paginette, scritto con un linguaggio davvero alla portata di tutti, potrebbe essere quello di Klaus Muller: “Ai confini del sapere: introduzione alla filosofia per teologhe e teologi”, ed. Queriniana.
Qui l’autore compie una prima iniziazione al filosofare attraverso una costante dialettica con la fede cristiana.
Potrebbe non guastare accompagnare la lettura con la consultazione di un qualunque libro di storia della filosofia in dotazione nei licei, reperibile in qualunque biblioteca.
Un ultimo consiglio che sento di rivolgerti è quello di farti accompagnare nel tuo percorso da una persona sufficientemente preparata in materia, al fine di permettere facilmente il superamento dei primi inevitabili scogli.
La danza prevede una certa fisicità spirituale, una morfologia dei lineamenti propria a chi ha ricevuto un severo addestramento interiore.
Quanto è più ferma e scolpita l’anima tanto più il movimento si rende fluido, coordinato e nobilitato: senza quella compenetrazione degli opposti il ballo diventa un semplice intrattenimento per spiriti imborghesiti.
Se nel salto non è presente fierezza e dolcezza, se nello slancio non c’è musica e silenzio; se nel movimento non c’è percezione dell’immobilità, se il sentimento non trova perfezionamento nell’austerità, il danzare può essere inteso come esercizio, come tecnica di perfezionamento motorio.
Nella contemplazione la dialettica perde la sua logica di causa ed effetto, la sua scansione lineare ed acquisisce contemporaneità.
Forse è lì che si cela il pensiero di cui vado alla ricerca.
Per chi, come me, non è dotato di talento particolare nella pittura, la calligrafia assume un significato particolare. Non potendo rappresentare l’anima attraverso il disegno ma in forma letteraria, è doverosa l’esigenza di ben presentare lo scritto anche sottoforma estetica.
Una bella calligrafia invoglia alla lettura, ne crea desiderio e già infonde una luminosa prescienza del contenuto, verso cui l’anima si dispone volentieri.
La composizione calligrafica forma un quadro in cui si distinguono i tratti tipici della più comune arte rappresentativa, dove linee curve e dritte, spazi ed unioni si fondono per intrecciare una prospettiva pittorica.
Non ultima interviene la sfumatura a determinare il valore del dipinto calligrafico.
La sfumatura non è un accessorio, un di più, ma è propria all’essenza stessa di un’opera d’arte. Essa è ciò che determina l’irripetibilità, il quid che distingue l’originale da una copia, ciò che distingue l’originale dalle imitazioni, le quali si approssimano ma giammai eguagliano.
L’arte espressa nella calligrafia ha un’importanza pari al contenuto di uno scritto ed alla forma che lo esprime.
Secondo questo aspetto la scrittura, con l’avvento del progresso tecnologico, trova uno svantaggio artistico maggiore rispetto alle altre forme d’arte.
Il freddo stanotte è pungente. Non dà fastidio.
Chi è stato imprigionato dentro e fuori se stesso sa assorbire positivamente qualunque elemento riesca a dare un segno di libertà.
In cella l’aria è come catrame che ti si incolla ai polmoni e via via ti corrode fino a penetrare il sistema nervoso, risucchiando come un cancro ogni ricordo di autentica vita.
Per un periodo ti imponi una certa disciplina; ripeti a te stesso che la tua mente è salda, che nulla potrà derubare l’anima dei suoi tesori.
Poi, con il passare del tempo, il mondo ti si fa sempre più piccolo e si modella come plastilina sulla tua accresciuta percezione delle cose. Hai imparato ad ascoltare i passi, i bisbigli; ad osservare gli sguardi, a comprendere i silenzi ed ad ascoltare i poemi inscritti nelle interminabili pause tra un dire e l’altro.
In cella gli esseri umani assumono un aspetto più brutale, si imbruttiscono sotto ogni punto di vista.
Affinano l’arte del mentire, erigono a sistema la logica del sospetto, gonfiano il proprio ego di brutalità violenta e sanguigna e nel giro di breve tempo ti accorgi che pensare e ricordare sono lussi che non puoi concederti se non vuoi trovarti a piagnucolare in preda ad un collasso nervoso.
Ora diffido degli ascensori e di tutti quei luoghi che non offrono ampie finestre; odio la luce dei neon e gli sfarfallii delle luci artificiali; temo gli incubi della notte e di tanto in tanto mi sveglio di soprassalto nella convinzione di essere aggredito o di aver udito delle grida.
Alle prime luci dell’alba osservo il sole e se piove rimango lì, come quegli ebeti che si fissano a contare un qualcosa che vedono solo loro. Io però non conto: mi piace solo immergermi in uno di quegli scenari antichi in cui la pioggia accresce il dramma del combattimento tra due grandi eroi.
Rimango in attesa per lungo tempo, ma fino ad oggi nessuno si è mai presentato come duellante nella mia poesia.
Stanotte l’aria è fredda, punge, quasi taglia la pelle. Un dolore che solo un uomo libero può patire con gioia.
Dopo mesi di inattività torno alle vecchie abitudini, un po’ come si fa quando si ritorna da un lungo viaggio.
Dopo tanto che si manca dal solito luogo di ritrovo, anche i vecchi amici ti guardano diversamente e si prendono il loro tempo per conferirti la confidenza di un tempo.
Non è tanto la distanza fisica, quanto piuttosto ciò che questa comporta: un lento distanziamento di esperienze comuni, la creazione di un buco vuoto in cui è assente la drammatizzazione del quotidiano e, quindi, tutta quella intimità propria di chi condivide gioie e sofferenze.
La vita è sufficientemente complessa da rendersi difficilmente comunicabile per via strettamente linguistica. Pare che necessiti più di un vocabolario comune di emozioni che non verbale, più di una complicità affettiva che non di percorsi logici.
E così, dopo una lontananza che lascio ingiustificata, mi ripropongo al mondo di una rete che, purtroppo o per fortuna, pare non aver accusato affatto il mio periodo sabbatico.
Trovo difficoltà a raccontare di me. Io stesso riesco ad identificarmi solo approssimativamente al Paolo di non molto tempo fa. Ho timore che nello scandire gli eventi si possano frantumare le sfumature ancora acerbe ed insicure, ma che costituiscono una nuova originalità del mio essere.
Scoprite voi, accompagnandomi, i nuovi colori dell’anima mia.
Chi supera i limiti dell’essenzialità indispettisce l’intelletto. Chi per timore di prolissità balbetta accenni di concetto produce parodie del pensiero.
L’intelligenza è Intersecata dalla ragione, ma la ragione non per forza è intrisa dello spirito d’intelligenza, così che spesso, coloro che sono privi del vigore dell’intelletto, si prodigano volentieri in lunghi discorsi tinteggiati di logica, per mascherare l’assenza di genio creatore o di audacia spirituale.
La discorsività e la persuasione risultano essere pratiche sospette all’intelligenza
Oggi mastrofabbro.com compie un anno tondo tondo.
Ringrazio di cuore tutti coloro che, tra le alternanze di super attività del blog e lunghi periodi di sospensione, mi hanno costantemente seguito e supportato con entusiasmo, consigli e critiche costruttive.
In occasione di questo compleanno vedrò di rispettare l’impegno di un aggiornamento costante, così amorevolmente caldeggiato da alcuni.
Ecco alcune statistiche riguardante l’anno di attività:
108 articoli scritti;
210 commenti;
653 email private;
2133 sottoscrizioni feed.
Grazie di cuore.
“ Prima viene la vita; poi, molto o poco tempo dopo, ma dopo, viene la teoria; non viceversa…” (Kierkegaard).
La filosofia moderna ed i suoi sistemi sono spesso stratagemmi della ragione. Ci si diverte a dare struttura concettuale a ciò che più blasona il proprio io.
I filosofi sono così: inguaribili giocherelloni, musoni, egocentrici, dispettosi… e come tali vanno trattati: con la serenità di chi è consapevole che la teoria non salverà il mondo.
… Ma la vita… Per questa, amici miei, forgiate innanzitutto lo spirito. Su di esso, poi, voi o qualche professore, penserà ad erigere un qualche pensiero.
Per ben discernere la compatibilità di una coppia vanno esaminate le persone spoglie di quel soprabito che talvolta indossano.
Un individuo particolarmente vivace di intelletto il più delle volte utilizzerà non più del 20% delle proprie capacità mentali per relazionarsi con la maggior parte della gente.
A costui non si potrà proporre una donna che, utilizzando l’interezza delle proprie capacità, andrà ad eguagliare l’individuo suddetto solo per quel 20%, poiché in lui rimarrebbe scoperta la maggior parte del suo potenziale, che, in un rapporto di coppia, ci si aspetta possa interagire totalmente con il partner.
E’ lo stesso principio utilizzato in una gara di braccio di ferro tra un campione di body building ed una persona fisicamente normale: il primo utilizzerà la minima parte della sua fisicità per vincere, ma ciò non significa che egli sarà compiaciuto della sua vittoria; anzi, si sentirà inappagato per non aver potuto esplodere la propria potenza come il suo spirito desiderava.
Egualmente in un rapporto di coppia le massime potenzialità di entrambe le parti (fisiche, intellettuali e sentimentali) devono potersi dire proporzionate tra loro, al di là delle manifestazioni di fatto.
Tale accorgimento va comunque tenuto presente per un numero esiguo di individui, poiché il mondo non abbonda di élite ma di flaccidi mediocri, i quali mai misurano le proprie forze, cercando perpetuamente di primeggiare e impropriamente scavalcare il ruolo di gregari che la natura ha loro conferito, con i pietosi mezzi che la scaltrezza suggerisce alla loro inintelligenza. Con questi si dovrà usare un metodo opposto: se prima era necessario scovare la qualità dei talenti inespressi, così ora sarà necessario fare scoppiare come palloncini le spocchiosità della sola apparenza.
Relazione significa proporzione.